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	<title>Corso di Vendita</title>
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		<title>Time Management: questione di buone abitudini</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 08:00:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/02/TIME-MANAGEMENT-BIANCONIGLIO-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg"></a>«È tardi, è tardi, sono in ritardo, in arciritardissimo!», così urlava il povero Bianconiglio nel celebre romanzo di Lewis Carrol (Alice nel paese delle meraviglie), girando con un vistoso orologio nel panciotto e correndo a gambe levate.<br /> Decisamente a lui mancava il concetto di Time Management, ovvero la capacità di collocare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/02/TIME-MANAGEMENT-BIANCONIGLIO-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2028" title="TIME-MANAGEMENT-BIANCONIGLIO-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita" src="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/02/TIME-MANAGEMENT-BIANCONIGLIO-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg" alt="" width="192" height="246" /></a>«È tardi, è tardi, sono in ritardo, in arciritardissimo!», così urlava il povero Bianconiglio nel celebre romanzo di Lewis Carrol (Alice nel paese delle meraviglie), girando con un vistoso orologio nel panciotto e correndo a gambe levate.<br />
Decisamente a lui mancava il concetto di Time Management, ovvero la capacità di collocare efficacemente le azioni nel tempo, caratteristica che è invece fondamentale per il successo di un progetto.<br />
Il tempo è l’unica risorsa assolutamente non governabile e invariabile, e sostanzialmente si può dividere in tre grandi aree: tempo lavorativo, tempo libero e tempo “indispensabile” (per mangiare e dormire).<br />
Considerando che il tempo per il mantenimento del proprio benessere fisico non dovrebbe mai essere sacrificato, anche se purtroppo accade più spesso di quanto non si vorrebbe, ci si dovrebbe dedicare a migliorare l’efficienza delle altre due tipologie attraverso un’organizzazione efficace delle proprie attività.<br />
È interessante a questo proposito, ricordare il Principio di Pareto o legge 80/20 (in realtà Pareto formulò un’osservazione sulla distribuzione dei redditi e fu Joseph M. Juran a generare l’osservazione empirica chiamata legge 80/20 n.d.r.).<br />
Secondo questa legge, per qualsiasi campo di applicazione il 20% di qualche cosa è solitamente responsabile per il restante 80%, ovvero 20% è importante, 80% è banale.<br />
È come dire che “la maggior parte degli effetti è dovuta ad un numero ristretto di cause”.<br />
Applicando la regola al tempo lavorativo se ne deduce che il 20% del lavoro consuma l’80% di tempo e risorse.<br />
Quindi molto se non troppo tempo viene sprecato e per cose non importanti.<br />
A questo si aggiunga la diffusa abitudine di sentirsi “schiavi del tempo” e avere l’atteggiamento mentale di dover “riempire il tempo” che sono esempi di un approccio fallace.<br />
In questi casi ci si lamenta perché si hanno troppe cose da fare e perché non si riescono a fare tutte.<br />
Il paradosso è quello di essere sempre estremamente impegnati, freneticamente occupati, ovvero essere sempre in uno stato di emergenza, continuando però a posporre le cose che sono veramente prioritarie.<br />
Ne consegue una perdita di efficienza, di produttività, un mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati ed un inevitabile fallimento delle attività operative assegnate.<br />
Per chiunque tutto ciò rappresenta un problema, per un Project Manager è tanto dannoso quanto intollerabile, dato che lavorare per obiettivi e scadenze rappresenta la normale modalità di lavoro.<br />
Sfruttando quindi la regola di Pareto, un Project Manager si deve focalizzare sul ciò che è realmente importante cioè il solo 20%, perchè produce maggiori risultati.<br />
Troppo spesso soddisfare le attese degli altri che siano clienti, collaboratori, familiari porta a lasciarsi influenzare da infondate urgenze e a dedicarsi a cose non strettamente necessarie, innescando così una gestione passiva del tempo.</p>
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		<title>Fiducia: coerenza esteriore, coerenza interiore</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 08:00:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/02/FIDUCIA-COERENZA-TRUST-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.bmp"></a>Adempiere agli obblighi esteriori non è sufficiente per meritare la fiducia.<br /> Presentarsi puntuali agli appuntamenti, rispettare gli impegni, mostrare sempre lo stesso atteggiamento, conferisce un&#8217;apparenza di impeccabilità, ma facilmente incrinabile: fa trapelare la preoccupazione di voler fornire un&#8217;immagine di sé professionale e rigorosa e di non voler investire nella relazione anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/02/FIDUCIA-COERENZA-TRUST-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-2021" title="FIDUCIA-COERENZA-TRUST-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita" src="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/02/FIDUCIA-COERENZA-TRUST-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.bmp" alt="" /></a>Adempiere agli obblighi esteriori non è sufficiente per meritare la fiducia.<br />
Presentarsi puntuali agli appuntamenti, rispettare gli impegni, mostrare sempre lo stesso atteggiamento, conferisce un&#8217;apparenza di impeccabilità, ma facilmente incrinabile: fa trapelare la preoccupazione di voler fornire un&#8217;immagine di sé professionale e rigorosa e di non voler investire nella relazione anche un lato più umano di sé.<br />
Meritare la fiducia non implica aderire ad una linea rigidamente coerente, ma richiede autenticità e congruenza tra i sentimenti manifestati e quelli effettivamente provati.<br />
Nell&#8217;ambito dell&#8217;insegnamento la freddezza del docente si ripercuote negativamente sulla motivazione ad apprendere e sull&#8217;interesse dello studente verso la materia.<br />
In ambito psicoterapeutico il formalismo del dottore impedisce al paziente di essere completamente se stesso e in generale nelle relazioni umane porsi come modello di perfezione a cui l&#8217;altro debba ispirarsi e dai cui l&#8217;altro debba dipendere rende tesa la relazione e la snatura, facendole perdere la sua essenza paritetica e facendole assumere connotati gerarchici.</p>
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		<title>Empatia e Simpatia</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 08:00:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/02/EMPATIA-SIMPHATY-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg"></a>Le relazioni umane sono fondate, o così dovrebbe essere, sull’empatia.<br /> La parola empatia, la cui etimologia conduce al significato di passione/sofferenza, è utilizzata in vari campi della conoscenza: dalle scienze naturali alla medicina, dalla psicoanalisi all’arte, così come è spesso chiamata in causa per denotare la qualità delle relazioni interpersonali ( [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/02/EMPATIA-SIMPHATY-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2015" title="EMPATIA-SIMPHATY-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita" src="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/02/EMPATIA-SIMPHATY-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg" alt="" width="255" height="197" /></a>Le relazioni umane sono fondate, o così dovrebbe essere, sull’empatia.<br />
La parola empatia, la cui etimologia conduce al significato di passione/sofferenza, è utilizzata in vari campi della conoscenza: dalle scienze naturali alla medicina, dalla psicoanalisi all’arte, così come è spesso chiamata in causa per denotare la qualità delle relazioni interpersonali ( affettive, professionali, sociali).<br />
Empatia rimanda al rapporto tra  individui quando essi si trasmettono l’un l’altro contenuti emozionali e  non solo idee e valori.<br />
Il termine indica l’incontro tra due o più soggettività che restano tali pur se, proprio attraverso la relazione, si trasformano acquistando, l’una dall’altra, nuove risorse emotive e cognitive.<br />
Il concetto di empatia è legato, più che ad altri, al nome di Carl Rogers, uno psicologo statunitense che elaborò la cosiddetta terapia centrata sul cliente o terapia non direttiva .<br />
Rogers intendeva dire che l’esperienza narrata dalle persone non è da interpretare, o spiegare, bensì è da comprendere.<br />
Interpretare, infatti, è un processo cognitivo che ha origine da ciò che si sa e da ciò che si è: significa, dunque, attribuire all’oggetto dell’osservazione un senso che deriva dalla propria esperienza e su di essa si poggia in misura preponderante.<br />
Spiegare è, invece, cercare in ciò che si vede e si sente una concatenazione causa – effetto: è trovare l’origine dell’evento.<br />
Si tratta di un processo fondato sul distacco emotivo soggetto – oggetto tipico del metodo scientifico, però poco adeguato ad intendere quanto accade nell’agire umano che si realizza  al contrario in un ambiente pervaso da una moltitudine di variabili meno controllabili rispetto a quelle che abitano il laboratorio dello scienziato fisico e naturale (anche gli scienziati sociali si avvalgono spesso di laboratori artificiali nel tentativo di assimilare lo studio del comportamento umano a quello degli eventi fisici ).<br />
Empatia vuol dire piuttosto sentire l’emotività racchiusa nell’esperienza altrui e non solo recepirne i contenuti.<br />
Empatia è prevedere dove condurrà quel dato modo di agire, più che spiegarlo.<br />
Essa non è cercare le cause di ciò che l’altro fa bensì individuare le condizioni materiali, morali, psicologiche che hanno permesso alla causa di produrre il suo effetto .<br />
Empatia è contenere sé e l’altro: è immergersi nella sua soggettività, nel suo modo di vedere il mondo e di sentirlo senza che ci sia identificazione.<br />
E’ un  processo edificato sul come se, sul sentire come se io sentissi al posto dell’altro.<br />
Empatia non è sostituirsi ma unirsi senza dimenticarsi di sé.<br />
Il come se, dunque, consente e protegge quella distanza necessaria all’ascolto ed alla comprensione.<br />
Non stiamo tornando al distacco scientifico, dove non c’è coinvolgimento tra osservatore ed osservato.<br />
Empatia prevede un tipo di distanza che protegge la diversità propria ed altrui, una separazione che consente di aggiungere la propria visione della realtà a quella dell’altro, che arricchisce con nuove risorse e non impoverisce, invece, attraverso la fusione tra sé e l’altro.<br />
Empatia è procedere insieme restando due.<br />
Si è empatici quando si riesce ad immedesimarsi nell’altro comprendendone l’esperienza nella sua totalità, anche lì dove essa presenti conflittualità, contraddizioni e negatività ma senza azzerare il valore della propria esperienza.<br />
La storia personale, infatti, non è il filtro attraverso cui interpretare le storie altrui bensì è il punto di partenza per operare quel confronto che permette la cognizione esatta dell’altro, nella sua diversità ed unicità.<br />
L’esperienza propria è allora uno strumento ermeneutico, non il punto di arrivo delle valutazione riguardo il mondo.<br />
Posta la discussione in questi termini, essere empatici pare sia l’esito di un atto di volontà.<br />
In realtà immedesimarsi nell’altrui esperienza è il risultato di una procedura emotiva e cognitiva complessa e che ha come scopo la sospensione del giudizio sull’estraneo.<br />
Si è empatici, cioè, quando si interrompe l’azione valutativa con cui  ci si accosta al diverso da noi, tale solo in quanto esterno alla nostra storia ( il diverso, in un dato momento, può essere anche un figlio, un coniuge, un amico che in quel momento vive un’esperienza altra rispetto al nostro bagaglio di vita e alle nostre consuetudini).<br />
Sospendere il giudizio, a sua volta, è l’esito della consapevolezza delle proprie emozioni, percezioni, sentimenti e convinzioni.<br />
E’ il risultato della capacità di ascoltarsi e di scindere i propri vissuti dall’esterno, o meglio, del comprenderne l’effettiva corrispondenza, senza svalutazioni né grandiosità.<br />
Solo avendo consapevolezza di sé è possibile un atto di volontà e  decidere di non giudicare bensì di attendere ed ascoltare.<br />
Se così non fosse, se empatia volesse dire soltanto conoscere/emozionarsi/spiegare, come potrebbe, ad esempio, un Operatore Sociale comprendere l’alcolista o il tossicodipendente o l’ex – detenuto ?<br />
Come potrebbe dare ascolto a chi non ha lavoro, a chi vive una situazione di degrado morale e materiale?<br />
In ogni caso, al di là dei ruoli e delle specifiche situazioni, con quali strumenti intellettivi ed emotivi potremmo mai  accogliere e dare ascolto a chi ha una storia che è lontana dalla  nostra storia?<br />
E’ l’empatia, qui intesa appunto come pausa e sospensione del giudizio, che permette di comprendere ciò che non si conosce, o che non si conosce ancora .<br />
L’empatia è una condizione diversa dalla simpatia.<br />
Con questa parola intendiamo l’immedesimarsi nell’altro ma a condizione che sia un estraneo vicino a noi per convinzioni e atteggiamenti, che appartenga a dimensioni umane, sociali, etiche, psicologiche per noi previste e prevedibili.<br />
Dunque un altro che sia espressione di una realtà controllabile, spiegabile e pertanto inoffensiva.<br />
Un altro, quindi, con noi coerente.<br />
La simpatia è verso chi non è percepito come minaccia cioè chi non mette in discussione il nostro sistema di valori.<br />
Simpatia è una condizione che si realizza all’istante, che avviene, come si dice ordinariamente, a pelle.<br />
Nel momento in cui la si percepisce, è inspiegabile.<br />
Simpatia rende possibile accoglienza ed ascolto ma solo verso chi rientra nel  nostro campo emotivo e cognitivo.<br />
Essa è causa ed effetto di un filtro. Si ascolta chi piace e, della sua esperienza, si comprende solo ciò che piace.<br />
Essa è un sentire che non prevede il come se: è un effettivo unirsi, patire insieme, condividere emozioni positive o negative non come se si fosse l’altro ma proprio essendo l’altro.<br />
E’ un totale identificarsi, proiettarsi, dimenticarsi di sé.<br />
La simpatia, in sintesi, è la condizione che impedisce un effettivo ascolto dell’altro, inteso come comprensione dell’alterità .<br />
Essa può essere accompagnata all’empatia, ma solo verso chi è già noto.<br />
Empatia, al contrario, quella verso anche chi è diverso, può esserci senza simpatia.<br />
La simpatia, dunque, è accogliere la sofferenza  altrui  ma solo se tale sofferenza è comprensibile.<br />
Si comprende, dunque, a patto che si capisca.<br />
L’empatia, viceversa, è comprendere anche senza capire.<br />
E’, semmai, la premessa alla comprensione. Per la simpatia, invece, è  appunto il contrario.<br />
Empatia e simpatia sono condizioni interiori, stati d’animo, tipi di disposizione verso l’altro.<br />
Quali sono, però, le possibili manifestazioni comportamentali che li denotano?<br />
Come comunica, cioè, chi prova empatia verso il suo interlocutore e come comunica, invece, chi avverte simpatia?<br />
Per cercare risposte, rivolgiamoci a situazioni in cui l’incontro è con chi vive una situazione problematica e, in modo diretto o ( come spesso accade) indiretto, chiede conforto e consiglio  rispetto al dilemma che vive.<br />
Sono i momenti in cui, allora, si è inseriti (a prescindere dal ruolo e dalla natura del rapporto ) in una relazione di aiuto.<br />
Come già si è accennato, è tale quel rapporto in cui qualcuno chiede sostegno a qualcun altro per fronteggiare un problema  materiale o psico – comportamentale, o di entrambi i generi, rispetto al quale non ha, o  sente di non avere, risorse.<br />
Una sorta di automatismo semantico conduce a considerare ” relazioni di aiuto” esclusivamente rapporti istituzionalmente definiti tali: medico – paziente, docente – discente, operatore – utente (anziano, ammalato, portatore di handicap, alcolista, ecc).<br />
Questa consuetudine porta a trascurare il fatto che ognuno, nella quotidianità, spesso esplica il ruolo di chi, nella relazioni di aiuto, procura sostegno.<br />
Ognuno può trovarsi impegnato in una relazione di aiuto. Intendiamo dire che è frequente il caso in cui chi ci è vicino, familiare o amico oppure collega di lavoro, può vivere un momento di difficoltà in cui chiede il nostro sostegno.<br />
In tale evenienza si producono quei mutamenti  di atteggiamenti e linguaggi che distinguono la relazione di aiuto evidenziandone la dimensione empatica o simpatica.<br />
&#8220;In famiglia non si parla più, si litiga soltanto…”, si lamenta il marito o la moglie,  chiacchierando con l’amico/a.<br />
&#8220;Con i miei genitori non serve a niente ragionare, tanto non capiscono…”, accusa il ragazzo o la ragazza, parlando, a scuola, all’insegnante.<br />
&#8220;E’ inutile che ne discutiamo, non mi puoi comprendere. Non hai il mio problema…”, dice l’impiegato al collega, durante una pausa di lavoro.<br />
&#8220;Non trovo lavoro…sono proprio sfortunato”, afferma sconfortato il disoccupato, rivolgendosi  all’Operatore sociale.<br />
Certo l’elenco dei frammenti di comunicazione che segnalano che si è in presenza di una relazione di aiuto potrebbe proseguire ancora…<br />
Questi pochi esempi, comunque, sono sufficienti a farci ipotizzare reazioni, da parte di chi è in ascolto, fondate sulla simpatia o sull’empatia.<br />
&#8220;E’ vero, oggi in famiglia è sempre più difficile discutere con serenità.<br />
Ti devi impegnare di più, vedrai che prima o poi le cose cambieranno “, ribatte l’amico/a al marito o alla moglie del primo esempio.<br />
&#8220;Il mestiere di genitori è il più difficile al mondo…Si è sempre preoccupati per i propri figli…”, aggiunge l’insegnante al lamento del ragazzo/a del secondo esempio.<br />
&#8220;Come fai a saperlo, se prima non me ne parli?”, chiede il collega del terzo esempio.<br />
&#8220;Oggi trovare lavoro è difficile per tutti. Impegnati di più”, afferma l’Operatore sociale.<br />
Queste ipotetiche reazioni evidenziano tutte un elemento comune: la lettura dell’esperienza narrata risulta fondata essenzialmente sulle convinzioni di chi ascolta, a prescindere da qualsiasi verifica della loro attinenza alla storia dell’altro.<br />
Le chiavi di lettura delle quattro esperienze narrate sono: si può comunicare se ci si impegna, è vero che i genitori non capiscono i figli perché sono troppo preoccupati per loro, è vero che non possiamo capire ciò che non abbiamo vissuto in prima persona, se ci si impegna si può trovare lavoro ( anche se è difficile per tutti ) e dare un calcio alla sfortuna…<br />
Nulla di illogico, certo, ma che non hanno, almeno in questa fase, alcuna attinenza all’esperienza narrata …<br />
Sono, cioè, convinzioni di chi ascolta appiccicate al messaggio ricevuto.<br />
Questi esempi indicano circostanze in cui l’ascolto dell’altro è fondato sulla simpatia, vale a dire sul tentativo di ricondurre il complesso emotivo/ cognitivo vissuto dall’interlocutore entro la cornice delle emozioni e convinzioni del destinatario del lamento / sfogo / richiesta.<br />
Non si intende dire che l’amico o l’insegnante o il collega oppure l’Operatore sociale non siano sinceramente interessati al disagio del marito/ moglie, del ragazzo/a e del collega e che non vogliano concretamente dar loro una mano per risolvere.<br />
Anzi, alcune persone cercano di interpretare e di spiegare la sofferenza altrui quanto più ne sono coinvolti, quasi  a praticare una sorta di esorcismo attraverso l’utilizzo della ragione .<br />
Altre, per un complesso meccanismo intrapsichico, vivono la simpatia non solo soffrendo con l’altro ma sostituendosi all’altro, come a volere interrompere il suo disagio assumendoselo in prima persona.<br />
In ogni caso, qualsiasi sia la meta, la simpatia, così intesa, produce sofferenza ma senza comprensione e, di conseguenza, lasciando inalterato lo stato delle cose.<br />
Insomma si soffre in due un problema che prima era vissuto da uno solo.<br />
Di fatto la simpatia, a volte meccanismo inconsapevole messo in moto per proteggersi dalle emozioni, produce un ancor più intricato ed intenso groviglio emotivo.<br />
&#8220;Che cosa vi porta a litigare, al posto di discutere?”, domanda l’amico al marito / moglie.<br />
&#8220;In che modo i tuoi genitori ti dimostrano che non ti capiscono?” o ” Che dovrebbero fare i tuoi genitori, secondo te, per dimostrarti che ti capiscono?” o ancora ” Quando, ti sentiresti capito?”, chiede l’insegnante al ragazzo/a.<br />
&#8220;Proprio perché non vivo il tuo stesso problema me ne puoi parlare per aiutarmi a capire?” oppure ”<br />
Forse non posso fare niente per te ma parlarmene potrebbe darti una mano a intendere meglio la situazione e trovare una soluzione”, dice il collega.<br />
&#8220;Cosa intendi dire quando affermi di essere sfortunato? “, chiede l’Operatore sociale al disoccupato.<br />
Come è ben evidente, abbiamo ora ipotizzato reazioni diverse, per contenuti / forma/ obiettivi, alle medesime circostanze illustrate nei precedenti esempi.<br />
Anche queste risposte presentano fattori comuni: la sospensione del giudizio su quanto ascoltato, l’interruzione, almeno momentanea, del riferimento alla propria esperienza, il tentativo di comprendere al posto di interpretare e spiegare.<br />
In questi casi l’ascolto dell’altro è fondato sull’empatia ovvero sul riconoscimento dell’alterità di cui è portatore l’interlocutore e che segna qualsiasi individuo che abbia, appunto, compiuto il processo di individualizzazione.<br />
Amico, insegnante, collega, Operatore adesso soffrono, o almeno questo è la loro meta, così come soffrono coloro che narrano, non si accollano solo il disagio altrui, non tendono a vivere in due il medesimo problema così com’è ma puntano a favorire, nell’altro, un nuovo punto di vista rispetto al dilemma.<br />
Non impongono il proprio punto di vista, sia inteso, ma propongono di elaborare, semmai insieme, una nuova ottica.<br />
Insomma l’empatia produce  sofferenza, sì, ma che è sofferenza utile.</p>
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		<title>Conoscersi per realizzare i propri obiettivi</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 08:00:23 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/01/CONOSCERSI-OBIETTIVI-KNOW-OBJECTIVES-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1957" title="CONOSCERSI-OBIETTIVI-KNOW-OBJECTIVES-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita" src="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/01/CONOSCERSI-OBIETTIVI-KNOW-OBJECTIVES-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg" alt="" width="230" height="202" /></a>Molto tempo fa da qualche parte lessi “non sono mai gli eventi a determinare i nostri stati d’animo, quanto il significato che noi diamo loro”.<br />
In altre parole filtriamo gli eventi attraverso la visione che abbiamo del mondo e della lettura che diamo alla nostra vita, dando vita a reazioni fisiologiche identificate come emozioni o stati d’animo, adottando di conseguenza i comportamenti che riteniamo più coerenti con questi stimoli.<br />
In definitiva i nostri stati d’animo sono influenzati dalle convinzioni che abbiamo su chi noi siamo, sulla nostra identità e quindi su ciò che riteniamo ci caratterizzi, piuttosto che dalle regole di base grazie alle quali riteniamo soddisfatti i nostri valori, piuttosto che nel modo di come interpretiamo gli eventi (successi e insuccessi).<br />
Il modo con cui cerchiamo di spiegarci gli eventi è meglio conosciuto come stile esplicativo, ed è un qualcosa che ha attraversato con noi la nostra infanzia e la nostra adolescenza: è un’abitudine di pensiero che si può modificare.<br />
Per fare un rapido esempio riprendiamo un argomento che abbiamo affrontato qualche settimana fa a proposito di ottimismo e pessimismo.<br />
Di fronte al medesimo insuccesso, che oggettivamente è lo stesso per entrambi, lo stile esplicativo del pessimista tenderà a rappresentarlo come un qualcosa che durerà per sempre, che manderà tutto in rovina e che in fondo la colpa è solo sua.<br />
L’ottimista invece leggerà la situazione unica e isolata, che passerà presto, e che ha anche cause esterne alla sola propria capacità e volontà.<br />
In caso di successo il pessimista cronico lo leggerà come la situazione unica e isolata, che passerà presto, e che dipende soprattutto da fattori esterni; l’ottimista a prescindere, invece, lo vivrà come un qualcosa che durerà per sempre, che a seguito di questo anche altre cose andranno bene, e che in fondo è anche merito suo.<br />
Con le parole comunichiamo i nostri stati d’animo, le nostre idee, le nostre convinzioni agli altri, ma anche e soprattutto a noi stessi, e attraverso queste possiamo provocare e provocarci reazioni emotive positive, piuttosto che negative.<br />
Le cose che diciamo costantemente e intensamente, poco per volta, diventano la nostra realtà.<br />
Sviluppando la consapevolezza delle parole che utilizziamo, è possibile cambiare lo stato d’animo attraverso il linguaggio, cercando di concentrarci nel descrivere, e descriverci, maggiormente le esperienze positive, imparando ad utilizzare termini che contengano una minor carica emotiva per descrivere le esperienze non positive, imparando ad utilizzare termini che contengano una maggior carica emotiva per descrivere le esperienze positive.<br />
Qualsiasi cosa su cui ci concentriamo diventa per noi la nostra realtà, e come la facciamo influenza le nostre percezioni e quindi i nostri stati d’animo.<br />
Le domande che ci facciamo determinano ciò su cui ci focalizziamo e ciò su cui orientiamo la nostra attenzione.<br />
Le convinzioni che abbiamo di noi stessi determinano gli obiettivi su cui ci concentreremo, i livelli di difficoltà che riterremo sostenibili, l’impegno che riusciremo a profondere e la nostra perseveranza nel farlo.</p>
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		<title>Coaching e cambiamento</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 08:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/01/COACHING-CAMBIAMENTO-CHANGEMENT-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg"></a>L’evoluzione della nostra vita si sviluppa in modo non lineare, ci sono anni in cui si veleggia sul mare calmo e la si manovra molto bene e ci sono anni in cui facciamo una bella fatica e vengono a galla limiti vecchi e nuovi.<br /> Passare da uno stato attuale poco soddisfacente a uno desiderato,  non è solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/01/COACHING-CAMBIAMENTO-CHANGEMENT-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1743" title="COACHING-CAMBIAMENTO-CHANGEMENT-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita" src="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/01/COACHING-CAMBIAMENTO-CHANGEMENT-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L’evoluzione della nostra vita si sviluppa in modo non lineare, ci sono anni in cui si veleggia sul mare calmo e la si manovra molto bene e ci sono anni in cui facciamo una bella fatica e vengono a galla limiti vecchi e nuovi.<br />
Passare da uno stato attuale poco soddisfacente a uno desiderato,  non è solo una necessità di cambiamento, ma un percorso  di scoperta, che richiede di modificare il proprio abituale modo di pensare e agire.<br />
Percepire il cambiamento, aprendo la mente e il cuore, è il presupposto per poter accedere ad altre risorse  e iniziare il processo di cambiamento; anche se un comportamento é errato, occorre ascoltarsi e chiedersi cosa ci sta comunicano quel messaggio, evitando di incolparsi.<br />
Ascoltarsi significa andare oltre, significa cercare nuove soluzioni o intraprendere iniziative volte a compensare il vuoto; così è possibile accedere a nuove risorse, avviando un processo evolutivo e agendo &#8220;amorevolmente&#8221;.<br />
Scegliere è meglio di non scegliere, perchè ci spinge verso l&#8217;estensione delle nostre potenzialità, anzichè limitarci alla nostra insoddisfazione prosciugando così la nostra energia.<br />
Bisogna essere capaci di agire nel rispetto  della propria natura, in modo aperto  e fiducioso, per padroneggiare il processo di cambiamento che si vuole avviare.<br />
Il Coaching si focalizza con intensità su un obiettivo ben definito in quanto &#8220;l&#8217;energia va dove va l&#8217;attenzione&#8221;.<br />
Per esprimere la piena forza, per superrare limiti ed ostacoli, occorre essere orientati al risultato, più che centrati sul problema, sia che si tratti di attività da svolgere, piuttosto che di aspetti relazionali: questa è la base per dare il meglio di sé, a se stessi e agli altri.<br />
Possiamo perciò decidere di spostare la nostra attenzione da cosa non funziona, a cosa vogliamo ottenere; se non siamo soddisfatti  di come siamo, chiediamoci: &#8220;come vorremmo essere? come vorremmo sentirci?&#8221; . . .  cercando e trovando la leva per agire.<br />
Tre piccole storielle, senza pretese, possono forse rendere meglio il senso di queste parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando solleviamo il <em>coperchio di una pentola</em> a metà cottura, troviamo all’interno masse informi, brodaglie bollenti in movimento. Può capitare che uno schizzo ci bruci la mano mentre mescoliamo e, se ci limitiamo a queste esperienze, rischiamo di spegnere il fornello e di gettare via tutto.<br />
Fortunatamente l’approccio con i fornelli è di solito meno drammatico.<br />
Qualcosa di simile può capitare quando decidiamo di fermarci un attimo per guardarci dentro.<br />
Alcuni decidono che non c’è chiarezza, non comprendono il senso di qualcosa, alcuni pensieri fanno male e quindi si lascia stare, si fa sedimentare o, peggio che mai, si butta tutto.<br />
Se abbiamo però la pazienza di mescolare e ogni tanto di assaggiare, di cogliere il profumo del cibo, di pregustarne il sapore e, semmai, immaginare la tavola apparecchiata e le persone che mangeranno con noi, arriviamo più facilmente a fine cottura.<br />
Anche se non raggiungiamo il massimo del risultato, possiamo riprovare finchè non impariamo a cucinare come ci piace.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il <em>collega è un genio</em>, è in grado di risolvere qualunque problema, ma non lo sopporto!<br />
Sta  sempre per i fatti suoi, così poco integrato con gli altri, non voglio più lavorare con lui.<br />
Vuole stare solo…e  che ci stia!<br />
Riuscire ad integrarmi in un gruppo nuovo è sempre stato un mio problema.<br />
Vedo i colleghi uniti, affiatati e faccio fatica ad inserirmi.<br />
Anzi, secondo me, non mi vogliono tra i piedi.<br />
Vengono solo per sapere qualcosa o per risolvere un problema, ma mai una parola di più o un invito per un caffè insieme. Sai che c’è?<br />
Allora me ne sto per i fatti miei.&#8221;<br />
Due colleghi di stanza: stessa azienda, stesso settore, stessa realtà, stessa volontà di un contatto e… stesso limite.<br />
Due punti di vista opposti, che fanno ottenere ciò che nessuno vuole.<br />
Ognuno si ferma davanti all’astuccio/involucro, dell’altro, senza curarsi del contenuto.<br />
In fondo per aprire uno spiraglio e dare una sbirciatina dentro, basta una parola in più, un sorriso, una battuta, un invito all’ora del caffè o una proposta di andare a prenderlo insieme.<br />
La saggezza popolare conferma che l’apparenza inganna, ma ci si casca molto spesso a scapito, come in questo caso,  anche dell’efficacia professionale oltre che della serenità personale.<br />
Ogni situazione ha più facce e può essere interpretata in modo diverso,  dipende da come la si guarda, dalle lenti attraverso le quali la osserviamo: è come accettare o rifiutare un regalo senza averlo scartato.<br />
Molte persone considerano “fatti” o “verità” quelli che in realtà sono solo preconcetti e interpretazioni personali, senza passare alla verifica; i fatti nudi e crudi non tollerano aggiunte ed è solo dai fatti che bisogna partire per valutare una situazione.<br />
Come liberarsi dai film che la nostra fertile mente produce con tanta rapidità e che seguiamo con tale ingenuità, da credere che sia tutto vero ciò che immaginiamo?<br />
Basta un po’ di allenamento per distinguere i fatti dalle opinioni.<br />
Non guasta poi un pizzico di attenzione al linguaggio, evitando termini generici ed ambigui, per far comprendere all’interlocutore di turno, in particolare e nello specifico, che cosa intendiamo per questo o quello.<br />
Dire a una persona:” Bravo, ottimo lavoro!”, mostra certamente un apprezzamento, ma di che cosa, nessuno lo sa.<br />
Se poi la frase è “Il tuo lavoro lascia molto a desiderare!” allora i film mentali possono spaziare in ogni spiacevole direzione&#8230; ma a vuoto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Estate, tempo di relax e divertimento</em>, spazi aperti per il corpo e la mente… o così dovrebbe essere.<br />
Proprio quando  la mente può fluttuare liberamente e aprirsi agli altri, capita che invece si costruiscano barriere, piantando paletti per delimitarne i confini.<br />
“Io con quello non ci parlo più&#8221;.<br />
“Se non si fanno vivi loro, io certo non li chiamo”.<br />
Sarà un caso, ma non sempre il maggior tempo a disposizione, rema per accorciare le distanze, piuttosto si dilata la possibilità di fare bip mentali.<br />
Tutti hanno ragione e tutti torto si sa, è un luogo comune che la ragione stia da tutte le parti.<br />
E allora perché è così difficile conciliare le posizioni, rispettando la diversità di vedute?<br />
Gli stessi ex amici che si guardano in cagnesco, semmai quando rientrano in ufficio pontificano sulla necessità che la negoziazione sia etica, che non ci siano vinti e vincitori, ma quando le corde che bruciano sono intime, e riguardano aspetti della vita privata, la faccenda si complica.<br />
Non si tratta necessariamente di modificare le proprie opinioni, anche se non guasta un pizzico di coraggio, quello dell’umiltà di chi sa anche cambiare idea.<br />
A volte basterebbe ascoltare quelle degli altri, accettare che abbiano idee diverse, che percepiscano la situazione scottante da una prospettiva differente.<br />
Basta tollerare l’idea che non sia necessario pensarla tutti allo stesso modo per andare d’accordo.<br />
Un po’ di allenamento tutti giorni aiuta.<br />
Si inizia con qualche minuto di sospensione dal giudizio, quella particolare abilità di accogliere e ascoltare, tenendo imbavagliata la scimmietta interiore, che vorrebbe dire la sua (bene, bravo, ma che dice? Non ci credo…, ecc.) e che fa controbattere, prima ancora di aver compreso il significato completo di quelle prime parole percepite.<br />
E così si blocca il flusso della comunicazione, tarpando le ali al libero pensiero.<br />
In tre parole, si tratta di allenare il rispetto.<br />
Quello vero, quello che nasce dalla curiosità di scoprire cosa mai vedano gli altri di diverso che noi non percepiamo.<br />
Quella curiosità che apre la porta della circolazione dei saperi e delle conoscenze.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è chi se la cava benissimo da solo e chi in certi momenti della vita sente la necessità di un aiuto esterno.<br />
Il <em>Coaching</em> può essere una risposta per riprendere in mano la propria vita, ritrovare il proprio equilibrio,  valorizzare risorse e competenze in funzione di risultati che si  vogliono raggiungere, rimettere in ordine i propri pensieri nella sfera privata e professionale, per riascoltarsi e ritrovarsi.</p>
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		<title>Storiella indiana</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 08:00:11 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/01/STORIELLA-INDIANA-STORY-INDIAN-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1692" title="STORIELLA-INDIANA-STORY-INDIAN-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita" src="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/01/STORIELLA-INDIANA-STORY-INDIAN-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg" alt="" width="216" height="233" /></a>Il mio amico aprì il cassetto del comodino di sua moglie e estraendone un pacchetto avvolto in carta di riso: “Questo – disse – non è un semplice pacchetto, è biancheria intima”.<br />
Gettò la carta che lo avvolgeva e osservò la seta squisita e il merletto.<br />
“Lo comprò la prima volta che andammo a New York, 8/9 anni fa”.<br />
“Non lo usò mai.<br />
Lo conservava per un’occasione speciale.”<br />
“Bene. Credo che questa sia l’occasione giusta”. Si avvicinò al letto e collocò il capo vicino alle altre cose che avrebbe portato alle pompe funebri.<br />
Sua moglie era appena morta.<br />
Girandosi verso di me disse: “Non conservare niente per un’occasione speciale, ogni giorno che vivi è un’occasione speciale.”<br />
Sto ancora pensando a queste parole che hanno cambiato la mia vita.<br />
Adesso leggo di più e pulisco di meno.<br />
Mi siedo in terrazzo e ammiro il paesaggio senza far caso alle erbacce del giardino.<br />
Passo più tempo con la mia famiglia e gli amici e meno tempo lavorando.<br />
Ho capito che la vita deve essere un insieme di esperienze da godere, non per sopravvivere!<br />
Ormai non conservo nulla.<br />
Uso i miei bicchieri di cristallo tutti i giorni.<br />
Mi metto la giacca nuova per andare al supermercato, se decido così e ne ho voglia.<br />
Ormai non conservo il mio miglior profumo per feste speciali, l’uso ogni volta che voglio farlo.<br />
Le frasi ‘un giorno…’ e ‘uno di questi giorni’ stanno scomparendo dal mio vocabolario.<br />
Se vale la pena vederlo, ascoltarlo o farlo adesso.<br />
Non sono sicuro di cosa avrebbe fatto la moglie del mio amico, se avesse saputo che non sarebbe stata qui per il domani che tutti prendiamo tanto alla leggera.<br />
Credo che avrebbe chiamato i suoi familiari e gli amici intimi.<br />
Magari avrebbe chiamato alcuni vecchi amici per scusarsi e fare la pace per una possibile lite passata.<br />
Sono queste piccole cose non fatte che mi infastidirebbero, se sapessi che le mie ore sono contate.<br />
Infastidito perché smisi di vedere buoni amici con i quali mi sarei messo in contatto ‘un giorno’.<br />
Infastidito perché non scrissi certe lettere che avevo intenzione di scrivere ‘uno di questi giorni’. Infastidito e triste perché non dissi ai miei fratelli e ai miei figli, con sufficiente frequenza, quanto li amo.<br />
Adesso cerco di non ritardare, trattenere o conservare niente che aggiungerebbe risate ed allegria alle nostre vite.<br />
E ogni giorno dico a me stesso che questo è un giorno speciale.<br />
Ogni giorno,<br />
ogni ora,<br />
ogni minuto…è speciale</p>
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		<title>Il pensiero laterale</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 08:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/01/PENSIERO-LATERALE-LATERAL-THOUGHT-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.bmp"></a>Quando ci troviamo di fronte ad un problema da risolvere, abbiamo tendenzialmente due alternative: affrontarlo frontalmente per rimuovere l&#8217;ostacolo diretto, oppure affrontarlo in modo &#8220;trasversale&#8221; .. o come si usa dire, &#8220;aggirando l&#8217;ostacolo&#8221;.<br /> Facile da dire, un po&#8217; più difficile da fare!<br /> Siamo abituati da sempre ad utilizzare la soluzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/01/PENSIERO-LATERALE-LATERAL-THOUGHT-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-1676" title="PENSIERO-LATERALE- LATERAL-THOUGHT-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita" src="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/01/PENSIERO-LATERALE-LATERAL-THOUGHT-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.bmp" alt="" /></a>Quando ci troviamo di fronte ad un problema da risolvere, abbiamo tendenzialmente due alternative: affrontarlo frontalmente per rimuovere l&#8217;ostacolo diretto, oppure affrontarlo in modo &#8220;trasversale&#8221; .. o come si usa dire, &#8220;aggirando l&#8217;ostacolo&#8221;.<br />
Facile da dire, un po&#8217; più difficile da fare!<br />
Siamo abituati da sempre ad utilizzare la soluzione diretta: se c&#8217;è, è forse la via più breve, ma non sempre c&#8217;è o è immediata e questo ci mette nei pasticci.<br />
Aggirare l&#8217;ostacolo non significa rimandare o evitare il problema.<br />
Significa compiere un&#8217;azione che apparentemente non ha nulla a che vedere con la soluzione del problema, ma che ha come risultato quello di spostare o annullare il problema stesso.<br />
Da cui la soluzione viene da sè.<br />
Per individuare soluzioni trasversali attraverso il pensiero laterale, occorre anzitutto allargare la prospettiva: guardare a fianco appunto.<br />
In questo modo si può vedere il problema da un&#8217;angolatura diversa e si aumentano le possibilità di azione.<br />
&#8220;Il pensiero laterale procede da una serie di fatti, non da supposizioni.<br />
Il pensiero laterale di fatto non fa presupposti, anzi i presupposti iniziali limitano le possibilità di soluzione.<br />
Edward De Bono identificò  quattro fattori critici associati al pensiero laterale:<br />
<em>riconoscere le idee dominanti che polarizzano la percezione di un problema;</em><br />
<em>cercare maniere differenti di guardare le cose;</em><br />
<em>allentare il controllo rigido del pensiero lineare;</em><br />
<em>usare ogni chance per incoraggiare altre idee:</em><br />
L&#8217;esempio classico di una persona che usa il pensiero laterale è il personaggio di Sherlock Holmes, il detective nato dalla fantasia di Sir Arthur Conan Doyle.<br />
La sua straordinaria capacità di trovare la soluzione a problemi altrimenti insolubili era dovuta alla sua abilità nell&#8217;osservare i fatti di una situazione, senza fare presupposti iniziali.<br />
Usando il pensiero laterale, egli spezzettava gli elementi di un problema o di una situazione e li riordinava in un modello apparentemente casuale, per arrivare a una visione diversa della situazione e quindi a una possibile soluzione.<br />
<em>Il pensiero laterale perciò può definirsi come puro ragionamento deduttivo. </em><br />
Il Dottor Watson invece agiva procedendo lungo le linee del pensiero cristallizzato basato su preconcetti…<br />
Il pensiero laterale è creativo e dinamico ed incorpora le proprietà del pensiero associativo, quindi la capacità di raccogliere e riallineare significati, così come il pensiero lineare comporta l&#8217;abilità di procedere lungo una linea di pensiero fino a una conclusione.<br />
Un altro esempio riguarda un fatto realmente accaduto alla Gerber, la famosa multinazionale che produce cibi per bambini.<br />
Negli anni 60 la Gerber lanciò un nuovo prodotto rivolto al mercato di un paese africano in cui le madri avevano estremo bisogno di cibo per bambini…era stato studiato nei minimi dettagli affinché la sua convenienza e qualità ne garantissero l&#8217;immediato successo, ma… le vendite non riuscivano a decollare.<br />
I dirigenti e il management, usando dei processi di pensiero lineare, ritennero che il prodotto non fosse stato promosso abbastanza e stabilirono di intraprendere ulteriori campagne pubblicitarie… non riuscirono comunque a venirne a capo.<br />
Erano sul punto di abbandonare il progetto.<br />
Ed ecco la soluzione trasversale: cambiare le etichette! … la questione si risolse infatti prendendo atto che nella cultura della popolazione locale, prevalentemente analfabeta, i prodotti alimentari venivano presentati con etichette raffiguranti il loro contenuto.<br />
Dal momento che la Gerber esponeva le sue pappette mostrando un bambino sorridente… non avrebbe mai potuto convincere nessuno a nutrire i propri figli con carne di bambino!<br />
Disegnando sulle etichette mucche, vitelli, pollo ecc.. le pappette andarono a ruba !<br />
<em>Muhammad Yunus</em> il banchiere dei poveri (<em>ideatore e realizzatore del microcredito, ovvero di un sistema di piccoli prestiti destinati ad imprenditori troppo poveri per ottenere credito dai circuiti bancari tradizionali. Per i suoi sforzi in questo campo ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2006</em>) e <em>Miloud Oukili</em> il clown dei ragazzi di Bucarest (<em>creatore de la Fundatia PARADA, una fondazione dedicata al recupero dei bambini e dei ragazzi che vivono nei sotterranei della città</em>) si rifanno quotidianamente alle tecniche del pensiero laterale.<br />
Il primo aveva un problema non banale: far smettere la guerriglia in una regione del Bangladesh, il suo amato paese.<br />
Prima di lui molti tentarono con accordi o boicottaggi.<br />
<em>Yunus</em> ci riusci così: arruolo i guerriglieri, per lo più ragazzi giovani e bisognosi di motivazioni, nella sua banca.<br />
Offriva a semplicemente a loro l&#8217;opportunità di un lavoro stabile e con contenuti sociali !!<br />
La guerriglia terminò gradualmente per mancanza di &#8220;personale&#8221;<br />
<em>Miloud</em>, invece, ha il merito di aver reintrodotto alla vita sociale numerosi bambini di strada che popolano la capitale rumena, non inducendoli ad entrare negli orfanotrofi o riportandoli nelle loro famiglie violente, ma trasmettendo loro la sua arte e i trucchi del suo mestiere di clown.<br />
Da teppisti di strada in artisti di strada.<br />
Le tecniche del pensiero laterale aiutano le persone ad arrivare a un nuovo livello di pensiero creativo.</p>
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		<title>Which complexities for the management of the future?</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 10:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/01/MANAGEMENT-FUTURO-FUTURE-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg"></a>The enterprises today change in continuation, renewing themselves and accepting to compete in a more and more increased market.<br /> The theories of management for the innovation, explain very rarely like “practically making to innovate”.<br /> Paul Valery said “Is better the approximate solution to a problem correctly defined, than the just solution to [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/01/MANAGEMENT-FUTURO-FUTURE-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1684" title="MANAGEMENT-FUTURO-FUTURE-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita" src="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/01/MANAGEMENT-FUTURO-FUTURE-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>The enterprises today change in continuation, renewing themselves and accepting to compete in a more and more increased market.<br />
The theories of management for the innovation, explain very rarely like “practically making to innovate”.<br />
Paul Valery said “Is better the approximate solution to a problem correctly defined, than the just solution to a problem not correctly defined&#8221;.<br />
What do you think?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rinunciare all’autorità</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 08:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/01/LEADER-FACILITATORE-FACILITY-MANAGER-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg"></a>Una provocazione seria o una favola per ingenui?<br /> L’argomento si inserisce nel filone sempre più attuale delle nuove forme di Leadership.<br /> Perché un modello di Leadership capace di rinunciare all&#8217;autorità?<br /> Perchè sè l&#8217;obiettivo è la costruzione di ambienti organizzativi in cui le persone scelgono, volontariamente, di dare il meglio delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/01/LEADER-FACILITATORE-FACILITY-MANAGER-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1654" title="LEADER-FACILITATORE-FACILITY-MANAGER-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita" src="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2012/01/LEADER-FACILITATORE-FACILITY-MANAGER-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.jpg" alt="" width="204" height="247" /></a>Una provocazione seria o una favola per ingenui?</span><br />
<span style="color: #000000;">L’argomento si inserisce nel filone sempre più attuale delle nuove forme di Leadership.</span><br />
<span style="color: #000000;">Perché un modello di Leadership capace di rinunciare all&#8217;autorità?</span><br />
<span style="color: #000000;">Perchè sè l&#8217;obiettivo è la costruzione di ambienti organizzativi in cui le persone scelgono, volontariamente, di dare il meglio delle proprie capacità  e della propria energia, collaborando con altri all’interno delle organizzazioni, non è con l&#8217;autorità che questo, di norma, avviene.<br />
Ma quali sono le caratteristiche di un Leader che anziché agire in modo autoritario, sappia porsi quale facilitatore nel proprio ambiente?<br />
</span><em><strong><span style="color: #000000;">Guida senza imbrigliare in modo totale<br />
</span></strong></em><span style="color: #000000;">Quando le persone non sentono di essere protagoniste nelle decisioni, si scollegano, e non si attivano per rispettare gli impegni.<br />
Accade troppo spesso che le persone rinuncano ad assumersi le proprie responsabilità .<br />
</span><span style="color: #000000;">Per questa ragione il leader deve avere una propensione elevata a chiedere agli altri cosa si dovrebbe fare, secondo loro, piuttosto che limitarsi a dire loro cosa devono fare (e magari anche in che modo lo si deve fare).<br />
</span><em><strong><span style="color: #000000;">Comprende la diversità  e la valorizza<br />
</span></strong></em><span style="color: #000000;">Idee, prospettive, interessi diversi sono un fatto ineliminabile nelle organizzazioni.<br />
Negarlo o ignorarlo può forse risolvere, per un tempo brevissimo, una certa ansia da controllo, ma non cambia la realtà.<br />
</span><span style="color: #000000;">Viceversa lasciar esprimere la diversità produce efficacia organizzativa, motivazione, innovazione, collaborazione e risultati.<br />
</span><em><strong><span style="color: #000000;">Condivide le informazioni importanti<br />
</span></strong></em><span style="color: #000000;">Non è pensabile che le persone lavorino con energia e volontà  quando non conoscono, o non comprendono, il senso di quello che fanno. Condividere le informazioni importanti, porta le persone a partecipare in modo intelligente e attivo.<br />
D’altro canto, nelle organizzazioni non esistono segreti; e la mancanza di informazioni spinge le persone a raccontarsi delle storie, (spesso negative), che non hanno fondamento e rovinano il morale.<br />
</span><em><strong><span style="color: #000000;">Si esprime e ascolta<br />
</span></strong></em><span style="color: #000000;">Spiega le proprie intenzioni e condivide il proprio ragionamento per mettere gli altri in condizioni di capire, e ricevere la guida migliore.<br />
</span><span style="color: #000000;">Ascolta, ponendo domande che rivelano il suo genuino interesse per il punto di vista degli altri, e lascia anche agli altri la possibilità  di sviluppare ragionamenti compiuti.<br />
</span><em><strong><span style="color: #000000;">Affronta gli argomenti Tabù<br />
</span></strong></em><span style="color: #000000;">Son</span><span style="color: #000000;">o i temi che non si affrontano per non creare imbarazzo agli altri e a se stessi.<br />
Il Leader facilitatore crea circostanze in cui si possono condividere questioni apparentemente non discutibili, in condizioni di sicurezza, aiutando il gruppo a superare timori e imbarazzi.<br />
</span><em><strong><span style="color: #000000;">Crea connessioni con gli altri e tra gli altri<br />
</span></strong></em><span style="color: #000000;">E’ il contrario di “Divide et Impera”.<br />
Il leader incoraggia interconnessione tra le persone nella quotidianità  operativa.<br />
In questo modo favorisce autonomia del gruppo verso la realizzazione dei risultati.<br />
Mentre il gruppo cresce, lui può dedicarsi ad attività  con maggiore valore aggiunto, anzichè¨ essere un collo di bottiglia attraverso il quale devono passare tutte le decisioni, anche quelle di poco spessore.<br />
In concreto favorisce incontri e contatti tra le persone.<br />
</span><span style="color: #000000;">Nelle riunioni connette gli interventi favorendo comprensione e contributi condivisi da tutti.<br />
</span><em><strong><span style="color: #000000;">Ha competenze sul contenuto e sul processo<br />
</span></strong></em><span style="color: #000000;">Conosce in modo molto competente i termini delle questioni organizzative e strategiche, (contenuto),  ma ha uguali capacità  per occuparsi di come il gruppo parla di un certo argomento (processo).<br />
</span><span style="color: #000000;">Qualcuno domina la conversazione?<br />
Si sta giungendo ad una decisione prematura, prima che le idee siano state adeguatamente espresse?<br />
Il gruppo perde tempo in un dibattito sterile e non va avanti?<br />
Sa riepilogare una serie di elementi in modo da favorire gli altri interventi?<br />
</span><em><strong><span style="color: #000000;">Si concentra sullo sviluppo delle capacità  di individui e gruppi<br />
</span></strong></em><span style="color: #000000;">Sa occuparsi delle attività  urgenti ed immediate.<br />
Inoltre ha una forte attenzione a favorire lo sviluppo delle persone, come individui, e come gruppo.<br />
Questo aiuta il miglioramento di capacità  e autonomia per il futuro.<br />
</span><em><strong><span style="color: #000000;">Si autolimita<br />
</span></strong></em><span style="color: #000000;">Proprio per favorire la crescita di tutti, permette agli altri di fare/decidere.<br />
Leaders che non permettono agli altri di assumersi responsabilità  ne spengono rapidamente entusiasmo e capacità .<br />
</span><em><strong><span style="color: #000000;">Include gli altri nel processo decisionale</span></strong></em><span style="color: #000000;"><br />
Per la serie : &#8220;pos</span><span style="color: #000000;">so avere pronta la decisione giusta, ma aspetto che anche gli altri ci arrivino”.<br />
Qualche volta è necessario qualche minuto in più per costruire fondamenta solide; ma si recupera poi, largamente, nell’operatività .<br />
</span><em><strong><span style="color: #000000;">Fa una sintesi efficace dei contributi<br />
</span></strong></em><span style="color: #000000;">In questo senso il Leader Facilitatore riassume i contenuti, prende decisioni e conduce il gruppo verso una direzione che le persone sentono fortemente propria.<br />
</span><span style="color: #000000;">In conclusione il Leader Facilitatore non è un “buon uomo” che rinuncia alla propria autorità .<br />
Viceversa moltiplica le capacità  del proprio gruppo, in modo esponenziale, raccogliendo tutti i contributi di cui dispone.<br />
Quindi la questione è semplicemente: meglio essere </span><span style="color: #000000;">capi “comando e controllo” o leaders facilitatori?</span></p>
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		<title>La solidarietà è una questione sociale</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 08:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2011/12/SOLIDARIETA-SOCIALE-SOCIAL-SOLIDARITY-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.bmp"></a>La solidarietà come sentimento sociale sarà una delle rivoluzioni del terzo millennio, proprio come l&#8217;aver compreso che la giustizia deve essere un sentimento sociale che si esprime con la legge è stata un&#8217;importante conquista della fine del secondo millennio.<br /> Vediamo le analogie.<br /> Ognuno di noi ha insito in sé il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2011/12/SOLIDARIETA-SOCIALE-SOCIAL-SOLIDARITY-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-1647" title="SOLIDARIETA-SOCIALE-SOCIAL-SOLIDARITY-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita" src="http://www.corsodivendita.com/wp-content/uploads/2011/12/SOLIDARIETA-SOCIALE-SOCIAL-SOLIDARITY-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-vendita.bmp" alt="" /></a>La solidarietà come sentimento sociale sarà una delle rivoluzioni del terzo millennio, proprio come l&#8217;aver compreso che la giustizia deve essere un sentimento sociale che si esprime con la legge è stata un&#8217;importante conquista della fine del secondo millennio.<br />
Vediamo le analogie.<br />
Ognuno di noi ha insito in sé il concetto di giustizia e vorrebbe che la propria giustizia trionfasse: l&#8217;attuazione individuale del concetto di giustizia senza appellarsi alla legge (giustiziere) è però ormai condannata moralmente da tutti come una pratica incivile e violenta.<br />
Spesso in una comunità molte persone hanno lo stesso concetto di giustizia, tant&#8217;è vero che in molti casi concreti si è in grado di essere assolutamente concordi: la sostituzione del gruppo concorde alla legge dà origine al fenomeno del linciaggio (reale o morale, si pensi alla stampa che condanna una persona prima del processo).<br />
Sia nel primo caso sia nel secondo, nessuno può farsi giustizia da sé: ormai si è concordi che in un paese civile è la legge (per quanto imperfetta) che deve prendersi cura dell&#8217;attuazione della giustizia.<br />
Nel terzo millennio sarà così anche per la solidarietà.<br />
La solidarietà è un sentimento sociale che deve esprimersi con la socialità dello Stato.<br />
Partendo dalla sostanziale necessità di risolvere le contraddizioni , vediamo il cammino che ci porterà alla soluzione della solidarietà come sentimento sociale: vi è una solidarietà teorica, e vi è una solidarietà pratica . . . sia in chiave di azione, che di lettura.<br />
Vediamo il paradosso che sta alla base di questo concetto.<br />
Il paradosso del mendicante &#8211; Un mendicante chiede l&#8217;elemosina all&#8217;angolo di una strada.<br />
È giusto dargli qualcosa?<br />
Se no, il pover&#8217;uomo morirà di fame, se sì, poiché tutti gli daranno qualcosa, diventerà ricchissimo, più ricco di chi gli ha fatto l&#8217;elemosina.<br />
La soluzione del paradosso è semplicissima: deve essere la socialità dello Stato che si prende cura del mendicante.<br />
Il singolo individuo deve impiegare le proprie forze per fare in modo che le leggi e le strutture dello Stato si occupino del mendicante; dargli una moneta e lasciare tutto come prima equivale al comportamento dell&#8217;individuo che di fronte a un&#8217;ingiustizia, anziché darsi da fare per far cambiare la legge, si fa giustizia da solo: la civiltà non è sicuramente progredita.<br />
Chi si occupa di solidarietà senza far nulla perché le cose cambino è sostanzialmente un giustiziere sociale: si può comprendere, ma non gli si può dar completa ragione.<br />
L&#8217;amore si dimostra con le azioni.<br />
Per la prima volta dopo molti anni, un medico torna a casa nel primo pomeriggio, abbandonando i pazienti, l&#8217;ospedale e tutto ciò che da sempre è stato la sua vita.<br />
Entrato nello splendido salotto, si siede sulla sua poltrona preferita e decide di fare il bilancio della sua esistenza, spinto dallo stesso irresistibile desiderio che l&#8217;aveva fatto fuggire dal lavoro.<br />
Una foto in un portaritratti d&#8217;argento gli ricorda subito il figlio morto per droga, un&#8217;altra immagine lo spinge a cercare qualcuno in casa, ma il silenzio lo disillude subito: la figlia anoressica sarà probabilmente dallo psicologo e la moglie (che certo non lo attendeva) è dall&#8217;amante, come tutti i mercoledì.<br />
Persino il cane non si sente, forse è in giardino: tanto, se ci fosse, lo ignorerebbe.<br />
Eppure il tempo dedicato all&#8217;ospedale era l&#8217;unico modo che aveva per stimarsi.<br />
Sentiva che quello che gli era richiesto dallo standard della sua professione non era sufficiente per i pazienti che assisteva.<br />
Dov&#8217;era il suo possibile errore?<br />
Che forse, anziché immolarsi, avrebbe dovuto combattere per alzare quello standard che riteneva insufficiente.<br />
Il fallimento della vita di quest&#8217;uomo deriva dal fatto che ha preteso di avere una famiglia e di amare degli esseri umani senza concedere loro l&#8217;affetto che desideravano: una vita agiata, ma né tempo né attenzioni per i figli e per la moglie.<br />
In questo caso la diagnosi è facilissima, ma ricordatevi la regola: non parlate a sproposito di amore se non fate nulla o fate poco per chi dite di amare!<br />
È impossibile amare tutto il mondo (la sindrome del missionario).<br />
Ci sono persone che sono convinte di amare tutto il mondo (anche tipi come il nostro medico a volte ne sono convinti!); il consiglio precedente ci insegna che non hanno capito nulla.<br />
Confondono l&#8217;assenza d&#8217;odio con la presenza dell&#8217;amore.<br />
Non odiano nessuno e allora pensano di amare tutti.<br />
Purtroppo per loro, non fanno assolutamente nulla per la stragrande parte del mondo che dicono di amare, anzi spesso si impegnano meno di altri che più modestamente hanno ristretto il loro campo d&#8217;azione.<br />
Un missionario che parte per terre lontane per aiutare chi soffre ha deciso di amare quei poveri; ovviamente non può continuare a sostenere che ama i suoi genitori e i suoi vecchi amici: per loro non fa più nulla e serbarne il ricordo nel cuore non è certo amore.<br />
Ha cambiato vita e può essere felice perché ama, ma ha fatto una scelta su chi e dove amare.<br />
Sostenere che le persone a lui care hanno meno bisogno di aiuti e di solidarietà dei poveri di cui ora si occupa equivale ad approvare il comportamento del nostro medico che per salvare vite umane passava ore e ore in ospedale mentre il figlio moriva di droga e tutta la sua famiglia si sfasciava.<br />
Un missionario o chiunque si adoperi per gli altri non è più degno di rispetto di chi ha deciso di convogliare tutto il suo amore verso poche persone.<br />
Quello che conta è la quantità d&#8217;amore che noi diamo, non il numero di persone a cui la diamo.<br />
Anzi, spesso chi si prodiga per gli altri lo fa proprio perché non ha trovato nulla da amare intorno a sé; si potrebbe parlare di solidarietà della disperazione.<br />
Il volontariato: l&#8217;impegno sociale ha  una sua ragione d&#8217;essere quando ha lo scopo di modificare la società per far progredire la qualità della vita dei più deboli; purtroppo, il più delle volte, le energie sono  spese in aiuti senza futuro.<br />
Occorrerebbe dar vita a strutture che, in qualche modo, oltre ad aiutare, promuovano idee e azioni che migliorano effettivamente la società.<br />
Anziché dare una moneta a un mendicante che ce la chiede, se abbiamo energie sufficienti, dobbiamo impegnarle in strutture che possano veramente far progredire la società.<br />
Ecco perchè, come esistono un ministero dell&#8217;interno e un ministero della giustizia che si occupano delle leggi, dovrebbe esistere un serio ministero della solidarietà sociale che, a fronte di un contributo collettivo, possa aiutare i più deboli e chi soffre.<br />
Sinora i ministeri della solidarietà sociale che sono stati varati hanno sempre dovuto operare con fondi scorrelati dalle entrate tributarie, negando così di fatto il concetto stesso di solidarietà sociale.</p>
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