RESTARE-IN-AFFARI-www.pr3.it-www.corsodivendita.com-oliviero-castellaniNon credo di essere la persona più facile come “capo”, pretendo molto da chi lavora con me, ma pretendo molto anche da me stesso.

Benché possa sembrare un luogo comune, non chiedo mai ai miei collaboratori nulla che risparmio a me stesso, e pretendo da loro lo stesso atteggiamento quando sono a capo di progetti per i quali si trovino a coordinare un gruppo di lavoro. Se chiedo a qualcuno di fare la trottola per una o due settimane cambiando 8 città in 10 giorni, è perché, io per primo sono impegnato nel medesimo “tour”, se non peggio, e chiunque in ufficio, guardando la programmazione, lo può vedere.

Non sono né masochista, né stakanovista, ma ho sempre pensato di non chiedere agli altri, ciò che non posso, o voglio, chiedere a me stesso.

Un’altra regola per me fondamentale è separare il lavoro dalla vita, minimizzando le relazioni con i miei collaboratori fuori dall’ufficio; questo aiuta a preservare il rapporto … è impossibile confidarsi con qualcuno la sera e la mattina dopo illudersi di essere completamente se  stessi, anche nel semplice trattare sul piano professionale, con quella persona.

Negli anni poi ho letto, approfondito, sperimentato (a volte con successo e a volte fallendo) filosofie manageriali di cui si legge sui libri, o si sente parlare all’università, o nel corso di qualche conferenza o master.

Ho imparato, mio malgrado, che, non appena si introducono gli esseri umani (personalità ed egoismi per essere chiari), anche le teorie più accorte si infrangono: filosofie e teorie manageriali sono sempre battute dalla vita vera.

L’unica filosofia manageriale che sinora posso dire abbia (quantomeno per me) funzionato è l’essere flessibile, sforzandomi di diventare ugualmente solido.

Io credo che uno spirito competitivo (nel senso più corretto del termine) sia fondamentale per il successo personale, e per quello dell’azienda.

Una delle prime misure di questo successo è quanti passi si è avanti rispetto alla concorrenza, imparando a non autocompiacersi e a non sottovalutare la concorrenza stessa, perché negli affari, la gara non finisce mai, non vi sono distacchi incolmabili, ed il concorrente ha sempre tutto il tempo per raggiungerci.

Gli affari sono una gara, e qualunque competizione sofisticata e di alto livello è, quasi esclusivamente, una gara di teste.

La “gara interiore degli affari”, come potrebbe chiamarsi, richiede la comprensione dei paradossi degli affari quali “meglio crediamo di cavarcela e più dovremmo preoccuparci”, ovvero “più siamo soddisfatti dei nostri successi e delle mosse geniali che abbiamo messo in atto in passato, più ci conviene stare in guardia”.

Se dovessimo imparare dai campioni dello sport potremmo osservare tre caratteristiche attitudinali:

  1. Ogni meta raggiunta diventa subito un gradino verso una meta più grande
  2. La capacità di rendere al massimo negli appuntamenti che contano
  3. La capacità di battere gli avversari

Queste tre caratteristiche trovano applicazione anche negli affari, ed infatti ognuno di noi può adattarle a se stesso, nel rispetto della propria persona, natura e indole: sono un barometro, e a volte una bussola, per misurarci nel lavoro.

Riuscire ad essere un vincitore senza mai far sentire l’altro un perdente è molto più che un talento, è la capacità interiore di riconoscere a se stessi che, per quanto bravi possiamo essere, per restare in affari dobbiamo rimanere in equilibrio con tutto ciò che questi comportano: persone, obiettivi, risultati, teorie, filosofie, etica.

Una volta un Cliente mi chiese “ma essere corretti negli affari paga sempre?”.

Risposi semplicemente “di certo non pagherà sempre, ma lo trovo estremamente comodo e poco faticoso, e mi permette di fare affari con Clienti simili a me”.

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