La smania di migliorare se stessi nasce da un disagio profondo.
E’ una molla salutare che aiuta a cambiare, ma talvolta si traduce in ulteriore malessere: quando
nasconde una sostanziale non accettazione di sé.
Le vie per perfezionarsi sono molteplici, corsi per apprendere a muoversi, respirare, amare, fare i
genitori, mangiare meglio; nondimeno manuali di questo genere vanno a ruba.
Sono tutti stimoli che aiutano a piacersi di più, se accolti come alleati da qualcuno che già si
piace.
Ma se la voglia di migliorarsi presuppone un giudizio drastico del tipo “Così non vado bene”, il
rischio è che, finché non ci si sente perfezionati, non si può essere felici, o fare scelte importanti.
Si finisce con lo spendere molto tempo, denaro ed energia in un’impresa che rischia di diventare
controproducente.
Sentirsi giù, pur non avendo nessun reale problema, finisce col peggiorare la situazione,
facendoci sentire in colpa per l’incapacità di gioire: della primavera, della salute, del benessere,
delle piccole cose, ecc.
Talvolta una situazione sin troppo privilegiata può scatenare il malessere: raggiunti gli obiettivi
fondamentali, senza mete per cui lottare, subentra una strisciante demotivazione.
Bisogna allora trovare un nuovo sogno da condividere e far diventare realtà.
Spesso quello che manca a chi si sente infelice senza una ragione apparente è anche una rete di
rapporti reali, profondi, autentici, con persone con le quali potersi identificare.
Se non c’è questa, le altre relazioni servono a poco.
Sentirsi in colpa perché si sta male, senza motivi legittimi, non è giusto verso se stessi.
E’ invece importante accettarsi, ascoltarsi e cercare di eliminare le paure, i pregiudizi e anche
solo la pigrizia, che spesso impediscono un’apertura reale.
Forse ciascuno di noi dovrebbe innanzitutto, e semplicemente, avere fiducia di possedere un
potenziale splendore che bisogna solo non ostacolare, e lentamente scoprire.
Il paradosso è che si riesce a cambiare in meglio solo se ci si accetta, e non se partiamo dal
presupposto contrario.
La felicità non è mai alla fine del percorso, ma nel durante, nel sapersi accettare, perdonare,
apprezzare e sostenere.

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