L’intuito nelle relazioni d’affari

INTUITO-www.pr3.it-www.corsodivendita.com-oliviero-castellaniCi sono regole per avere successo nella vita, e pertanto negli affari?

Potremmo dire tranquillamente “si”, anche se poi le ricette che da più parti provengono, non sempre sono uniformi, e a volte sono pure contrastanti.

Tra tutte le regole prendiamone cinque, sapendo che la lista potrebbe essere sia allungata, che contestata: capacità, ambiente, fortuna, motivazione, intuito (l’ordine non è prioritario).

La capacità è sicuramente legata alla conoscenza specifica ed all’aggiornamento continuo, e quindi alle abilità che maturano col tempo e con l’esperienza: non è un talento, ma è qualcosa che si acquista nel tempo, grazie al saper collegare diverse esperienze specifiche, generalizzandole, ed aumentando, di conseguenza, il proprio bagaglio culturale.

La conoscenza dell’ambiente (territorio, persone, ecc.) e avere le giuste informazioni su di esso è fondamentale; trovarsi bene e sapersi (quantomeno) muovere, aumentano considerevolmente le possibilità di successo.

La fortuna divide le opinioni, c’è chi dice che è cieca (e che è la sfortuna a vederci benissimo), e c’è chi dice che va conquistata (nulla succede per caso); tutti concordano che, senza almeno un po’ di “buona sorte”, le cose non funzionano, o si fa gran fatica a farle funzionare.

La motivazione è quella “fame” che ci spinge a volere ottenere un determinato risultato: più la “fame” è forte, più siamo disposti ad apprendere, imparare, sviluppare capacità e, talvolta, anche a subire; più è debole, più facilmente molliamo il colpo.

Non ultimo l’intuito, ovvero il saper “leggere” le situazioni correttamente e prima degli altri.

Nel film “Amici miei” vi era un tormentone che, accompagnando momenti di grottesca ilarità, descriveva il genio come un insieme di doti quali la fantasia, l’intuito, la decisione e la rapidità di esecuzione.

A pensarci bene è così anche nelle relazioni di lavoro, dalla più semplice, alla più complessa, e, per quanto possano cambiare tempi, modalità contesto e motivazioni, intuito, creatività, decisione e rapidità di esecuzione sono le qualità che contraddistinguono le persone negli affari.

Se intuire è la capacità di gettare utilissime occhiate nell’animo altrui, non è possibile esercitare tale dote se non si sviluppano contemporaneamente due peculiarità che ne affinano la sensibilità, ovvero le capacità di osservare e ascoltare.

Se l’intuito è la possibilità di sentire con la “pelle”, è difficile riconoscere i segnali che la stessa ci manda se siamo troppo concentrati su noi stessi, su quello che abbiamo da dire e su quello che vogliamo o non vogliamo, in quanto, così facendo, limitiamo, e a volte azzeriamo, le nostre attività di ascolto e osservazione.

Nelle innumerevoli relazioni di lavoro che quotidianamente mi trovo a dover affrontare, vedo interlocutori (diretti o indiretti) troppo occupati ad ascoltare se stessi per dar retta agli altri, e, inevitabilmente, “sbattono sempre contro lo stesso muro” non solo non riuscendo ad evitare il colpo, ma non capacitandosi di come questo possa accadere e prendendosela, di conseguenza, col “mondo intero”.

Possiamo dire che queste persone hanno capacità d’ascolto e osservazione vicino allo zero e che, come diceva Roger Miller, anziché sentire l’arrivo della pioggia, riescono sistematicamente a bagnarsi, aprendo il proprio ombrello in ritardo (sempre ammesso che lo aprano), vanificando le proprie possibilità intuitive.

Tutti  siamo dotati di intuito: c’è chi si sforza di svilupparlo, c’è chi si accontenta di quello che ha, c’è chi tende a comprimerlo.

E’ l’intuizione che ci permette di vedere oltre il presente, di “vivere” la “vera” natura di un individuo, aldilà delle maschere che ognuno di noi può indossare a seconda delle circostanze.

Più conosciamo una persona e più riusciamo a penetrare nel suo “io”; una tale conoscenza è di valore inestimabile, ma richiede che si parli di meno e si ascolti, e si osservi, di più, permettendo al proprio intuito di crescere e svilupparsi.

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