Saper cogliere l’interesse è un po’ come stupire, è la capacità di porre in essere azioni e comportamenti non standardizzati, che vadano oltre gli stereotipi, che sappiano adeguarsi alle controparti ed ai contesti.
Cogliere l’interesse equivale, per così dire, al proporre qualcosa di “straordinario” agli occhi degli altri, ovvero persuadere i nostri simili di questa “straordinarietà”.
Se gli altri decidono che ciò che siamo, o facciamo, sia degno di nota, allora ciò che siamo, o facciamo, è, per definizione, straordinario, ma per fare questo, il più delle volte, dobbiamo vincere le nostre paure che possono andare dal mostrarsi, al mostrare le proprie idee, dall’angoscia di un eventuale rifiuto, all’ansia di poter fallire.
Viviamo in un mondo di condizionamenti negativi, la nostra società alimenta il fattore paura e questo favorisce la possibilità di fallimento, e l’inazione dei più.
Ci sono svariati modi in cui si può fallire, quali l’essere convinti di avere ragione ed ignorare chi non è d’accordo con noi, piuttosto che non volere che le proprie teorie siano messe alla prova e quindi considerare se le stesse possano essere migliorate o confutate, e così via.
Questa è la strada più breve per portarsi sulla via del “non interesse” e della “paura”.
Non è possibile lottare per il proprio successo, inteso come costante miglioramento della propria vita, non solo sociale, ma anche e soprattutto interiore,  pensando costantemente al fallimento; tutti prima o poi falliscono, ma il fallimento equivale a un “ho imparato che non devo farlo più, ovvero la prossima volta dovrò farlo meglio”.
Come può convivere il concetto “è dai propri errori che si impara e si cresce”, se la paura del fallimento influenza la persona a negarli (un modo elegante di mentire a noi stessi, prima ancora che agli altri), piuttosto che a evitarli, cercando scuse o dando colpe agli altri.
Vi è  un vecchissimo messaggio ad effetto nel linguaggio del corpo che rappresenta un braccio disteso con il dito indice puntato verso qualcuno.
Il messaggio dice “ogni volta che punti un dito contro qualcuno per incolparlo, ricordati che ne hai sempre altri tre rivolti verso di te per ricordarti che il problema e la responsabilità restano comunque a tuo carico”.
Perciò se vogliamo cogliere appieno la nostra vita, rendendola unica e straordinaria, interessando gli altri con la nostra persona e le nostre idee, dobbiamo andare oltre le nostre paure, dobbiamo andare oltre l’immagine che abbiamo di noi stessi e che gli altri hanno di noi; probabilmente commetteremo errori, a volte non faremo una gran bella figura, ma imparando dai nostri insuccessi potremo vivere una vita soddisfacente.
Impariamo a stupire gli altri; più penseranno che “vogliamo” qualcosa da loro, più dobbiamo comportarci in modo che si sincerino del contrario.
Se rischiamo di essere prevedibili a seguito delle nostre affermazioni e certezze, cominciamo a comportarci come se sapessimo poco, o niente, e se riteniamo di essere sottovalutati, applichiamo la tattica della “professionalità nell’ignoranza”: facendo un paio di battute, o affermazioni, “innocentemente” mirate.
E se questo, come detto, dovesse inizialmente comportare errori e farci fare brutte figure?
Dobbiamo essere disposti a correre dei rischi,  ciò richiede coraggio e buon senso; chi non è disposto a correre alcun rischio, sarà sempre manovrato e manovrabile per la vecchissima regola del “quando sentiamo di dover ‘assolutamente’ avere qualcosa, la pagheremo sempre il massimo”.
Da qualche parte ho letto “Diventerai ciò che pensi”, ed è il motivo per cui cerco di non lasciarmi sopraffare dai cattivi pensieri, di qualunque natura essi siano.

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