Sport e motivazione

MOTIVAZIONE-www.pr3.it-www.corsodivendita.com-oliviero-castellaniCon il termine “motivazione” si indica il fattore fisiologico, emotivo, cognitivo che organizza il comportamento individuale verso uno scopo.
Le motivazioni all’attività ludico-motoria e sportiva nascono da bisogni relativi:
Al corpo Ricerca di esperienze dinamiche piacevoli
All’ambiente Padroneggiamento della realtà esterna
Agli altri Identificazioni positive con il gruppo dei pari
Al sè Esplorazione del valore di sé e ricerca di autoaffermazione motivazioni dell’Istruttore:
-gratificazione del compito (piacere per ciò che si insegna)
-successo personale (prestigio o denaro)
-orientamento al gruppo (socialità e buona interazione con altre persone)
Egli esprime due atteggiamenti o aree di fattori motivanti:
-atteggiamenti che esprimono la volontà di lavorare in una prospettiva pedagogico-educativa, con obiettivi fortemente correlati allo sviluppo negli allievi di competenze psicologiche e relazionali;
-atteggiamenti che esprimono valori prettamente tecnici e quindi correlati a modelli didattici di tipo addestrativo finalizzati all’apprendimento e all’ affinamento prestazionale e motorio.
Questa distinzione volutamente schematica è utile nel determinare con l’allievo una più o meno efficace comunicazione.
Nel nostro contesto significa realizzare una simbiosi tra abilità tecniche personali e ruolo ed equilibrio nell’ambito del gruppo di appartenenza.
Motivazioni dell’Allievo:
L’allievo inteso come unità psico-somatica deve coinvolgere ambedue le sfere: ludico-sociale e estetico-prestazionale contemporaneamente, per poter avere una esaltazione dei fenomeni relativi alla prestazione, anticipando così l’insorgenza dei sintomi veri e propri della sfiducia, della noia e della fatica.
Molto spesso gli istruttori rischiano inconsapevolmente di far scadere le sessioni dei corsi a causa di ripetizioni stereotipate, che producono negli allievi l’effetto della noia che prende spazio all’interno dell’individuo per mancanza di soddisfazione verso un’attività che rimane estranea alla propria realizzazione.
Senza dubbio la motivazione è un fenomeno molto complesso, ci risulta spesso difficile capirne l’incidenza su un tipo di comportamento piuttosto che un altro.
Resta logico pensare che una persona più è spinta ad imparare una particolare attività, più vi si eserciterà, è altrettanto vero che l’eccessiva sollecitazione può stancare e provocare rifiuto e abbandono.
Potremmo dire che noia e monotonia affrettano l’insorgere della fatica psico-fisica e della stanchezza; diminuiscono il livello di attenzione e quindi la motivazione e voglia di proseguire nei confronti della situazione proposta e/o richiesta.

MOTIVAZIONI ALLO SPORT o GIOCO.
Il gioco costituisce per il bambino l’esperienza più ricca, impegnativa e decisiva. E’ accertato che i bambini ai quali non sia stata data la possibilità di giocare non dispongono di quella ricchezza di vita interiore, che può ricevere stimolazione dal gioco (Gabrielli).

Secondo numerosi Autori, gli stimoli che attivano l’organismo giovane senza stancarlo accelerano la maturazione. Il gioco è fra gli stimoli più importanti attraverso cui il bambino riesce a raggiungere una rapida maturazione della corteccia cerebrale. L’attività ludica si colloca come dato integrativo capace di agevolare la maturazione intellettiva e i processi di adattamento e di acquisizione. Sul piano conoscitivo il gioco si rivela fondamentale in quanto capace di anticipare, nell’imitazione dell’adulto, i ruoli e i comportamenti delle età successive, funzionando
quindi da strada maestra verso la socializzazione. Sul piano affettivo il gioco si struttura nell’età evolutiva secondo finalità diverse: di natura competitiva, partecipativa, comunicativa; ed in forme creative, esplorative, rassicurative, a seconda di quali siano i vettori motivazionali. Si potrebbe affermare che per ogni stato d’animo esiste un gioco. O, meglio, che le infinite possibilità e modalità di gioco sono realizzate e adattate al soddisfacimento delle esigenze psicologiche del momento. Il bambino si crea col gioco il proprio mondo e ricostruisce una situazione spontanea in cui proietta tutte le tendenze che corrispondono alla sua realtà interiore. Il gioco infantile non è soltanto la soddisfazione immediata di quel principio del piacere che non vuole arrendersi al principio della realtà ma, come dice Freud, si manifesta sotto l’influenza del potente desiderio individuale di crescere. Il bambino trova nel gioco uno sfogo che gli consente un confronto paradossale con la realtà: si crede libero e non è più frustrato nel suo rapporto con il reale, crea situazioni immaginarie ed attivamente le affronta e domina, aiutandosi così a sopportare e superare l’ansia delle concrete situazioni vitali. Il gioco nel bambino ha una funzione rassicurante in quanto gli permette:
– di esercitare un controllo onnipotente sulle cose e sulle persone, liberandolo da un penoso senso di impotenza e di dipendenza;
– di affermarsi competitivamente sul mondo provando le proprie capacità e confermandosi nella sicurezza;
– di provare e sperimentare il rischio e la paura simulati senza compromettere la propria integrità o AGONISMO. L’agonismo è un’esigenza innata dell’uomo di misurarsi con la natura, con gli altri e con se stesso. Secondo l’approccio della psicologia dello sport, l’atteggiamento agonistico rappresenta il saper incanalare in maniera intenzionale, razionale e specifica l’aggressività che consente all’atleta di affrontare la competizione o AFFILIAZIONE. a livello psicologico il periodo adolescenziale è quello della massima spinta ad appartenere ad un gruppo, le motivazioni possono essere ricercate in: assicurazione, accettazione, essere stimato. Questo serve al ragazzo per bilanciare insicurezze personali, atteggiamenti di impegno, abnegazione, cooperazione. E’ importante riflettere sulle esperienze di socializzazione ricche di significato quali le scuole di scacchi e l’attività nei gruppi. Esperienze ampiamente da rivalutare in una società giovanile basata sulla dipendenza da tv e video-game. Una volta inserito in un gruppo il giovane entra nella cosiddetta “socializzazione secondaria” ovvero interiorizzazione dei valori dell’attività sportiva, tendendo ad assimilare lo schema ideologico ( norme+mete+valori) del proprio gruppo di riferimento, divenendone parte attiva.
Nel periodo dai 10 ai 16 anni l’appartenenza ad un gruppo rappresenta una delle motivazioni allo sport più importanti, sia nello sport di squadra che nello sport individuale.
Negli scacchi possiamo parlare di sport individuale, praticato con l’ausilio, il supporto e la complicità del gruppo-squadra.
o AUTOAFFERMAZIONE. Possiamo dire subito che rappresenta la condizione di chi mira ad esprimere pienamente se stesso (nel rapporto con la propria identità e nei riguardi del contesto ambientale “ristretto” ed “allargato”), la propria personalità (in maniera proporzionale alle proprie capacità introspettive) ed il proprio ruolo (essere umano integrato nel tessuto sociale, come partner, genitore, figlio, fratello, soggetto economicamente produttivo, etc.)
Fin dalla notte dei tempi, l’autoaffermazione (dalla scoperta del fuoco alla realizzazione dei sincrotroni) è sempre stata legata al termine “successo”, inteso come esito positivo di un evento risultante da una programmazione accurata ed una esecuzione che tenesse in debito conto, fattori motivazionali adeguati e competenze specifiche di alto profilo.
Lo sport porta l’individuo all’autoaffermazione attraverso la prova.
IL COMPORTAMENTO AGONISTICO
E’ la motivazione che determina la persistenza, la direzione, l’intensità del comportamento individuale e quindi del comportamento agonistico.
Diverse ricerche mostrano che gli atleti con alto livello di motivazione:
1. dimostrano un’elevata persistenza al compito
2. sono rapidi nell’esecuzione degli esercizi
3. sono orientati maggiormente al compito e meno sulle persone
4. assumono con soddisfazione la responsabilità delle proprie azioni
Gli atleti con queste caratteristiche sono motivati a raggiungere il successo e vedono la vittoria come una conseguenza della loro abilità.
MOTIVAZIONE E APPRENDIMENTO
Una efficace metodologia di insegnamento è in grado di stimolare e sostenere nel tempo il processo
di apprendimento dell’allievo.
o Utilizzare un ampio repertorio di mezzi didattici al fine di stimolare la curiosità e mantenere l’ attenzione
o I contenuti e gli obbiettivi devono essere chiari e valutabili
o Proporre una partecipazione attiva alle lezioni.
o Organizzare situazioni di apprendimento atte a promuovere l’autostima, l’appartenenza al
gruppo, l’identificazione con l’insegnante.

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