Se il mondo esterno si presenta vasto e variegato ai nostri occhi, anche il nostro mondo interno non è da meno.
Impulsi, sensazioni, emozioni, pensieri, immagini e intuizioni si fondono e confondono tra loro, rendendo spesso difficile il comprendersi, causando confusione, dispersione di energie e minor efficacia nelle nostre iniziative.
Al contrario, conoscerlo, può rendere più facile, scorrevole e serena la nostra esistenza, permettendo di evitare molti conflitti interiori, ottimizzando l’uso delle nostre energie.
Come si conosce il proprio mondo interiore?
Nello stesso modo in cui si conosce la realtà esterna: osservando, esplorando, frequentando.
Più spesso passeggiamo tra le vie di una città, tanto più rapidamente la conosceremo.
Il problema è che non siamo abituati a “passeggiare” nel nostro mondo interiore.
Sia la psicologia, che le più antiche culture orientali, offrono diverse possibili “mappe” di esplorazione interna, unite a strumenti “pratici” sostanzialmente riconducibili ad una unica direzione: risvegliare l’osservatore interno, da alcune discipline definito come il Centro, l’Io o il Sé.
Come possiamo fare?
Cominciamo col fermarci, anche solo per pochi istanti, rallentando la nostra corsa quotidiana, guardiamoci dentro e chiediamoci: “Come sto in questo momento”?
Basta veramente poco per ascoltarsi, parlarsi e cominciare a conoscersi!
Cambiare il modo di parlare a se stessi, soprattutto per chi non è abituato, è possibile.
Alcuni accorgimenti possono migliorare la nostra comunicazione interna, con l’effetto di rendere la convivenza con noi stessi più armoniosa.
Il dialogo interno, pur non essendo inconscio, è di solito automatico, ma se ci ascoltiamo con attenzione non è difficile accorgerci di quello che ci diciamo e di come ci sentiamo.
Anche se le abitudini sono radicate, cambiarle è possibile; provando alcuni suggerimenti, che si sono dimostrati validi per migliorare la qualità della comunicazione interpersonale, ma che funzionano anche se li applichiamo a quella intrapersonale.
E’ importante utilizzare frasi positive, anziché quelle contenenti la negazione (ad esempio: “Voglio star bene” invece di “Non voglio soffrire”), non utilizzare termini totalizzanti o tragici (mai, sempre, terribile, allucinante), evitando di insultarsi, sminuirsi, paragonarsi.
Cerchiamo di apprezzarci con frasi d’accettazione e d’incoraggiamento: è dimostrato che il pensiero positivo porta al successo.
Quanto appena detto per molti di noi potrà suonare antico e già sentito, ma la domanda di fondo è:
già provato?
Non si tratta di mettersi una maschera sorridente, ma di cominciare a sorriderci dentro.
E’ fondamentale ascoltare ciò che si prova, e poi cercare di vedere la realtà per come potrebbe essere, oltre che per come è.
Ci vuole fiducia, e se non ottimismo, almeno “possibilismo”!

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