PERSONE-FUTURO-www.pr3.it-www.corsodivendita.com-oliviero-castellaniAll’inizio degli anni 90 mi trovai spesso coinvolto in quelle che allora si chiamavano “indagini del clima aziendale”, un questionario anonimo che quasi tutte le aziende sottoponevano ai propri dipendenti (ogni uno o due anni) al fine di conoscerne la percezione dell’ambiente di lavoro.

La maggior parte di queste aziende ha abbandonato tale pratica velocemente (un po’ perché per alcune “modaiola”, e un po’ perché non sempre fa piacere sentirsi dire quello che non si vorrebbe sentire, pur avendolo sotto gli occhi).

Le più serie e motivate ai processi di miglioramento perseverano nel voler conoscere il punto di vista dei propri collaboratori, accogliendone volentieri anche i suggerimenti, e ancora oggi, molto meno spesso di 20 anni fa, mi trovo coinvolto in queste attività che, se fatte con dovizia, sono estremamente utili al perseguire i risultati che ogni azienda si attende.

Se è vero che il futuro di una società e di un ente dipende dalla sua capacità di soddisfare i criteri selettivi del mondo esterno, e quindi essere in grado di produrre e fornire beni e servizi in grado di soddisfare le richieste e le aspettative di clienti e utenti, è difficile immaginare un’azienda che sia in grado di soddisfare tali richieste ed aspettative avvalendosi di persone con basso livello di qualità comportamentale ed attitudinale o, peggio ancora, demotivate.

Lo stesso dicasi per le attività di un reparto, di un’azienda, di un’organizzazione.

Concentrarsi sulla qualità di prodotti e processi, ma allo stesso tempo trascurare la crescita delle proprie persone, vuol dire non curarsi, soprattutto per chi opera nei servizi e quindi nell’offerta di beni intangibili, e perciò molto spesso indifferenziati (si pensi alle banche, alle agenzie di assicurazioni, alle agenzie immobiliari, utility, ecc.), degli sforzi e delle performance individuali che possono determinare percezioni “buone” o “cattive” da parte del cliente, per cui la qualità del servizio diventa quasi un sinonimo di qualità personale.

Lo stesso vale anche per chi vende beni tangibili e differenziabili, anche se qui, a volte, prodotto e prezzo possono aiutare nella vendita, ma non nella fidelizzazione.

Se tutto il personale di un’azienda facesse del proprio meglio, e fosse realmente “impegnato” ogni giorno, qualunque organizzazione avrebbe un futuro promettente.

Purtroppo ho riscontrato, a torto o ragione, e per i più svariati motivi, che la gran parte delle risorse non sono motivate ad esprimere il massimo del proprio potenziale.

Interrogate sul perché la risposta più gettonata è stata “non mi sento motivato per rendere come potrei”; potremmo discutere per paginate su questa frase, ma escludendo quelli che utilizzano la parola “motivazione” in modo strumentale e puramente gratuito, occorre definire un punto fermo: il compito più importante del management è ottenere il massimo dalle persone, che sono la più importante delle risorse di ogni organizzazione.

Una società con prodotti e servizi, ma soprattutto persone, di “qualità” avrà molto probabilmente clienti soddisfatti ed opererà in un’atmosfera di soddisfazione fatta di risultati finanziari  e immagine migliori, e quindi predisponendosi ad un futuro più roseo.

Un senso di orgoglio, per un ciclo positivo di sviluppo, fatto dai successi dell’azienda, crea una sensazione generale di benessere, stimolando lo spirito di gruppo, valorizzando il singolo.

Sta al manager (capo o supervisore che dir si voglia) ispirare ogni persona a dare il massimo al fine di migliorare costantemente i propri standard, sta alla persona cogliere questa ispirazione sapendo che non sarà solo l’azienda a beneficiare del suo sviluppo, ma lo sarà anch’ella a livello individuale, estendendo tale beneficio alle proprie relazioni familiari e sociali.

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