TRASMETTERE-SAPERE-www.pr3.it-www.corsodivendita.com-oliviero-castellaniPrendendo spunto dalla frase di George Bernard Shaw “Quelli che possono fanno, quelli che non possono formano”, ho posto questo quesito Un manager che non sa trasmettere ciò che sa, o che non trova il tempo per farlo, e che non ha il coraggio di definire se stesso in rapporto all’utilità verso gli altri, può comunque essere definito un manager competente?”

Alla riflessione sull’ammissibilità di un distacco tra il saper fare e il saper trasferire i propri saper fare, ho raccolto 14 contributi di manager, formatori ed esperti di gestione delle risorse umane.

Vi è da dire che molti hanno associato la parola “formare”, essendo peraltro il quesito posto dal sottoscritto, all’attività di formatore, sollecitando pertanto interessanti distinguo.

Ritornando a G.B. Shaw, e citando, tanto per non farci mancare nulla, Lao Tze con la sua “Chi sa fa. Chi non sa insegna.”, possiamo dire che, se prese alla lettera, queste affermazioni ci porterebbero ad un inevitabile interrogativo, soprattutto nel mondo del lavoro, “ma cosa può insegnare uno che non sa fare”?

Riflettendo anche in funzione di aziende sempre più orientate ai risultati economici di breve termine, e quindi focalizzate a misurare e quantificare le abilità di un manager soprattutto in merito ai risultati immediati di business, che significato e che esplicitazione possiamo dare al “saper definire se stessi in rapporto all’utilità verso gli altri”.

Per alcuni essere bravi manager è una cosa, essere bravi formatori è altra cosa, in quanto si può insegnare tantissimo, senza spiegare assolutamente nulla, semplicemente facendo bene il proprio  mestiere e, nel momento in cui, con costanza di risultati, si riescono a portare a termine gli obiettivi che l’azienda  ha prefissato, questo manager ha tutto il diritto di essere definito competente, anche in mancanza di capacità dialettiche.

Per altri i manager, se vestissero i panni del formatore, sarebbero manager migliori in quanto
formare significa fermarsi, analizzare, razionalizzare, sintetizzare, comunicare.

Alcuni anni fa, circolava una barzelletta che faceva sorridere e che diceva più o meno così: ” Sai perché la lepre corre di più del cane da caccia ? Perché la lepre opera per conto proprio, mentre il cane … conto terzi”.

Forse oggi, a questa battuta, qualcuno potrebbe risentirsi o addirittura offendersi, ma è chiara la differenza che esiste tra chi “sa fare” e chi “sa fare e … lo fa”.

I manager sono dei formatori “da campo” ogni santo giorno, che lo vogliano o meno; nel bene e nel male formano i propri collaboratori, soprattutto con l’esempio, e se non sono in grado di far crescere i collaboratori, sicuramente hanno, e generano, forti lacune.

Sorgono spontanei alcuni interrogativi.

Se il risultato è una conseguenza, quanto conta saper influire, guidare e indirizzare gli altri?

Fare tutto questo non significa formare, cercando di essere utile agli altri, oltre che a se stessi?

Se “tutti siamo utili e nessuno indispensabile”, quanto è importante la trasmissione del sapere?

Se il sapere non fosse stato condiviso, l’umanità sarebbe avanzata?

In altre parole, se trasmettere agli altri le nostre conoscenze è il miglior modo per mettere a frutto la nostra cultura e la nostra persona, anche in azienda educare, nel significato pieno del termine, è un dovere che tocca tutti perché è l’unico modo per dare senso e continuità alla propria esperienza, sia di apprendimento, che lavorativa.

Come molti di coloro che hanno contribuito a questa riflessione ho avuto degli ottimi maestri che sapevano fare bene il loro mestiere di manager e che avevano anche l’intenzione, e la lungimiranza, di trasmettere ciò che sapevano.

Se avessi posto ad alcuni di loro questa domanda, probabilmente, ricordandone la filosofia, non avrebbero giudicato e mi avrebbero risposto ponendomi degli interrogativi “il fatto che altri non insegnino non significa che non siano competenti, semplicemente non sono utili, alla lunga, neanche a se stessi; bisognerebbe capire perché fanno così. Hanno il desiderio di sentirsi indispensabili o pensano che siano gli altri che debbano sforzarsi nell’apprendere osservandoli, o molto più semplicemente, credono che sia l’esempio quello che conti, e che rispondere a domande, colmando le lacune di chi chiede, sia più che sufficiente?”.

Hanno contribuito: Maria Carla Lombardi Management Consultant at E-consultant;  Lucio Macchia Telecom Italia manager; Francesco Stanchi payroll specialist at CNA Servizi Bologna; C. Contessa Marketing at Lavoro.Doc S.p.a; Alessandro Solustri Project Office & Business Process Improvement Supervisor at Toyota Financial Services; Lorenzo Lume Sales Director at Iperclub S.p.A.; Francesco De Biase Founder & CEO at Intesia Communication,  – Telecommunications Industry; Vito Massimano Formazione, sviluppo manageriale e selezione; Patrizia Spaggiari Consulente HR e formazione outdoor; Luca Masellis Head Recruting and development  at API Anonima Petroli Italiana spa; Luciano Cassese Presidente at Associazione Formatori Professionisti; Riccardo Borgna Area Manager Finrete; Fabrizio Balzer senior partner at MLC-marketing lines consulting; Danilo Spina Country Sales Manager at GKI.

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