Sin dai primi anni di vita, abbiamo una voce che accompagna le nostre esperienze: è il dialogo
interno, quella voce che con il passare del tempo diventa talmente familiare ed automatica, tanto
da non permetterci di accorgerci della sua presenza, a meno che non la si vada a cercare e ci si
fermi ad ascoltarla.
E’ importante capire quale effetto può avere su di noi e sapere e che, grazie ad essa, si può
cambiare.
E’ un voce che commenta, esorta, critica, consola e che dovemmo provare ad ascoltare , con
distacco, al fine di comprendere cosa ci dice e, soprattutto, come ce lo dice.
In alcuni momenti ha la voce dolce di un genitore affettuoso, in altri è un giudice supremo.
pronto a notare, e far pesare, i nostri errori.
Di chi è questa voce che ci critica, in un modo così sgarbato, che non useremmo con nessuno al di
fuori di noi stessi?
Ma soprattutto perché conviverci, visto che a volte non è amichevole, e tende, a portarci a
percorsi autocritici che ci sottraggono energie?
Dipende dalle circostanze e dal rapporto che abbiamo con noi stessi.
Ci sono persone che, quando parlano a se stesse, sono così severe, dall’arrivare a farsi male, quasi
a svuotarsi della possibilità di poter essere protagonisti della propria esistenza, ve ne sono altre
invece che, cercano di farsi cullare da questa voce interiore, quasi a recuperare serenità ed
equilibrio, al fine di superare i momenti no ed affrontare la vita con entusiasmo.
A volte questa voce interiore ci ricorda qualcuno, ricordi che è utile lasciar emergere, spesso sono
momenti importanti dell’infanzia, spesso sono avvenimenti che hanno segnato, non con una certa
sofferenza, la nostra vita.
Una volta riconosciuta la probabile fonte, bisogna chiederci come mai alcuni di noi si alleano con
un giudizio il più delle volte negativo, e perché non prendano le proprie difese, quasi che la voce
sia una sentenza inappellabile.
Non siamo obbligati ad obbedire automaticamente, possiamo ribellarci, anche se non è facile
cambiare le proprie abitudini legate ad un atteggiamento deprimente cristallizzato
Proviamo a cambiare abitudini comunicative interne, perché quello che ci diciamo ha un potere
autoipnotico: ripetersi “Non ce la farò” diventa una profezia autoavverantesi, ripetersi “Ce la
farò”, anche.
Un’aspettativa di fallimento, confermata dai fatti, si rinforza per il futuro, ed anche insultarsi, o
giudicarsi non positivamente, fa male: se me ne dico di tutti i colori non c’è da stupirsi che il mio
umore sia nero.
Farsi degli apprezzamenti positivi ha effetto sulla chimica cerebrale: i complimenti aumentano la
produzione di endorfine, così come le critiche distruttive la bloccano.
Tutti abbiamo una voce interna, a volte ci dice bene, a volte ci dice male: in qualunque caso
dovremmo volerci bene al punto da non deprimerci per i nostri messaggi interiori non positivi, e
da non esaltarci per gli altri: la serenità è equilibrio, l’equilibrio è saper bilanciare il nostro
dialogo interiore.

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