Quando si parla di comunicazione, si pensa sempre che la cosa più importante sia saper parlare bene. Ma non è così, l’arte più sottile e preziosa è saper ascoltare.
Questo è vero in qualsiasi forma di comunicazione, anche se apparentemente non è un dialogo, come ad esempio nello scrivere una lettera o un email.
“Ascoltare” mentre si scrive vuol dire cercare di immaginare che cosa penserà chi ci leggerà; così facendo ci adopereremo per rendere sempre più chiaro ciò che abbiamo da dire.
La necessità di ascoltare è più immediatamente rilevante quando si tratta di comunicazione interattiva, è importante in ogni dialogo ed in ogni situazione.
“Ascoltare” non significa usare solo l’udito, ma capire ciò che gli altri dicono e quali sono le loro intenzioni, anche quando la comunicazione si trasmette con parole scritte anziché “a voce” dobbiamo essere particolarmente attenti nell’ascoltare e capire ciò che ci viene detto.
Il mondo è pieno di persone che ascoltano soprattutto se stesse.
Di solito, se non sanno capire gli altri, non hanno neppure una percezione chiara del loro gonfiato ma confuso “io”.
Passano tutta la vita a coltivare un “sé” immaginario, che cercano di imporre al prossimo.
Il problema è che spesso ci riescono, perché c’è anche nella natura umana il desiderio di essere “seguaci”, di accodarsi a qualcun altro; e chi parla più forte ha ragione, anche se non sa quello che sta dicendo. Il risultato è che si può coesistere, perfino convivere, senza mai capirsi o avere alcuna vera comunicazione.
Prima di pensare a ciò che possiamo dire o scrivere, l’importante è saper ascoltare e capire.
Chi vuole comunicarci qualcosa e perché?
Siamo sicuri di aver capito bene le sue intenzioni e ciò che sta cercando di dirci? Non è una fatica, né uno sforzo, se abbiamo un atteggiamento disposto ad ascoltare; diventa facilmente un istinto, un modo di essere ed è molto più interessante capire, sentire il valore e il senso della comunicazione che limitarci al significato superficiale delle parole.
Ascoltare vuol dire, prima di tutto, mettersi nei panni degli altri, capire le cose dal loro punto di vista.
Si tratta anche di percepire ciò che forse un’altra persona non aveva intenzione di dirci, ma involontariamente “trasmette” con il suo stile, il suo comportamento, il suo modo di esprimersi.
Il “tono di voce” si può chiaramente percepire anche in un messaggio scritto.
Certo… non tutto quello che sentiamo dire, non tutto quello che leggiamo, merita di essere capito e approfondito.
Ci vuole qualcosa di più di un “buon orecchio” per cogliere i segnali interessanti che spesso non sono dove ce li aspettavamo.
Se entriamo in un dialogo, in uno scambio, abbiamo scarse probabilità di farci capire, e di essere ascoltati, se prima non abbiamo saputo ascoltare “con attenzione e partecipazione”.
Uno scrittore americano ricorda il consiglio di un indiano sioux: quando devi rispondere a una domanda importante, prima di parlare aspetta cinque minuti. Se rispondi subito le parole vengono dalla mente, se rispondi dopo aver aspettato vengono dal cuore.
In un mondo dove tutti vogliono esprimere opinioni e giudizi, l’arte di ascoltare, ovvero di stare in silenzio, è forse la cosa più difficile da mettere in pratica, perché si tratta di un silenzio maturo che ascolta e riconosce, rispettando chi parla.
Ascoltare è un affettuoso regalo che facciamo a chi sta cercando di dirci qualcosa, ma spesso è anche un grande regalo per chi ascolta.

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