Se è vero che avere un ruolo di leader non basta per essere un leader efficace, cos’è che fa di un leader ciò che è?

56 Responses to Domandona

  1. Gisella Vonesch scrive:

    Buona sera, giusto definirla domandona!!! Quando si parla di leadership tutto acquista dimensioni notevoli!!
    Sono un coach professionista e spesso con i miei coachee affronto il tema della leadership.
    Rispondo molto sinteticamente, ma si potrebbero scrivere pagine sul tema.
    La leadership per me è un agire dall’essere, non nasce dal ruolo ma dal modo in cui ciascuno di noi è in grado di agire comportamenti da leader. Il focus si sposta quindi dal ruolo alla relazione: quanto più sono in grado di guidare e supportare, in termini di sviluppo, gli altri (collaboratori, peer, colleghi) e tanto più potrò essere riconosciuto leader dall’intera organizzazione.

  2. Roby scrive:

    competenza nel ruolo che deve espletare, con effettiva gavetta e non con una semplice laure ad honorem, saper ascoltare i propri collaboratori dando per primo l’imput di partenza di qualsiasi progetto comune, con forza e determinazione impegnandosi per primo, e’ non dietro un semplice accenno di comando senza cognizione di causa, ovvero comandare senza sapere cosa comandare, solo per il piacere di farlo.In poche parole per governare e comandare la nave bisogna aver avuto esperienze di marinaio e non esperienze di imbianchino.Quindi il vero leader deve conoscere il settore e il prodotto meglio di chi lo produce, solo cosi si ha maggior crescita in qualsiasi campo professionale.

  3. Riccardo Rasponi scrive:

    solo 1 cosa: l’esempio, come persona e come professionista.

  4. Nicola Bartesaghi scrive:

    Buongiorno Oliviero,
    domanda complessa che richiede una visione allargata del ruolo di leader.
    Suggerisco qualche approfondimento sulla materia:

    Robert I. Sutton “TESTA DI CAPO” – Come essere i migliori imparando dai peggiori
    Malcolm Gladwell “FUORICLASSE” – Storia naturale del successo
    Marchall Goldsmith con Mark Reiter “CIO’ CHE TI HA PORTATO QUI NON TI FARA’ ANDARE AVANTI” – Come evitare le 20 cattive abitudini che possono ostacolare la carriera.
    Giulio Cesare Giacobbe “COME DIVENTARE UN BUDDHA IN CINQUE SETTIMANE”
    Daniel Goleman – R. E. Boyatzis – A. McKee “ESSERE LEADER”
    Tom Peters “LEADERSHIP: motivare, delegare, realizzare”

  5. Manlio Caruso scrive:

    Il leader ascolta prima di decidere; informa costantemente i membri del suo team sul raggiungimento degli obiettivi; è disponibile e sensibile ai problemi personali; sviluppa le potenzialità in modo bilanciato; assegna il lavoro e le mansioni in ragione delle capacità individuali; incoraggia il rispetto, la comprensione e la fiducia all’interno del team; da’ l’esempio e concorda con il team standard di lavoro di elevata qualità; fissa target realizzabili, ma esige sempre prestazioni migliori; coordina e rappresenta i membri del team all’esterno, se del caso tessendone le lodi…………Ancora?

  6. Piero Guasco scrive:

    …l’header ispira….evoca….alle tue domande ha sempore le risposte che fanno venir voglia di farne altre….ti fa immaginare……ti fa osare….fa venir fuori da te cose che non sapevi di poter fare……..lo difendi…..lo porti ad esempio….non riesci a ricordare di lui nulla di negativo…….te lo ricordi x sempre…..x il momento non mi viene in mente altro di rlevante, pensando a quelli che ho avuto….parli di 1/2 persone, non capi!!!

  7. Alessandro Bassetto scrive:

    Sposo appieno quanto dice Manlio. In più aggiungo che leader e’ una persona affidabile, trasparente, che chiede fiducia, ma che la da allo stesso tempo, facendo sentire i suoi collaboratori importanti e cosi’ facendoli crescere professionalmente. E’ una persona corretta, che emana positività e voglia di fare x il raggiungimento di quello che e’ il fine comune: il bene aziendale. Potrei dire molto altro, ma mi fermo qui.

  8. enzo mataloni scrive:

    Secondo me per essere un Leader efficace bisogna……nascerci….. Per me infatti sono le capacità e le attitudini di una persona a far si che in certi ruoli esso risulti più efficace. Per questo personalmente credo molto poco nei corsi sulla Leadership: se infatti è vero che imparare un metodo e riflettere sugli aspetti che possono aiutarti può farti migliorare…..è altrettanto vero che se non sei capace di relazionarti con gli altri difficilmente potrai trasformarti in un “mago” delle relazioni.

    Mi verrebbe da rispondere uguale alla domanda: “Cos’è che fa di Maradona ciò che è stato?” Semplice: Maradona è nato con un talento…… Certo: poi si è allenato duramente, ha fatto sacrifici ma……sono certo (ahimè) che se mi alleno 12 ore al giorno io Maradona (o anche meno….) non lo diventerò mai…..

    Un Leader per me è colui che sa diffondere i propri valori agli altri creando uno stile aziendale: ma non scrivendolo su un pezzo di carta o semplicemente parlandone….. Piuttosto dando riscontri concreti e quotidiani, dimostrandolo con l’esempio in ogni piccola o grande scelta. E’ colui che condivide non solo a parole ma nei fatti, un “buon padre di famiglia” che sa delegare ed ascoltare, sa intervenire e sa prendere decisioni (….anche sofferte…..). E’ chi sa dichiarare i sogni che deve inseguire un’azienda condividendoli con coloro che fanno parte della sua squadra ma….. è anche chi sa ascoltare i sogni dei propri colleghi, aiutandoli a raggiungerli…..

    Tutto questo è capacità, è persona, è attitudine, è natura……. Certo: la natura va aiutata ma…..non esiste metodologia o Modello Organizzativo che possa fare di un incapace un vero Leader….

  9. Nicola Leone scrive:

    Buongiorno,
    la leadership deve essere intesa nell’ambito della dinamica di gruppo.
    Per gruppo: famiglia, associazione e ad esempio azienda.

    Un insieme di individui che interagisce elegge al suo interno un leader individuandolo in:
    – leader carismatico
    – leader autoritario
    – leader democratico

    Interessante come qualità e quantità di quello che i membri del gruppo producono con i diversi leader: con leader autoritario producono moltissimo ma di scarsissima qualità, mentre con quello democratico producono poco ma di ottima qualità.

    Per l’altro, quello carismatico, non è sempre possibile trovarlo: ad esempio il fondatore di una azienda, ma con il passaggio di comando generazionale difficilmente ci potrà essere ancora un leader carismatico.

    Le aziende, infatti, sono, come dire monarchiche \^_^/ più che costituzionali.

  10. Anna Maria Pirro scrive:

    La capacità di essere riconosciuto come leader dagli altri componenti del gruppo. Puoi avere il massimo delle competenze, puoi avere lo stipendio e il grado giusto per decidere, ma non puoi importi al tuo gruppo, devono essere loro a riconoscere in tè la capacità di guidarli…

  11. Maurizio Caponi scrive:

    mi occupo di risorse umane e formazione da diverso tempo e di definizioni ed approfondimenti sulla leadership e lo stile di leadership ne ho visti, condivisi e criticati tanti.
    Dovendo ricondurre il tutto ad una frase/immagine esemplificativa ed allo stesso tempo provocatoria, mi piace richiamare una frase che mi è rimasta impressa, ovverosia:
    ” i manager sono coloro che fanno bene le cose in azienda, i leader sono coloro che fanno le cose GIUSTE in azienda”.
    Cosa ne pensate?

  12. Andrea Rossi scrive:

    La capacità di fare autocritica e di utilizzarla per giudicare e guidare gli altri

  13. Ivana Cattaneo scrive:

    Buonasera a tutti. Secondo me un elevato grado di self awareness, autenticita’ e capacita’ d modulare stili di direzione diversi (a seconda della situazione senza venir meno a se stesso/a) fanno di un leader cio’ che e’

  14. Francesca Iachini scrive:

    il sapere è la forza di un leader.
    sapere inteso come: culturale, delegare, decidere, ridere e dirigere.
    oltre, la correttezza e onestà intellettuale

  15. Daniele Federico scrive:

    A parte le tante precisazioni ed elenchi “to do list” per il leader, appoggio la definizione di Gisella. Non ho mai fatto studi di managment o di coaching, ma personalmente sono anch’io convinto che la leadership sia un modo di costruire le relazioni nel gruppo di riferimento. (lo era all’asilo, a scuola, a lavoro, a casa…)

  16. Matteo Gritti scrive:

    A partire dalla definizione di Gisella, condivisa da Daniele ed anche confermata nella mia esperienza di coaching e consulenza, segue un’altra domandona: dove e quando alle Aziende servono dei leader, in quel senso che abbiamo cominciato a mettere a fuoco?

  17. Manlio Caruso scrive:

    Vorrei fare i miei complimenti a Francesca: sintetica, ma in poche parole, a mio avviso, ha detto tanto. Saluti.

  18. Daniele Loi scrive:

    A mio modestissimo parere posso dire che il leader è tale quando la sua influenza sociale verso gli altri diventa così forte da creare dei seguaci. Ciò che realmente costruisce un Leader è la “prepotenza” (in senso lato ovviamente) con la quale riesce ad imprimere la direzione delle azioni e degli atteggiamenti altrui e che quindi come dicevo prima vanno ad influenzare gli altri a tal punto che riescono a fidarsi realemtne di te e si lasciano guidare totalmente.

  19. Maria Carla Lombardi scrive:

    “Avere un ruolo di leader” non significa essere riconosciuti leader.
    Grandi le risposte di Piero e Maurizio, un leader è qualcuno che,in modo totalmente innato, trasmette sicurezza, serenità e fa sognare tutti nella stessa direzione

  20. Marco Briolini scrive:

    Propongo una domanda sulla domanda. Molti anni fa ad un congresso del PSI fu affisso uno striscione: “Craxi non si discute, si ama”. Cosa ne dite di questo esempio di “leader”?
    (naturalmente l’esempio on ha nessuna valenza politica, non voglio in alcun modo stimolare discussioni sulla figura politica di Craxi, ma riflettere sulla leadership)

  21. Fortuna Sara Veneruso scrive:

    il vero leader è probabilmente una figura “autorevole” e questo non è poco…Pur conservando il proprio ruolo, costruisce rapporti orizzontali con le proprie risorse e ne diventa il punto di riferimento. Decide gli obiettivi ed orienta le azioni sposando la linea di una gestione “partecipata” delle attività. E’ deciso, determinato ma non dimentica che la sua squadra è la sua forza….

  22. Paolo Agagliate scrive:

    Penso che un leader di ruolo sia tale quando permette agli altri di essere leader di fatto e li spinge in quella direzione.

  23. Marco Briolini scrive:

    Altra domanda: perché parliamo solo di leader e non di leadership? Non credo che il problema sia la figura, peraltro con il grosso rischio di confondere la leadership con il carisma che è tutt’altra cosa. Credo al contrario che la questione sia il BISOGNO di leadership (di un gruppo, di un’organizzazione…) e di conseguenza CHI, COME, CON QUALI CAPACITÀ sia in grado di rispondere a questo bisogno

  24. Roberto Petrucci scrive:

    A volte penso che stabilire un nesso tra leader e leadership e come cercare di capire chi è nato prima tra l’uovo e la gallina…Spesso il nesso non c’è: esistono leader senza leadership (ad esempio i militari) ed esiste la leadership senza il leader (ad esempio i guru). Quand’è, allora, che leader e leadership si incontrano? Credo che la “reazione” avvenga nel momento l’individuo acquisisca la consapevolezza di poter trasformare l’ambiente che lo circonda (intendendo lo spazio Lewiniano, cioè persone e cose e relazioni) orientandolo secondo un preciso obiettivo strategico tenendo presente il quadro generale. Penso che il mix di senso di auto efficacia, goal, capacità di proiezione, capacità di ascoltare gli altri, capacità di far crescere le persone e capacità di condividere il successo sia l’impasto vincente. Altra cosa è conoscere le quantità giuste di questi ingredienti..

  25. Osvaldo Danzi scrive:

    Penso che “leader” non sia un titolo, ma un riconoscimento. Non sono io a decidere se sono un leader, ma i miei collaboratori e le persone che mi stanno intorno.

    Non per niente, una delle più grosse e divertenti stupidaggini è la frase: “sii leader di te stesso!”

  26. Domenico Vecchi scrive:

    Si è leader non perchè “investiti” dal management aziendale, ma in quanto riconosciuti dai propri collaboratori, sia in termini di competenze (condizione sufficiente ma non necessaria) ma soprattutto in termini di coordinamento/guida del team. Per il resto la correttezza, serietà, integrità etcc..sono attributi assolutamente apprezzabili ma che contraddistinguono un buon capo non “necessariamente” leader.
    é uno status così intimo da non poter essere insegnato (e mi dispiace per tutta quella schiera di consulenti che ne fanno un business…) ma solo riconosciuto ed indirizzato verso l’obiettivo!

  27. Marina Fabiano scrive:

    Il leader, a mio parere, è come il regista che si muove sul suo binario per inquadrare la scena dall’angolazione più adatta. Così il leader deve sapere, saper fare, saper essere, saper far fare, secondo la situazione e la persona che ha di fronte; ed agire in maniera diversa: dall’estremità autoritaria all’angolo del coach. Ecco, il leader ideale è “eclettico”, ma ben preparato. Questa competenza parte da un’ottima conoscenza di sè.

  28. Anna Guarneri scrive:

    Buonasera Oliviero, ho sempre ritenuto affascinante il tema riguardante la leadership, ed essendo questa strettamente legata al potere ci conduce così in tempi remoti e perfino arcaici, ritrovando l’origine antica delle idee che possediamo sul potere: sono idee legate agli antichi miti e ai leggendari eroi espressione del comando e della forza, immagini che appartengono al nostro patrimonio culturale che ci indica la via eroica del potere.

    Tra gli studi sulla leadership che da tempo risultano maggiormente accreditati e che non seguono indirizzi e mode passeggeri, sicuramente va ricordato l’approccio culturale-organizzativo (Schein, Decastri): secondo questi autori l’unico talento che il leader deve possedere è quello di saper gestire la cultura organizzativa dell’azienda in cui opera, ovvero saperla leggere, interpretarla e renderla operativa, manipolandola e cambiandola se necessario. L’obiettivo di tale capacità da parte del leader è di saper condurre l’azienda alla consapevolezza della propria identità.

    Tra le altre capacità che il leader dovrebbe possedere, sempre secondo Schein c’è quella misteriosa qualità chiamata “carisma”, ovvero la capacità di comunicare in modo chiaro gli assunti e i valori principali dell’azienda e, in tal modo, comunicare, imprimere e rafforzare la cultura dentro e fuori l’azienda.

    Ma i leader (uomini e donne) hanno sempre carisma?
    La risposta non è affermativa e la storia dell’umanità è ricca di capi più o meno validi, mentre invece vengono ricordati pochi veri leader – quindi carismatici – tra i quali Abraham Lincoln, Martin Luther King, Gandhi, Giovanna D’Arco ed altri ancora.

    Una persona carismatica “è una persona benedetta dalla grazia elargita dagli Dei – questo è il significato originario della parola carisma” afferma James Hillman, secondo il quale si tratta di un genere di potere che arricchisce la persona di un “fascino ultraterreno”, di un “mistero che non appartiene agli esseri umani”, i quali divengono “incarnazioni archetipiche”: ma è opportuno ricordare che il carisma è un dono divino elargito non a vantaggio del singolo bensì di tutta la comunità.

    In effetti credo che, uomini e donne così, se possiedono anche l’autorità e la leadership, possono realmente modificare la storia di un popolo, di una nazione o, all’interno di un’azienda, possono efficacemente determinare e migliorare la storia di un’impresa. E le aziende di grande successo vengono sempre ricordate attraverso la figura carismatica del loro leader.

    Penso, Oliviero, che per essere leader efficaci ci vogliano qualità e competenze distintive e che, come spesso avviene, possano anche essere apprese e migliorate con uno dei tanti corsi di formazione che spopolano sul mercato: ma la qualità che realmente fa la differenza è possedere il carisma, autentico e raro fascino solo di alcuni.

  29. Alessandro LoRusso scrive:

    Bisogna anche chiarire di che tipo di leadership parliamo…
    la storia trabocca di leader negativi sia in campo politico es Hitler che organizzativo (es il colonnello interpretato da Jack Nicholson che ordinava un codice rosso contro un soldato disubbidiente).
    A giugno 2011 l’Associazione Italiana Coach Professionisti (associazionecoach.com) dedicherá la sua fiera annuale (a Trento) su come si costruisce un leader positivo e quanto ci sia bisogno oggi di leadership positiva non più di leadership qualsiasi.

  30. Claudio Magni scrive:

    molte parole, tutte condivisibili e moltissime altre se ne potrebbero aggiungere.
    Ma la risposta alla domanda iniziale è sempre e soltanto una.
    Quello che fa di una persona un leader è il riconoscimento (esplicito o implicito che sia) del suo ruolo di leader da parte degli altri.

    Il cattivo leader è colui che la gente teme.
    Il buon leader è colui che la gente rispetta.
    Il grande leader è colui che fa sì che le persone dicano: “l’abbiamo fatto noi”.
    Lao Tze

  31. Marco Gorlero scrive:

    Io amo citare, a proposito di leadership, un pezzo di un film:
    “….Entrando qua dentro, ho sentito queste parole: “la culla della leadership”. Beh, quando il supporto si rompe, cade a pezzi la culla, e qua è già caduta, è già caduta. Fabbricanti di uomini, creatori di leader, state attenti al genere di leader che producete qua. ….., ma vi dico una cosa: quest’uomo non venderà mai nessuno per comprarsi un futuro! E questa amici miei si chiama onestà, si chiama coraggio, e cioè quelle cose di cui un leader dovrebbe essere fatto.”
    Frank Slade, arringa finale di Scent of a Woman.
    Onestà
    Coraggio.
    Non vendersi nessuno per garantirsi un futuro
    Magari condito con una intelligenza media.
    Credo che tutto il resto siano sfaccettature di questi aspetti. Per il resto mi pare che la discussione sia ampia, soddisfacente e molto profonda. Mi porta anche ad una riflessione. Se parliamo tanto di leader e di come trovarli/formarli forse perché percepiamo che in realtà abbiamo creato dei tipi di leader che non vanno bene?
    PS il film è tratto da un libro di Arpino : “Il buio e il miele”
    Buon anno a tutti

  32. Manlio Caruso scrive:

    Caro Marco, personalmente, però, sono sempre stato convinto di un fatto: leader non si diventa, certe doti sono innate, o ce l’hai o non le acquisisci col tempo. Non credo che si possa imparare a diventare Leader, ecco perchè, probabilmente, quelli a cui tu ti riferisci non sono persone dotate di vera leadership.

  33. Marco Gorlero scrive:

    Manlio, è esattamente quello che intendevo dire. Quasi tutti possono imparare a cantare, è un dato scientifico, ma di Mina o di Sinatra ne nasce uno al secolo. Gli altri possono imparare la tecnica e migliorare la loro voce ma se non sono dotati…. ciccia.
    Onestà. Coraggio. Non vendersi nessuno per garantirsi un futuro.
    Cose innate, puoi svilupparle, migliorarle, imparare a gestirle. Oppure, con l’identico “addestramento tecnico” puoi imparare a fingerle ed utilizzare meglio la parte deteriore.
    Colgo l’occasione per fare gli auguri di Buon Anno Nuovo a tutti.

    PS, noto con piacere che vengono consigliati il Vecchio Ragazzo Cesare e il “Venerabile Maestro” Lao Tze. Saggezze antiche ed un inimitabile stile di leadership

  34. Michele Nuonno scrive:

    A mio avviso leader è chi ti fa vedere nitidamente con i tuoi stessi occhi la meravigliosa persona che puoi essere e le potenti azioni che puoi compiere e tu lo desideri così tanto che neppure ti accorgi che stai già agendo.
    L’energia che è in grado di attivare non è la sua, ma la tua che fino a poco prima era “dormiente”. Leader è chi ti sa svegliare. Lui ha il fiammifero che accende la tua dinamite

  35. Giorgio Cozzi scrive:

    D’accordo Michele e aggiungiamoci anche l’etica, perchè di Leader molto bravi e molto negativi il mondo è pieno, mentre sono rari coloro i quali hanno appunto “onestà e goraggio”, “lealtà e visione”, “intraprendenza e ascolto” e…… mamma mia quanto ci vuole per essere veri leader!

  36. Michele Maisetti scrive:

    A mio parere il manager efficace, oggi come oggi, deve essere in grado di gestire cambiamenti critici in tempi brevi, gestendo adeguatamente l’inevitabile “senso di emergenza”.
    Per poter trasformare il “senso di emergenza” in comportamenti adeguati al cambiamento richiesto è necessario gestire efficacemente le emozioni proprie ed altrui.
    I manager dotati di tale capacità sono in grado di diventare “driver” di cambiamento per sé e per le loro risorse.
    La ricerca dell’adattamento può diventare motivo di insicurezza e fonte di ansia da prestazione.
    Quindi il cambiamento organizzativo implica capacità e motivazione ad un cambiamento personale.
    Per poter raggiungere questi obiettivi è necessario mettere in gioco le proprie “competenze emotive”, quali, ad esempio, empatia, autocontrollo e capacità di dare e ricevere fiducia, riuscendo a:
    – valorizzare il “know how implicito” posseduto da ogni risorsa,
    – suggerirsi reciprocamente le migliori pratiche,
    – trovare soluzioni coerenti con i nuovi valori e le nuove esigenze aziendali,
    – garantire un knowledge management “intelligente” che permetta di trasformare il sapere tacito dei singoli individui in patrimonio organizzativo.
    Dando ormai per scontato Goleman (il quale parla della correlazione tra leadership efficace e relazioni “felici” con le proprie risorse, team working, capacità di trasmettere conoscenze/competenze, riconoscimento del lavoro positivo altrui, promuovere salute e benessere), a mio parere i leader che si comportano in maniera “emotivamente intelligente” sul posto di lavoro sono in grado di tirar fuori dagli altri risultati positivi perché sono “sintonizzati” sulle emozioni che muovono le persone che li circondano.
    In tal senso, il termine “emozione” va inteso secondo il significato etimologico del termine (dal latino e-movere = muovere da) come energia “risvegliata” che prende una direzione ben precisa.
    Più ci si alza di livello in un’organizzazione, più le competenze emotive diventano importanti.
    Diventerebbe interessante analizzare le correlazioni evidenziate da Adrian Schoo tra intelligenza emotiva e “Teoria della scelta” (choice theory), ma il discorso sarebbe troppo lungo per questa sede.

  37. Luca CODELUPPI scrive:

    Emisfero destro ed emisfero sinistro?
    Il leader incarna il mondo ideale di chi lo segue o diventa l’incarnazione di un possibile mondo ideale, il manager ottimizza il mondo reale di chi lavora con lui.
    Per un leader si può rischiare qualcosa di proprio, per un manager si può fare straordinario.
    Una certa differenza!

  38. Fabrizio Taverna scrive:

    Un leader,ab astrattum,e’ colui in cui il resto della “ciurma” dovrebbe credere.
    Un leader e’ tale perche possiede “informazioni” che il resto della “ciurma” non possiede,e che vengono comunicate solo a lui e che lui dovrebbe,intelligenza permettendo,manipolare per poi,intelligenza permettendo,comunicare e gestire .
    Ergo il concetto di leader “”non esiste” ma e’ una mera invenzione fatta per quelli che hanno meno informazioni di lui .
    Chiunque potrebbe essere un leader,come TOTO’ lo era nel campo della cinematografia populista,perche’ aveva il sapere del popolo.Ad ognuno il suo giusto settore .
    Cio’ che e’ un leader e’ semplicemente una invenzione, messa in atto da coloro i quali non sanno ,o non potendo occuparsi di “”quella cosa””,credono in qualche altra figura di cui hanno mediamente fiducia,almeno solo per curriculum .
    Meglio un asino senza cravatta..che uno con la medesima…

  39. Luigi Maria Sanlorenzo scrive:

    Il leader è colui che piuttosto che a-vocare, in-vocare, re-vocare o pro-vocare, fonda la propria identità sull”azione di con- vocare intorno alla visione che egli stesso ha e-vocato e di cui propone il raggungimento ad un crescente numero di persone che ne condividono il percorso. Per tale ragione la leadership è una funzione neutra che può essere applicata al massimo bene o al male assoluto (in tedesco, leadership si traduce con fuhrer, espressione usata nella vita quotidiana, ben oltre il terribile ricordo che per i non tedeschi, essa richiama) . Si pone dunque il problema di una leadership orientata (value based) a valori positivi che, per essere tali, non possono ispirarsi a null’altro che non sia l’evoluzione dell’enviroment, inteso come sviluppo sostenibile per gli esseri viventi e per l’ambiente che li contiene e mantiene. Nella lettura aziendale del concetto di leadership molti sono stati gli equivoci e le contraddizioni di un termine che, non avendo traduzione letterale in altre lingue, non può che intendersi in condurre o guidare e che va sempre integrato con le domande perchè? e verso dove ?.

  40. Renzo Cattaneo scrive:

    la capacità di dimenticare se stesso per servire e costruire con gli altri
    auguri a tutti

  41. antonio miele scrive:

    La capacità di dire cose scomode ma esser comunque seguito dagli altri, senza imporsi in maniera forzata ma condivisa..perchè in passato ci si è resi credibili con cio’ che si è costruito;quello che manca ahimè in tante aziende—oggi prevalgono gli yes men..coloro che rendono sempre piu’ mediocre questo paese..

  42. anna guarneri scrive:

    Molti contributi interessanti, a testimonianza che è in atto un processo di miglioramento negli stili di leadership.
    La riflessione di Marco coglie, a mio avviso, l’aspetto determinante per la leadership del futuro: gli attuali leader e quelli del tempo passato sono, come già dicevo accennando al pensiero di Hillman, figli della “vecchia eroica” del potere, modellati dai miti – antichi o più recenti – che partono da Ercole e giungono fino a Rambo and company. Si tratta di leader che, semplicemente, non vanno più bene.
    Le idee di potere che la “vecchia eroica” ha generato sono la Crescita e l’Efficienza: la prima è sinonimo di “espansione” e di “aumento” (anziché, nel significato auspicabile, di “maturazione” e “miglioramento”), la seconda è la causa “efficiente”, che però – rispetto all’illuminante ciclo aristotelico – è stata elevata a principio assoluto e indipendente.
    Tra le conseguenze di tali strutture della vecchia eroica del potere troviamo il pensiero a breve termine e l’uso dei mezzi come fini, dei quali noi tutti stiamo pagando il prezzo, grazie – ed è proprio il caso di dirlo – alla crisi che è sopraggiunta.
    Ed io credo che non sia giunta a caso, dal momento che il significato profondo insito in una crisi è indurre il cambiamento e l’evoluzione in tutto ciò che investe, ed è quanto di cui ora abbiamo più bisogno.
    Ma tornando alla leadership, è necessario allora immaginare la “nuova eroica” del potere, basata – anziché su Crescita ed Efficienza – sull’idea del Servizio e della Manutenzione e, in tal modo, sostituire i vecchi capisaldi del business.
    “Ma se la mente non cambia i suoi miti, saranno sempre Ercole, Marduk e Mosè a occupare la stanza dei bottoni. L’esercizio intelligente del potere ha inizio nella mente che riesce a guardare in profondità le strutture delle proprie azioni.” J. Hillman
    Con l’augurio di un Mitico Anno Nuovo per noi tutti!!

  43. Mario Gastaldi scrive:

    Buon Anno a tutti!
    Bellssimi contributi!
    Tra gli altri mi piacciono in particolare:
    Leadership come qualità dell’essere;
    self-awareness, autenticità;
    l’attenzione alle relazioni;
    affidabilità e fiducia;
    Onestà e coraggio;
    Etica;
    Mi piacciono ancora di più:
    “Ti fa vedere con i tuoi stessi occhi la meravigliosa persona che puoi essere … ”
    “Il grande leader è colui che fa sì che le persone dicano: “l’abbiamo fatto noi”. Lao Tze
    Non mi piace l’idea che non si possa imparare. E’ un idea “self-defeating” – (auto-sconfiggente), che se avesse fondamento ci renderebbe tutti vecchi a 20 anni. Abbandoniamola.
    Tutti noi cambiamo (impariamo), anche molto, per fortuna, e sicuramente possiamo sviluppare la maturità e sensibilità che servono.
    Io personalmente sono molto diverso oggi rispetto a 10 anni fa ed anche rispetto a un anno fa.
    Sono l’unico che cambia (impara) con il tempo e le esperienze? Direi di no …
    Leader è una persona che si mette al servizio. I leaders siamo (possiamo essere) tantissimi. Non penso al leader carismatico che è seguito ciecamente dai suoi discepoli, naturalmente.
    Vi propongo l’idea di Leader che io sostengo e diffondo, quella del Leader Facilitatore: http://bit.ly/fu1TwN.
    State tranquilli … non è una moda o un prodotto :) ma alcune idee abbastanza semplici che spero portino bene nelle organizzazioni dove si applicano.
    Carissimi auguri a Tutti!

  44. Angela Trogu scrive:

    Concordo con Mario sulla possibilità di “diventare” leader, a parte le doti innate… ammesso che si possa essere certi di affermare con certezza che quella determinata persona non ha le potenzialità innate… tutti noi abbiamo potenzialità innate e se anche così non fosse come fare ad esserne certi? Nel dubbio, credo che la differenza la facciano l’educazione, la cultura, le esperienze, la vita stessa insomma.
    Quello che vivi è quello che sei, nello strutturarsi di ogni piccola esperienza quotidiana, che comincia sin da piccoli con il gioco… in qualche modo mi piace pensare che tutti abbiamo le stesse chance di essere leader e poi la differenza la fanno l’impegno, il sudore… (come diceva Einstein “il genio è per l’un per cento ispirazione e per il novantanove per cento sudore”… ); è certo il sudore che fa la differenza!
    Inoltre il leader è l’esempio sul lavoro ma per me, in qualche modo, anche al di fuori dello stretto ambito lavorativo… ovviamente, nel rispetto delle scelte morali e personali di vita privata intendo… non sono moralista, ma per me il Leader non è quello che si intrattiene con il Bunga Bunga…

  45. Manlio Caruso scrive:

    Senza voler riproporre il dualismo tra innatismo platoniano e culturalismo di Socrate, e chiederci se il mito fenicio è vero oppure no, personalmente ritengo che differenze in ognuno di noi, ci siano eccome. Non a caso si parla di “eccellenze”. Certo, l’educazione, la cultura, le esperienze, sono importanti: ma quando uno è un “cavallo di razza”, te ne accorgi, eccome se te ne accorgi! Non vi propongo dati scientifici, perchè il discorso sarebbe troppo lungo. E’ vero d’altra parte, che bisogna sudare, ma è altrettanto vero che c’è chi ha bisogno di sudare di meno per raggiungere i suoi obiettivi, per il semplice fatto di essere maggiormente dotato su alcuni aspetti, rispetto ad altri colleghi che effettuano lo stesso percorso. Accettare una cosa del genere non è per tutti semplice, ma è la realtà di ogni gruppo sociale, nelle quali c’è sempre chi spicca e non soltanto per cultura, esperienze o sudore, ma perchè ha una marcia in più rispetto ad altri che hanno la stessa cultura, le stesse esperienze e che hanno sudato, forse anche di più. Saluti.

  46. Mara Giglio scrive:

    ..che argomento interessante..
    Penso che un buon leader sia capace di motivare e di automotivarsi, abbia un ottimo equilibrio personale, sia un buon comunicatore, sia trasparente, corretto e coerente nelle parole e nei fatti. Penso che un buon leader sappia mettersi in discussione e non tema di “perdere” la propria leadership.
    E che abbia un “brillio” negli occhi nato dalla conoscenza e dalla passione per quello che fa, che sia contagioso..

  47. Paolo Mazzaglia scrive:

    Interessante domanda e discussione a cui partecipo tardivamente con un approccio minimalistico non basto su teorizzazioni ma sull’osservazione diretta. Ho conosciuto molte persone. Tra queste molte avevano forte leadership ma nessuna posizione “di livello”, molte avevano bassa leadership e invece una posizione “di livello”, pochissime avevano leadership e posizione congruentemente alte. Il primo gruppo è rappresentato da personaggi particolari che vivono secondo una propria direzione spesso fuori dal main stream, per lo più sono interessanti, danno una sensazione di compiutezza e sono poco ambiziosi. Il secondo gruppo è fatto da elementi dannosissimi capaci di creare grande frustrazione sia ai collaboratori sia ai poveri consulenti che interpellano affinchè facciano o dicano cose in loro vece ( e i frustratissimi collaboratori perdono ulteriore stima e si frustrano ancora di più). Cosa accomnuna i partecipanti al terzo gruppo? Secondo la mia osservazione pochissimi elementi sono davvero in comune: hanno idee (visione si direbbe correttamente), ci credono fortemente (quindi sono naturalmente “persuasivi” nei confronti degli altri) e infine e sopratutto hanno un maledetto coraggio ed una grande resilienza. Tra l’altro, quanto oggi la nostra società e la nostra educazione “spinge” su queste due qualità? Secondo me troppo poco. Se siete arrivati fin qui grazie per l’attenzione e buon proseguimento di discussione!

  48. Marco Gorlero scrive:

    Bravo Paolo, mi trovi daccordo. Io ho un esempio del primo caso che non sa di essere diventato il terzo caso. Tre anni fa, per una serie di avvicendamenti vari, si è liberata una posizione da manager che è stata occupata da una persona di una certa età che non aveva mai avuto incarichi di rilievo. Era molto spaventato da questa situazione perchè, sosteneva, non era capace di fare il capo. In effetti è persona priva di tutte le caratteristiche deteriori che normalmente si associano ad un capo. Solo che tutti si rivolgono a lui con lo spirito con cui ci si rivolge al “buon padre di famiglia” o al saggio del villaggio. E fanno quello che dice lui perchè sicuramente gli avrà consigliato la cosa giusta. Unico neo è Interista.

  49. Simona Fisichella scrive:

    Per me un leader è una persona a cui gli altri sentono di potersi affidare. Deve quindi essere una persona capace di portare avanti idee forti e decise. Un pò più complessa la figura del manager che in linea di massima dovrebbe inglobare il concetto di leader aggiungendo però anche la capacità di gestione degli altri.

  50. Francesca Erbi scrive:

    Secondo me un aspetto importante è la capacità di valorizzare e potenziare le capacità delle risorse umane che lo riconoscono come loro leader, riuscendo anche a scoprire in loro nuovi talenti! ciao

  51. Silvio Bettinelli scrive:

    mi piacerebbe vedere più commenti sullo stimolo di Sanlorezo e Codeluppi. Mi sembra che quando la leadership è asservita unicamente a interessi personali o a ideologie, c’è solo da augurarsi che il leader non abbia troppe capacità. Ma molto spesso non è così…
    Come diceva Julio Velasco in una conferenza ai giovani, “dovete cercare di vincere il più possibile, ma non credete a quelli che vi dicono che il mondo si divide tra vincenti e perdenti. Il mondo, secondo me, si divide soprattutto tra brave e cattive persone. Poi tra le cattive persone ci sono anche dei vincenti, purtroppo. E tra le brave persone, purtroppo, ci sono anche dei perdenti”.

  52. Franco Bacchini scrive:

    Ciao Nicola (16.12.2010),
    Mi trovi ampliamente d’accordo se vedi i libri da me suggeriti nel mio profili troverai un libro di Daniel Coleman ed il libro Tibetano della morte e vita.
    ciao

  53. Diego Spreti scrive:

    Un spiegazione di marketing. Partirei dalla domanda: “cos’ è un ruolo”? Ho sempre amato – e diffuso – la seguente risposta “è un insieme di aspettative. Si diventa leader, volenti o nolenti, consapevoli o non consapevoli, preparati o no, quando ci sono delle aspettative da soddisfare.

    Per cui il leader è la persona che sa interpretare un insieme di aspettative di un momento o un’epoca che possono essere i destini del mondo, o di un territorio, o di un’impresa, o di una famiglia, o di una coppia…e forse di se stessi.

    In questo modo è facile leggere e anche giustificare la leadership dei dittatori, degli allenatori, dei capitani d’impresa…e della moglie.

    Poi se vogliamo approfondire e leggere – da sociologi, filosofi o psicologi – la leadership il materiale stampato – come le esperienze – certo non mancano!

  54. Franco Bacchini scrive:

    Ciao Diego,
    devi avere qualità innate di intelligenza emozionale e svilupparle attraverso corsi, studi , esperienza ed anche con i giusti maestri.
    Ieri su Milano Finana alla pagina 33 ho visto, penso per la prima volta su un quotidiano italiano il termine intelligenza emozionale.
    Nicola Bartesaghi avendo letto Daniel Goleman e’ piu’ in sintonia con questo concetto.

  55. Diego Spreti scrive:

    molta curiosità, molta autofomazione ed aziende che mi hanno dato fiducia anche per progetti “spinti”
    in questi mesi è “in onda” un corso da me progettato per un gruppo di concessionarie auto, ma non erogat, che si chiama “confort relazionale”: trae spunto proprio dalla intelligenza emotiva
    per cui, touché! buon lavoro Franco

  56. Stefano Bianchi scrive:

    Il leader è colui che attraverso il suo operato è riconosciuto tale dalla sua comunità lavorativa. E’ la persona che comunque con razionalità e freddezza decide e agisce.

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