Ci vuole coraggio per seguire la propria strada.
Molti hanno già altri progetti per noi, e ci vuole coraggio per rompere con le convenzioni seguire con
determinazione il proprio cuore.
Ed è così anche per le organizzazioni che, ricordiamocelo, sono fatte da persone e non solo da strutture,
processi e prodotti, e si interfacciano con persone, non solo clienti, utenti e concorrenti.
Ci vuole coraggio per fare un passo avanti, ed a maggior ragione ci vuole coraggio per farne tre.
Fare un passo avanti è abbastanza facile, ma non basta.
Si ha l’illusione di aver conquistato un vantaggio competitivo sui clienti a dispetto della concorrenza, ma
il risultato è facilmente copiabile e il margine acquisito, di conseguenza, può essere facilmente eroso.
Far due passi è una bella tentazione, è sicuramente un momento innovativo, ma ancora una volta può non
bastare, soprattutto se la concorrenza è avanti di tre.
Fare tre passi vuol dire assumersi il rischio di cambiare le regole del gioco.
Le organizzazioni consapevoli che per innovare veramente bisogna compiere tre passi sono quelle che
sanno creare la generazione successiva.
Alcide De Gasperi, uno dei padri della nostra Repubblica diceva: “La differenza tra un uomo politico e
uno statista è la seguente, mentre il primo pensa alle prossime elezioni, il secondo pensa alle prossime
generazioni”.
Credo che la stessa considerazione valga anche tra fare un passo (pensare ai risultati a breve) e fare tre
passi (pensare agli interventi strutturali).
Fare tre passi è difficile.
E’ difficile farsi capire, convincere gli altri, costruire qualcosa.
La maggior parte delle organizzazioni preferisce stare al centro di quella che viene chiamata “curva a
campana”, che altro non è che la rappresentazione grafica della maggior parte delle misurazioni.
Prendiamo ad esempio la statura, da una parte ci sono i fantini, dall’altra i cestisti, ma la maggior parte
delle persone tenderà a collocarsi al centro della curva, nella zona della statura media.
Le persone e le organizzazioni che si posizionano al centro della curva hanno scelto la mediocrità
deliberatamente, o hanno finito per ritrovarcisi senza volerlo?
Sappiamo che in qualunque mercato i ritardatari sono spazzati via; le aziende che arrancano dietro il
nuovo prodotto della concorrenza vedono diminuire le loro vendite.
Le persone che non agiscono con sufficiente energia rischiano, non solo di tarparsi le ali della crescita
personale e professionale, ma di perdere anche le posizioni a suo tempo acquisite.
L’aspetto più affascinante della curva a campana è che ci sono persone e organizzazioni che gravitano
spontaneamente verso una sua certa parte.
C’è chi, si vada lenti o veloci, decide di stare sempre qualche passo dietro agli altri, c’è chi tende a stare
nel gruppo, e c’è chi si adopera nel cercare di essere sempre qualche passo avanti.
Il segreto, di una semplicità disarmante, è quello di non aspettare che il settore muti per cambiare la
propria posizione sulla curva, ma cambiare istintivamente il proprio punto sulla curva.
Se ci si abitua ad essere eccezionali (nel senso di porsi come eccezione) probabilmente lo si resterà per
sempre.
La differenza è sempre tra chi sceglie di dove porsi rispetto alla curva, e chi lascia che sia la curva a
decidere per lui.

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