DIALOGO-www.pr3.it-www.corsodivendita.com-oliviero-castellaniSi può dire che “in principio è la relazione”, il rapporto io – tu come espressione a tutto tondo del dialogo, dell’incontro tramite la parola.

Gli esseri umani entrano in relazione tra loro nel dialogo, tramite la parola che fa da ponte tra un io e un tu.

Due soggetti mettono a confronto, nel dialogo,  le loro dinamiche esistenziali, il loro mondo culturale, i loro vissuti quotidiani.

Il dialogo e la relazione, però, si impongono con tutta la loro carica positiva e creatrice solo nella misura in cui la parola di un soggetto non sia prevaricante nei confronti dell’altro.

In pratica, la mia parola non deve invadere in modo corrosivo lo spazio esistenziale del mio interlocutore, bensì deve porsi in ascolto anche della sua parola.

Non a caso Heidegger dice che “la parola autentica è il silenzio”, esprimendo un chiaro riferimento alla capacità del saper ascoltare.

L’affermazione di Heidegger, adattata al nostro discorso, viene a significare una vera relazione proprio in quanto “nel mio silenzio faccio in modo che l’altro possa esprimere se stesso, le sue convinzioni, la sua visione del mondo”.

Questo modo di pormi contribuisce al mio arricchimento, proprio perché donando all’altro il mio silenzio, lo rispetto nella sua dignità e metto a confronto il mio mondo con il suo, in una continua tensione dialettica.

Le finalità ultime del dialogo e della relazione consistono nella ricerca del bene comune, di un punto di contatto, che, pur nella diversità delle opinioni, miri a costruire un società dove i “dialoganti” possano godere degli stessi vantaggi.

L’uomo è tale nella misura in cui si rapporta all’altro in uno scambio di domande e risposte su tutto ciò che lo circonda.

Il dialogo, infatti, presuppone un io e un tu: potremmo chiamarlo uno “sfregamento di anime.”

Il termine “sfregamento” rende assai bene l’idea di un confronto forte, anche ruvido, ma sempre finalizzato alla ricerca di un sapere autentico, dove lo scambio di domande e risposte mira a far progredire nella verità le anime dialoganti.

Il dialogo mira, allora, “a spogliare l’anima” dai pregiudizi e dalle apparenze per condurla a contemplare ciò che è “bello e buono”.

Volendo ricorrere all’ausilio degli antichi filosofi, ricordiamo Platone che, facendo riferimento al maestro Socrate, asserisce come l’educazione sia una scienza che ha per fine l’anima, che va “curata” tramite il dialogo filosofico.

Questo, però, è possibile solo partendo dalla conoscenza di se stessi.

Platone soleva dire: “se ci conosceremo, noi sapremo forse anche qual è la cura che dobbiamo avere di noi stessi; se non ci conosceremo, non lo sapremo mai”.

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