Nel mondo vero, quello dominato dall’innovazione, dove il valore sta nella creatività continua, le torri
d’avorio dei vertici aziendali non sono piedistalli, bensì prigioni che confinano all’esterno il resto della
comunità con tutte le sue idee, isolando i leader da una realtà ricchissima di opportunità di apprendimento
e di crescita.
La soluzione è semplice: alzarsi dalla scrivania ed uscire dall’ufficio.
Non per concederci una vacanza o per “dirigere passeggiando”, non per dare un’occhiata all’officina dello
stabilimento, per ascoltare i clienti o per studiare la concorrenza.
Sono senza dubbio cose importanti, ma non è con queste che si crea il futuro, bisogna andar oltre; per
attuare nuove iniziative sul mercato bisogna intraprendere con serietà, rigore e creatività un processo di
rinnovamento di se stessi e di ogni aspetto del business.
Quindi usciamo.
Usciamo dapprima dalla zona di sicurezza rappresentata dal nostro ufficio nel quale tendiamo a tutelare
ed onorare la nostra esperienza, quando invece dovremmo metterla in dubbio per poterne provocare il
rinnovamento.
Usciamo e proviamo l’inesperienza, quasi a partire da zero, scoprendo cose nuove. Per pensare giovane,
non bisogna essere giovani.
Basta fissare un giorno tutto per noi per dedicarci a qualcosa che non avevamo mai provato prima, senza
pregiudizi.
Usciamo poi dal quadro di riferimento consueto: il mezzo più efficace per aprire la mente è una scossa di
novità, frequentando nuovi ambienti e trovando nuovi punti di riferimento.
Andare in luoghi dove non si è mai stati prima (a una seduta del consiglio comunale, piuttosto che una
serata alla bocciofila) cercando l’opposto di tutto ciò a cui si è abituati al fine di stimolare i sensi che
solitamente usiamo poco.
Lasciamoci guidare dalla curiosità, usciamo dalla consuetudine.
Infine dobbiamo essere capaci di uscire dalla nostra pelle, risvegliando in noi le passioni, i sogni, i
progetti.
Tutti abbiamo traguardi che si nutrono di fantasia, recuperiamone uno e facciamone la nostra seconda
occupazione.
Perseguire i propri sogni non significa dedicarsi a troppi progetti con il rischio di non portarne a termine
nemmeno uno, e nemmeno cambiare lavoro.
Basta guardare le persone e le aziende più straordinarie che dedicano tempo ed energie a ricercare
persone, luoghi ed esperienze con una curiosità che è seconda solo all’umiltà del ricercatore.
Dobbiamo avere il desiderio di esplorare, essendo disposti al rischio di trovarci in situazioni disagevoli,
facendo domande che nessuno osa fare, disposti a ricominciare da capo.
Conforta sapere, come diceva il maestro Alberto Manzi, che non è mai troppo tardi.
Non chiudiamoci in attesa che il nostro tempo sia scaduto, il futuro non si nasconde sotto la nostra
scrivania, il futuro è fuori.

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