Giorgio Gaber, che mi ha deliziato con le sue parole, la sua musica e i suoi spettacoli, è ancora oggi, per me,
un’inesauribile fonte di ispirazione.
Gaber è stato senza dubbio uno dei maestri e, nel suo ambiente, un precursore dei cambiamenti dei costumi e
della società, ed anche quando, con sottile malinconia, descriveva la negatività che lo circondava, nelle sue
parole, e soprattutto nelle sue pause, si potevano leggere le possibilità che erano insite in ogni questione,
bella o brutta, della vita.
Quando in un corso o in un seminario voglio fare un figurone, cito sempre qualche frase del suo
ineguagliabile repertorio, ancor oggi attualissimo.
Per chi conosce Gaber dire “signor G” è dire tutto, e ancora memorabile è il monologo “Bambini G”, nel
quale due ragazzini, uno di famiglia più che benestante, e uno di famiglia proletaria, o “sotto il limite della
soglia di povertà” come la definiremmo oggi, dicono entrambi di chiamarsi “G”.
Ironicamente i due descrivono situazioni apparentemente simili, ma lette con gli occhi di esperienze e
visione della vita diverse.
Prendendo la figura del padre come riferimento, entrambi contrappongono l’uno all’altro situazioni delicate,
e per certi versi conflittuali, che solo il garbo e la sottile ironia di Gaber, riescono a rendere teatralmente
godibili.
Il primo G ad esempio diceva “Il mio papà ha 3 lauree e parla perfettamente 5 lingue”, il secondo G
rispondeva “Il mio papà ha fatto la terza elementare e parla in dialetto, ma poco, perché tartaglia”.Sempre il
primo dice “Il mio papà è così ricco che cambia ogni anno la macchina, la villa e il motoscafo” e il secondo
di rimando “Il mio papà è così povero che non cambia nemmeno idea” …. e così via.
E’ l’esaltazione paradossale del contrasto degli opposti e dei punti di vista estremi, e se ci pensiamo, per certi
versi, è così anche nella vita di ogni giorno, nella quale la contrapposizione degli opposti (per cultura,
ignoranza, diffidenza, abitudine, ecc.) è all’ordine del giorno.
Proviamo ad immaginare una serie di “botta e risposta” tra due colleghi apparentemente simili, con un ruolo
simile, con ambizioni simili, ma con una visione delle cose decisamente diversa.
G1: sei un estremista, pretendi troppo
G2: sei tu che accetti facilmente la mediocrità e l’idea di migliorare poco
G1: si certo, il web è uno strumento utile, ma non indispensabile
G2: il web sta rivoluzionando tutto, ormai tutto ruota intorno ad esso
G1: ci vuole un’iniziativa, qualcosa che muova le cose
G2: ci vogliono un sogno e dei sognatori, qualcosa che muova le idee
G1: vorrei il felice equilibrio
G2: vorrei la tensione creativa
G1: cerco gente con un master
G2: cerco gente laureata alla scuola della vita
G1: pensiamoci
G2: proviamoci
G1: per i cambiamenti radicali ci vuole un decennio
G2: per i cambiamenti radicali basta un attimo
G1: i tempi cambiano
G2: è già cambiato tutto
Potremmo continuare a lungo, ma credo che le estremità toccate siano sufficienti per interrogarci se nella vita
tendiamo a prendere posizioni simili a Mister G1, piuttosto che a Mister G2.
Viviamo il cambiamento come un’opportunità, o come un ineluttabile destino al quale è inutile opporsi, ed al
quale, prima o poi, gioco forza, dovremo adeguarci?
Siamo possibilisti e ottimisti, o siamo negativisti e pessimisti?
Vorremmo conoscere gli altri come conosciamo noi stessi, e vorremmo farci conoscere dagli altri allo stesso
modo? In fin dei conti, dentro di noi esistono maggiormente “vere aperture” al ritmo della vita, o le
“chiusure” tendono a limitare il nostro potenziale?
Quale Signor G ci piacerebbe vedere, e quale Signor G vediamo ogni volta che ci specchiamo?

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