MANAGER-OGGI-www.pr3.it-www.corsodivendita.com-oliviero-castellaniQuando si parla di management il pensiero corre subito ai grandi manager, persone vincenti e ricche, che amministrano grandi capitali.

Il termine management significa “direzione, gestione, amministrazione”.

Una gestione finalizzata e coordinata al raggiungimento dell’obiettivo e che consta di quattro momenti fondamentali: programmazione, organizzazione, direzione e controllo attuativo.

Di giorno in giorno ci confrontiamo con più organizzazioni e di molte di queste facciamo anche parte: la famiglia, gli amici, i gruppi professionali, politici, di lavoro, aziende di qualsiasi dimensione pubbliche e private, gruppi finanziari, ecc.

In ognuna di queste la “competenza manageriale” offre una chance in più a chi è in grado di giovarsene; la competenza nel management è applicabile a tutti i fattori della vita.

Si potrebbe dire che più una persona è dotata di capacità manageriali, più è probabile che, gestendo prima di tutto se stessa, e il suo sviluppo professionale, riesca a migliorare in ogni aspetto il suo standard di vita.

Un buon manager deve essere in grado di fornire risultati in differenti situazioni di lavoro, anche diversissime tra loro, e se avrà fornito un buon management ad una determinata azienda, è molto probabile possa fornirne uno altrettanto valido ad un’altra.

Ma cosa vuol dire essere manager oggi?

L’immagine del manager si è profondamente modificata nel corso dell’ultimo secolo seguendo, come è naturale, l’evoluzione culturale, tecnologica ed economico-finanziaria della società.

Poco alla volta, soprattutto a partire dalla fine degli anni settanta del secolo scorso un mercato sempre più competitivo ha obbligato molti manager, per rimanere a galla, a divenire molto aggressivi, sensibili ai continui mutamenti sociali, determinati al decidere in tempo reale e, soprattutto, immolati agli obiettivi di budget.

Oggi questi manager rampanti, un poco alla volta, vanno scomparendo, bruciati soprattutto per l’interesse eccessivo per la carriera e dalla rincorsa di risultati personali che permettessero loro di vendersi bene sul mercato delle teste.

Questo li faceva lavorare con un’ottica di breve periodo, cercando brillantemente l’interesse immediato dell’azienda, ma creando il più delle volte le basi per infauste prospettive in fasi temporali più ampie, bruciando risorse e riserve di risorse.

I manager più brillanti, quelli su cui le proprietà fanno affidamento, sono coloro che hanno saputo realizzare la crescita a breve, non deludendone le aspettative di lungo periodo, lavorando soprattutto per l’azienda con l’obiettivo di consentirle di reggersi da sola e progredire.

Parliamo di quei manager che hanno una spiccata capacità di leadership, che sanno imporsi grazie alle proprie competenze relazionali, che non hanno bisogno della tutela di rigide gerarchie, e la cui stabilità nel ruolo è legata alla sicurezza morale e materiale che riescono a fornire all’azienda.

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