A volte non c’è niente di più demoralizzante dell’avere a che fare con persone difficili.

Ci capita di incontrarle ovunque, in coda al supermercato, in autostrada, all’aeroporto, sul lavoro, tra veri o presunti amici: si dice che lo stress può portare persone relativamente “normali” a comportarsi in modo sgarbato, impaziente e emotivo, anche contemporaneamente.

Molte persone difficili non si rendono neppure conto che si stanno comportando male, altre, per contro, assumono un comportamento negativo per:

  • Farci sentire a disagio, turbati o arrabbiati
  • Infonderci un senso di negatività
  • Obbligarci a fare cose che preferiremmo evitare
  • Far si che non facciamo le cose che vorremmo fare
  • Farci sentire in colpa se non soddisfiamo i loro desideri

Capire ciò che spinge queste persone a comportarsi in tal modo può aiutarci a ridurre lo stress, ma col tempo, quando a comportamenti si aggiungono comportamenti, anche a causa di una nostra eccessiva tolleranza, queste persone possono diventare ingestibili: a volte possono confondere la gentilezza con la debolezza, arrivando a pretendere, autolimitandosi nel dare.

Col tempo, a partire dal giorno in cui nasciamo, tutti impariamo quali “modelli comportamentali” dovremmo assumere, così da ottenere le risposte migliori dalle persone con le quali parliamo: i “modelli” della nostra personalità vengono fissati fin dai primissimi anni della nostra infanzia.

Una persona che ha avuto poche dimostrazioni d’affetto dal genitore, e che ha avuto un’infanzia e un’adolescenza instabili e disordinate, potrebbe sentirsi inadeguata e inferiore rispetto alle altre (soprattutto se di riferimento), dando vita, per riequilibrarsi interiormente, a comportamenti e azioni quotidiane utili a sublimare la propria inadeguatezza, al fine di mascherare l’immagine che ha di se stessa.

Un vecchio detto recita più o meno così: “noi crediamo di mostrarci agli altri per come ci raccontiamo, ma gli altri ci vivono per come ci comportiamo, ed alla fine siamo solo noi a credere di essere come ciò che diciamo”; coloro che si interrogano sul “ma cosa ho fatto per meritarmi questo” o coloro che non capiscono “perché gli altri tendono a prendere le distanze” è bene che riflettano sul come “sono realmente”, piuttosto che su quel che “credono di essere”.

E’ solo questione di tempo, prima o poi la nostra vera natura urterà definitivamente anche le persone che, volendoci bene, ci hanno concesso tempo e opportunità, fino ad esaurire la pazienza.

Potremmo essere persone difficili, potremmo avere a che fare con persone difficili, potremmo essere sia le une, che le altre: anziché reagire aggravando ulteriormente il problema, fermiamoci e cerchiamo di capire la situazione anche dalla prospettiva del nostro interlocutore e, se possibile, rinegoziare l’equilibrio nella relazione, anche su basi diverse da quelle personalmente gradite, non cristallizzandosi sulle posizioni iniziali.

Comunque vada a finire, l’agire in modo calmo e razionale, padroneggiando le nostre sensazioni, ci darà non pochi vantaggi quali:

  • Sentire di avere maggior controllo nella situazione
  • Ridurre le razioni emotive, pensando in modo chiaro e obiettivo
  • Allontanare frustrazione e rabbia
  • Sentirci meglio con noi stessi per non aver risposto, e agito, come l’altra persona

Riuscire a far capire a una persona difficile quanto sia irragionevole il suo comportamento non è impresa facile, ma visto che è il destinatario del comportamento, e non chi lo adotta, ad uscirne ferito e demoralizzato, si può provare la non facile strada di far cambiare atteggiamento al “disturbatore”, e si può lavorare su noi stessi per cambiare il proprio modo di reagire.

Quale delle due potrebbe darci miglior soddisfazione?

Una volta mi dissero “se una persona ti disturba, allontanati quel tanto che basta per non venirne turbato, e se i suoi modi dovessero inseguirti allontanati ancora, ma, prima o poi, dovrai fermarti ed affrontarla per non permetterle più di disturbare il tuo cuore, la tua mente e la tua anima”.

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