LEONARDO-INTER-www.pr3.it-www.corsodivendita.com-oliviero-castellanill discorso di creare impressioni è forse un po’ trito e ritrito, ma non per questo meno importante.
D’altronde quanti di noi restano colpiti da una prima impressione, dalla quale traggono subito un’idea, positiva o meno, del proprio interlocutore, della situazione, della proposta ecc.
Creare una buona impressione può voler dire, semplicemente, trattare la gente per come vuole essere trattata, creando un’idea complessiva e duratura di competenza, efficienza, maturità e giusta energia.
Dobbiamo perciò essere consapevoli che possiamo essere il miglior amico, o il peggior nemico, di noi stessi e che, quotidianamente, abbiamo un’infinità di sottili occasioni per creare una buona impressione, ma ne abbiamo anche di ben più grossolane per crearne una cattiva.

19 Responses to Quando il manager piace

  1. Mario Sassi scrive:

    Mi sono domandato spesso quanto la prima impressione possa aiutare o pregiudicare una valutazione. Oppure quanto possiamo contare sulla costruzione di un’immagine di noi stessi migliore di quella che è in realtà. O almeno, come dice Oliviero, non farci del male da soli. È ovvio che l’immagine da sola non basta. Dietro ci deve essere sempre la sostanza. Correttezza, difesa della propria squadra, coinvolgimento, visione, energia, aiutano ma tutto ciò è possibile quando si possiedono la professionalità e la statura per occupare una posizione specifica. L’insicuro, il pavido, il raccomandato, lo yes man si preoccupano della loro immagine nei confronti di chi sta sopra non di chi sta sotto. Cercano la benevolenza confondendola con la stima che, in questo caso, non c’è quasi mai. Per cui il mio consiglio è di lavorare sulla sostanza prima di tutto senza tralasciare la capacità di “vendere” i propri risultati e di conseguenza di proiettare un’immagine di sé positiva. Non sempre i risultati, l’impegno, la correttezza e la disponibilità vengono notati nel giusto modo. Quando ci sono, vanno sempre fatti notare. Occorre però mettere in conto che il nostro interlocutore possa valutarli in modo diverso da come li valutiamo noi. Ed è su questo punto che, in genere, nascono i problemi.
    Mario

  2. Marco Campedelli scrive:

    Mario. Negli States dicono “You don’t get a second chance to make the first impression” , quindi la SOSTANZA, come dici giustamente tu conta ma … bisogna anche sapersi vendere. Se la “merce” (ovvero noi stessi) è “buona” ma non la compra nessuno … l’affare non si conclude. In un altro thread avevo letto che il tempo medio di valutazione di un CV (almeno per deciderlo se scartarlo o meno) è di circa 10″ … dieci secondi in cui, se non si “colpisce” il recruiter si viene messi da parte … magari ingiustamente. Ci sarebbe da meditare su questo …

  3. Marcello Granatelli scrive:

    Se parliamo di secondi, in trattative commerciali, dicono che il cliente compra, o non compra, nei primi 6.
    Mi sembra una fantastica gara dei 100 metri piani.

  4. Mario Sassi scrive:

    Marco. Oscar Wilde sosteneva che “solo i superficiali non giudicano dalla prima impressione”. È ovviamente provocatorio. Io in un CV non cerco effetti speciali. Non leggo la lettera di presentazione e non mi interessano le esperienze del passato remoto. La prima lettura riguarda i progetti seguiti negli ultimi due anni. Poi le lingue (qualità e quantità) e se è un candidato giovane il titolo di studio. Se è giovanissimo, l’università frequentata e quello che ha fatto nel tempo libero (volontariato, sport, ecc.).
    Nel caso di un professionista cerco di capire la coerenza del percorso, la seniority, il numero di persone gestite e come racconta in poche righe i suoi risultati concreti.
    Se i progetti sono interessanti faccio qualche approfondimento e qualche verifica e metto in evidenza la candidatura. I CV che mi hanno passato e che ho scartato li faccio verificare ulteriormente da miei collaboratori per essere certo di non aver commesso errori di valutazione e per confrontarmi con loro su quali aspetti soffermarsi e quali meno. Se a qualche collega bastano dieci secondi buon per lui. Credo occorra di più.
    Poi ci sono i colloqui in funzione del livello della risorsa. Prima con i miei collaboratori, poi con me e, infine, la presentazione delle proposte della DHR al futuro capo. Se la mia valutazione non coincide con quella del futuro capo, la parola passa al CEO. Infine, per evitare future ripicche, insoddisfazioni o reazioni per non aver determinato la scelta finale, la decisione deve essere condivisa da tutti e confermata da assessment esterno.
    Sapersi vendere, come vedi, è importante ma non è sufficiente.
    Mario

  5. Enrico Casartelli scrive:

    Mi ricordero’ sempre il colloquio di assunzione con un rappresentante senior , eravamo in tre alla commissione finale : io, il direttore del personale ed il direttore dei servizi ICT a cui poi il rappresentante avrebbe riportato.
    Il soggetto era abilissimo nella vendita di se’ stesso con tutte le tecniche di comunicazione efficace. Per me queste tecniche erano troppo evidenti , ho dato parere negativo, ma gli altri due erano positivi per cui e’stato assunto.
    SOLO dopo un anno il manager del rappresentante ha ammesso che si era sbagliato e cio’ e’ in linea con una mia considerazione “Posso cambiare la prima impressione ? “ : se e’ stata negativa , puo’ capitare che, conoscendo meglio le persone, la percezione “negativa“ scenda nell’inconscio e venga sostituita nel tempo nel conscio della percezione positiva , MA al primo sgarro la negativa torna prepotentemente a galla e ti fa dire “l’avevo detto che.. !!” . Se e’ stata positiva , scende prima nell’inconscio e si e’ portati, in un tempo limitato di esperienze in comune, a “scusare” i comportamenti negativi della persona prima di cambiarne l’opinione come nel mio caso il capo dell’assunto.

  6. Mario Sassi scrive:

    Enrico. Commettere errori di valutazione è molto facile. Io ne ho compiuti molti. I propri si tendono generalmente a minimizzare, quelli degli altri meno. Il vantaggio è che non esiste controprova. Chi può mai sostenere che un altro candidato sarebbe stato migliore rispetto a quello scelto, a distanza di tempo? Nessuno. Quindi a parte i ripensamenti dell’anno dopo, che lasciano il tempo che trovano, è la responsabilità della scelta che va condivisa. L’importante è il percorso di selezione e la consapevolezza che si tratta di scegliere la risorsa più adatta per l’azienda. Molti pensano che selezionare sia molto semplice. La prima impressione, l’empatia, il modo di porsi, le tecniche, ecc. Tutte sciocchezze che purtroppo hanno fatto scuola. Molte aziende pagano la superficialità dei manager che si improvvisano apprendisti psicologi, arguti selezionatori o pensano di avere l’occhio clinico. Purtroppo poi quando si accorgono dell’errore anziché farne tesoro e gestire la situazione la lasciano degenerare per poi venire dal DHR inventandosi repentini cambiamenti caratteriali del collaboratore e chiedendone l’allontanamento.
    Mario

  7. VINCENZO PICONE scrive:

    Spesso mi sono domandato perché un manager piace, al di là del semplice sapersi presentare e vendere bene.
    La questione non è banale perché tante volte, forse troppe, mi sono imbattuto in manager che pur piacendo in alto, non piacevano in basso, specie quando dovevano essere loro a dare esempio, o fare scuola su come si risolveva un problema tecnicamente complesso; in tali casi accadeva che semplicemente si defilavano dal problema…abbandonavano momentaneamente il “campo” e lo lasciavano a noi operativi…..per poi tornare “aggressivi” come aerei in picchiata a chiedere “se ne stavamo uscendo”….ed in “quanto tempo” previsto…per poi sparire nuovamente e ripetere il ciclo..nel frattempo…esattamente in parallelo…davano vita ad un abile reporting in direzione dimostrando in ogni caso di essere “sul pezzo”!
    Cosa non aveva funzionato nella selezione di questi manager?
    Eppure, anche a me, all’inizio queste persone, avevano fatto una buona prima impressione!
    La risposta credo di averla trovata negli anni, cambiando aziende e notando come lo stile di determinati manager segua esattamente sia la policy che l’imprinting della sua mission aziendale.
    Quindi in sostanza un manager piace, non soltanto se fa una buona impressione, ma soprattutto se riesce ad intuire il ruolo di colui che riesce ad interpretare le diffuse paure dell’azienda in quel dato momento, ciò indipendentemente dal fatto di avere le competenze necessarie per saperle gestire.
    In altre parole le aziende nel corso di una selezione tendono a scegliere il candidato che meglio dimostra di saper incarnare desideri ed aspirazioni segrete del top managent: non si punta cioè sui manager più intelligenti o capaci, ma su quelli più estremi, determinati, e perché no bizzarri, in grado di concepire le idee più audaci e di metterle in pratica.
    Voglio dire che il manager piace se dimostra di essere disposto a “fare il lavoro sporco” avendone interpretato i dettami tra le pieghe dei desideri che gli vengono espressi dai suoi futuri superiori.
    Il manager che piace, insomma non ha nulla di straordinario, e tanto meno di geniale, é semplicemente l’uomo giusto al momento giusto, un uomo in grado di intercettare i bisogni dell’azienda e di presentare un progetto ottimista e di rilancio, spesso credibile a prima vista perché portatore di risultati immediati (come tagli al personale, riduzione dei rimborsi chilometrici, delle trasferte, etc. etc.).
    Queste le mie semplici e modeste conclusioni.
    Vincenzo

  8. Enrico Casartelli scrive:

    Mario, io vengo da una realta’ aziendale in cui per fortuna chi assumeva prendeva poi il successo o l’insuccesso della persona : non si contattava la direzione HR per sbarazzarsene, al limite (se la persona HR era valida) per chiedere consiglio , ma la responsabilita’ rimaneva mia.
    Purtroppo qualche volta si sbaglia (e’ anche nell’umano errare). Sono anche d’accordo con te che la prima impressione, le tecniche di comunicazione ecc ecc sono ormai obsolete e che fanno breccia solo su aspiranti selezionatori. Occorre fare dei seri percorsi di selezione con colloqui a piu’ livelli e con persone con esperienza .
    Rimane giustamente il rischio, ma il tempo rimane il vero giudice della scelta .
    @Mario, personalmente sono contrario agli assessment center ( ne ho subito uno di due gg pieni compresivi di una sera/notte) e poi mi hanno chiamato come observer per qualcuno fino ad un mio chiaro rifiuto : e’ vero che in simulazioni di piu’ situazioni stressanti il carattere di una persona esce, ma e’ anche vero che e’ un “giochetto” che puoi fare fino ad una persona di 30-35 anni, ma persone con piu’ anzianita’ e CV ?? : questi correttamente, secondo me, “mandano tutti a quel paese” (realmente successo).

  9. Mario Sassi scrive:

    Enrico. Ci sono numerose tecniche per avere a disposizione un quadro più preciso di una persona. L’assessement center è una. Non ha limiti di età. Però è importante la metodologia e la serietà di chi lo propone. Da noi è obbligatorio ad ogni passaggio di carriera. Ce ne sono altri. Ad una certa età da fastidio qualsiasi approccio non tradizionale. I colloqui, per quanto approfonditi, spesso non sono sufficienti ma, soprattutto non sono quasi mai oggettivi. Promesse fatte a collaboratori in situazioni di necessità, manager che anziché parlare a loro nome parlano a nome dell’azienda, empatia, affinità personali, malinteso senso del potere determinano spesso decisioni e scelte fatte nell’urgenza del momento o nell’interesse di quella situazione. In seguito, quando poi il capo lascia l’azienda ci si trova in situazioni spiacevoli. Spesso non mi fido del mio giudizio, figuriamoci di quello di un collega che nella sua vita avrà incrociato al massimo un centinaio di candidati…
    Mario

  10. Roberto Linari scrive:

    Buongiorno,
    mamma mia quante paranoie; ………… valutazione del CV solo degli ultimi 2 anni: penoso. Appunto proprio per badare alla sostanza e non all’apparenza e alla forma che tante volte porta questo Paese e valutare SENZA SAPERE.
    Macabro addirittura: non dire dopo ascolto e ragionamento quello che si pensa, ma quello che l’interlocutore/trice vorrebbe sentirsi dire: COSI’ NON CAMBIEREMO MAI !
    Certo che la prima impressione conta e se una persona si presenta ad un colloquio di lavoro: per dire, nè con i pantaloni rotti, nè con gli occhi di sonno e sbadiglaindo, nè con l’alito di wisky.
    Ma se si è diciamo ok, per quanto detto, sarà o no chi assume a cercare di capire nella sostanza se si è in gamba e preparati o no??? ………….. e se una persona è preparata nel suo campo, non ha NESSUNA difficoltà a dimostrarlo.
    Forse tante volte scatta invece il fattore psicologico: invidia, non saper valutare per propri limiti, immaturità…………
    BASTA con i soliti discorsi da idioti sapeintoni: apprezzare la doti altrui, invece, e cercare il PROGRESSO, NON LO SVILUPPO demenziale.
    Perchè ???? …………. sapevamo o no ??? che in fondo c’è il muro, dove tanti e tante cose vanno a schiantarsi…………… vedi l’enorme stupida, e non lungimirante frenata di oggi alla quale tutti assistiamo
    cordiali saluti, Roberto Linari

  11. Donato Mario Summa scrive:

    Perfettamente d’accordo

  12. Federica Fornelli scrive:

    Roberto mi scusi, ma lei lo sa che “vibration” è una parola inglese e che le parole che finiscono in “tion” al plurale non vogliono la “s” ? :)
    Per caso sa anche scrivere correttamente il tipo di superalcolico che ha indicato? :)
    Altrettanto per caso, sa che per la net etiquette scrivere in maiuscolo significa URLARE?:)
    E sempre per caso, ha mai sentito parlare di un percorso di studio chiamato “psicologia”?
    Mi scusi ma sono veramente rimasta impietrita nel leggere il suo commento, vedo che lei è ben preparato in geologia, ed io non mi sognerei mai di insegnare a lei il suo mestiere, ma solo di domandarle spiegazioni per capire, perchè lei giudica il lavoro di professionisti, specializzati che svolgono la professione da anni e che di candidati ne hanno incontrati migliaia?
    Mi piacerebbe ospitarla un giorno in azienda e farle fare lo screening dei cv e poi qualche colloquio, molto rapidamente si ricrederebbe.
    See you!

  13. Andrea Petrone scrive:

    Difficile valutare un Manager al di fuori del contesto professionale nel quale è inserito.
    Colloqui ne abbiamo fatti tutti, qualcuno di noi da entrambi i lati della scrivania, ed è sempre difficile capire in poco tempo le persone che si hanno di fronte.
    Io ho rinunciato a una proposta di lavoro diversi anni fa perchè i miei intervistatori erano, a dir poco, imbarazzanti e l’azienda è una delle aziende più qualificate nel mercato.
    In questo caso, il mio futuro manager non mi è piaciuto e ho cercato di immaginare come mi sarei trovato in quell’azienda. Nello stesso modo, quando intervisto dei potenziali candidati per la mia divisione, oltre ovviamente a cercare di capire che persone ho davanti, cerco soprattutto di immaginarle all’interno del mio contesto lavorativo, delle opportunità di crescita che sono in grado di garantire, delle aspettative dei candidati, ecc.
    Non è quindi sufficiente trovare un potenziale manager che piace, ma trovare un manager che possa sposare la filosofia dell’azienda in cui andrà a lavorare.
    Saluti
    Andrea

  14. Roberto Linari scrive:

    Gentile Federica,
    prendersela inizialmente con i miei strafalcioni di inglese è senza dubbio corretto da parte sua, ma mi sembra certamente un po’ puerile.
    Non ho mai sostenuto e certamente per l’inglese non potrei adesso ormai lavoarare per una ditta che lavora all’Estero. E comunque, non con la gelogia ma invece con la geofisica applicata (specie impiego di esplosivo per studio del sottosuolo (frane) ed i controlli (vedi vibrazioni indotte per gallerie, ponti……) ho girato TUTTE le regioni d’Italia, dal 1978 al 2004.
    Non voglio assolutamente fare nessun tipo di polemica: il mio modo di esprimere le mie idee è frutto di autonomia di pensiero (dopo 10 anni di lavoro con Università) e libera professione con ditta privata che ho chiuso: perchè non sono mai sceso a nessun tipo di compromesso con nessuno. E lei magari o altri diranno: bel risultato.
    Non mi sogno minimamente di GIUDICARE nessuno e per questo mi sembra che, cara Federica, del mio discorso forse non abbia capito un gran chè; d’altra parte essendo un tipo molto modesto, invece, ma con carattere deciso e privo DI PARANOIE DI QUALUNQUE TIPO, come potrei dare sentenze su lavoro degli altri????
    Continuo ad essere convinto, anche adesso come consulente, che bisognerebbe dire specialmente ai GIOVANI che un bagaglio per qualsiasi tipo di mestiere è fatto semplicemente da fatica, applicazione, ragionamento, riflessione sulle cose che servono alla professione: da questo derivava il fatto che mi sembra solo superficiale ritenere di esprimere per un colloquio di lavoro, un guidizio in 1/2 ora oppure osservando solo ultimi anni e non considerare invece in profondità le capacità delle persone, dato il loro percorso. E con una certa lungimiranza invece solo per chi è veramente all’inizio e quin di non è possibile richiedergli un CV svolto in 7 pagine: e non me ne frega niente invece del CV in formato Europeo che non dice niente e non spiega granchè.
    Dove ci ha portato la superficialità: spesso a dover rifare le cose e lo dico anche in campo tecnico e non dico altro (vedi sottosuolo, opere, grandi opere del cavolo o porgettazioni assurde ad es. quale AV/AC); dove ci ha portato tutta questa velocità spacciata spesso per il “fare” quando invece troviamo poi delle voragini sia a livello culturale, che mentale, che istintivo, che di sentimenti?????
    ………….. per cosa???? ………….. certo per la velocità del mercato: che è invece solo
    DROGATO, secondo il mio modesto avviso.
    e ribadisco: NON SVILUPPO, MA BENSI’ PROGRESSO inteso in tutte le sue forme: pensa/pensate che sia difficile: ………….. ma neanche per idea solo che non lo si vuole, perchè a quelli che va bene non gliene frega niente di quelli che invece stanno male.
    e quindi dall’altra parte: saper valutare senza masturbazioni intelettuali, con calma fottendosene del capo che magari vuole che un colloquio duri forse 5′ o magari sia fatto solo con test. Sbagliato !!!! 1′ e 1/2 test…………. cambiare, forse non volete proprio !
    La ringrazio della sua risposta e le invio con sincero piacere,
    cordiali saluti
    Roberto

  15. Federica Fornelli scrive:

    Roberto la ringrazio per i saluti, ma credo che anche lei non abbia compreso quanto ho cercato di dirle in poche righe, MI pare eccessivamente accorato questo uso di maiuscole per sottolineare cosa? che ognuno ha idee diverse? Vede io ho ammesso che non comprendo nulla di geologia, tanto meno ora che so di geo-fisica, anche se ammetto che mi affascinano, mentre lei ha capito cosa cercavo di dirle? I test, sono basati su studi.
    Studi diversi dai suoi, ma studi. Immagino che anche voi prima di mettere dell’esplosivo ( che lei cita) compiate delle analisi, studi sui terreni e sulla fattibilità; lo stesso processo avviene a monte di una selezione (sia come preparazione del selezionatore che come briefing con il cliente), ecco perchè ci vogliono professionisti preparati. Concordo sicuramente con lei sul fatto che il mercato sia pieno di “pressapochisti” impreparati, ma ci sono anche validissimi professionisti, non scordiamolo, sia come Direttori del Personale che come società di seleziono o meglio ancora head hunting.
    In quanto agli errori di inglese, non è puerile … se sto valutando una persona che debba conoscere bene l’inglese, quegli errori mi aiutano a comprendere che tipo di inglese conosce. Consideri che la persona lo dovrebbe utilizzare nelle corrispondenze, conference call, presentazioni e via dicendo … ora lei vorrebbe un collega/tecnico che faccia le micce troppo corte? Mi scusi è la prima cosa che mi è venuta in mente legata alla vecchie immagine degli esplosivi, ma sono sicura che lei all’interno della sua professione può identificare migliaia di piccoli aspetti, “peli nell’uovo” che fanno la differenza.
    Nelle aziende sono proprio le persone che fanno la differenza; la tecnologia, l’innovazione sono ormai patrimonio comune, non lo è la persona.
    Sapere sceglier, identificare le persone giuste, è rafforzare un asset aziendale di non poca importanza. Sorrido e le dico “tutto qui”, con lo stesso sorriso con lei, forse, mi direbbe “non esistono più le miccie”, capisce cosa voglio dire?
    Buona domenica
    PS i tipi modesti non lo dichiarono :)))

  16. Roberto Linari scrive:

    Ancora per Federica,
    sono perfettamente d’accordo con lei, quando parla di come valutare e come valutate le capacità di una persona; e in tal caso certamente sono necessarie delle doti che derivano per scegliere, proprio da notevole bagaglio ed esperienza personale.
    Nel mio piccolo mi è successo questo quando assumevo collaboratori per i lavori di campagna e notavo questo: era evidente e capivo subito non tanto se la persona fosse in grado con le mani sporche di terra di mettersi comunque davanti al PC per interpretare i dati, ma semplicemente se la persona, fosse imbranata a tirare un cavo. cosa che può fare sempre un raggazzetto di 4 anni dell’asilo.
    Intanto così e poi tutto il resto: nozione dopo nozione.
    Non capisco perchè rimanda tante volte a miccia…… lavoro ed esplosivo o del mio lavoro: non è certo necessario e non volevo nè fare pubbilicità e ne altro.
    Mi sembra di capire che dal suo commento e forse dalla sua professione ha una tendenza a ergersi in maniera professorale a valutare il comportamento anche quando questo non centra niente con la professione: ………. tipo: ….le persone modeste non lo dicono.
    E invece diciamole le cose: come sono senza schermi.
    7-0 per Federica riguardo tutto quello che dice riguardo all’inglese e lo stesso vale per tedesco/russo/giapponese/………
    Certamente si basano su studi: ma allora, mi permetta, la mia idea è questa.
    Se devo dire riguardo a intelligenza (cme sappiamo formata da tanti fattori……….) di uan persona allora ben venga il test………. o altro come lei mi insegna, in modo da valutare la velocità di mente della persona: anzi non tante domande ma singolarmente sottili.
    Ma, forse, se devo valutare un direttore, se cerco un area manager ………. allora forse o le domande devono essere, …. non so, 50 e pesanti; oppure forse meglio “butto via 1 ora di tempo” e cerco di farmi intanto un idea meno superficiale della persona.
    Lo studio: sempre basilare anche perchè non si finisce mai di imparare e di apprendere.
    Ma insieme a questo bisogna rendersi conto dell’applicazione pratica: non è solo l’ingegnere minerario che le permette di attraversare la galleria appena realizzata, ma è anche stato il palista ad. esempio (che per 8 ore al giorno si è rovinato le orecchie con il rumore del caterpillar) o chi si è occupato della perforazione…..
    Scrivo alle volte con caratteri maiuscoli, perchè ormai la sola speranza che mi resta è quella che siano veramente i giovani a cambiare (sono contento di come è mio figlio, 30 anni, e questo è anche ad dovuto ad armonia di insegnamento, chiaramente non solo da parte mia).
    Eventualmente, mi dica se ne ha voglia, cose e concetti + pesanti e non si soffermi su cose futili.
    E tenga presente che, comunque, per la selezione del personale, ha certamente ragione lei: ci mancherebbe che non fosse così
    cordiali saluti, Roberto

  17. Federica Fornelli scrive:

    Roberto, mi scusi ma non ha senso risponderle. Lei come dicono a Roma “se le canta e se le sona” e soprattutto lei mi sta giudicando. 7 a 0 per chi? a me non interessano i voti o i punti quello che parla di me è la mia carriera ed i miei rapporti con le persone. Io non le ho insegnato nulla, le ho raccontato il quotidiano di una selezione. non mi metta in bocca parole che nn ho detto, in quanto a valutare come “io mi ergo” … alt, non si permetta! non solo non sa chi sono ma nemmeno ne ha i titoli.
    Hasta luego!

  18. Domenico Mancini scrive:

    Secondo me la prima impressione secondo me conta molto.
    E non significa solo come sono vestito. Significa far comprendere al mio interlocutore che ho studiato, mi sono applicato e conosco il mondo (azienda, cliente,ecc.) in cui chiedo di voler entrare. Significa quindi far vedere all’altro che ho: rispetto, dinamismo, furbizia e intraprendenza.
    A volte ho fatto colloqui per possibili assunzioni nella mia azienda e per un’altra azienda per cui ho svolto consulenza per conto del mio capo. E’ stato divertente domandare loro: cosa fa e chi è Business International (l’azienda in cui lavoro) secondo voi quanti hanno saputo rispondere?

  19. robert vibration scrive:

    ‘sta federica ragazzi non si sopporta

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