La narrazione ha sempre costituito uno strumento efficace per trasmettere informazioni vitali da una generazione all’altra; è sempre stata usata dagli anziani come veicolo per educare i giovani, e sappiamo che ha funzionato a meraviglia: diversamente non sarebbe sopravvissuta.
Con pochissime eccezioni, il piacere di sentirsi raccontare una storia è universale; i racconti (e le favole) ci riportano ai giorni relativamente spensierati della nostra infanzia, quando eravamo abituati ad ascoltare le fiabe, sia a casa, che a scuola.
L’arte della narrazione ha sempre costituito una componente fondamentale della natura umana.
I racconti, le metafore, i miti, le leggende, insieme ad aneddoti, similitudini ed analogie, sono stati utilizzati come mezzi di comunicazione e di insegnamento sin dai tempi più antichi ed hanno avuto lo stesso successo in tutto il mondo e in tutte le epoche, dai miti e le leggende dell’antica Grecia, ai primi scritti di Aristotele, alle parabole di Gesù, alle favole di Esopo, ai Viaggi di Gulliver, ecc.
Raccontare è un’esperienza riservata unicamente agli esseri umani, grazie alla loro capacità di astrazione che permette di raccontare non solo le proprie esperienze, ma anche quelle degli altri, per favorire l’accesso a un patrimonio di saggezza più vasto e cumulativo.
Non è detto, naturalmente, che questa saggezza popolare – benché cruciale per il nostro sviluppo personale e culturale – sia sempre gradevole e positiva; un vecchio detto eschimese recita “i nostri racconti sono esperienze di uomini, e le cose che si sentono raccontare non sempre sono piacevoli”.
In effetti, solo in tempi relativamente recenti alcuni racconti, in particolare le fiabe, sono stati riformulati e “purgati” adattandoli a un pubblico di bambini.
Fiabe, romanzi, soap opera, ecc. sono diversi modi che hanno in comune l’essenza di ogni racconto che si rispetti . . . scoprire come va a finire (ci si resta incollati da bambini, ci si resta incollati da grandi).
È sorprendente scoprire come determinate storie abbiano attraversato il tempo e i continenti.
Coyote, in origine una divinità degli “indiani” del Nord America, ricompare in Europa come Reynard la volpe, per non parlare della sua successiva trasformazione in Willy il Coyote, il personaggio dei cartoni animati sempre sul punto di catturare l’eterno nemico Beep Beep.
L
a narrazione, più o meno fantastica, ha avuto un effetto straordinario sugli abitanti di tutto il mondo per migliaia di anni e continua a far parte della nostra cultura anche oggi, in quanto ci aiuta ad acquisire delle conoscenze e rafforza il nostro apprendimento e il nostro sviluppo personale
In passato i cantastorie avevano il compito di dare voce alle verità spiacevoli, alle questioni spinose e ai concetti complessi, che la maggioranza della popolazione faticava a comprendere, facendo in modo di semplificarli, rendendoli così più accessibili e gradevoli al grande pubblico . . . e oggi?
Oggi, il moderno “trovatore” è chiunque abbia il compito di trasmettere informazioni, di promuovere l’apprendimento e lo sviluppo, di creare un messaggio ad alto impatto.
Nelle relazioni personali, in azienda o nel più vasto ambito della società i narratori potrebbero essere genitori, coniugi, parenti, amici, colleghi, insegnanti, manager, formatori, sindacalisti, politici, giornalisti, intrattenitori, leader religiosi, ecc.
Le storie si concretano formalmente nei libri, nei film, nei quotidiani, in televisione; molti rituali e costumi religiosi di oggi traggono origine dai miti dell’antichità e il materiale utilizzato per i festeggiamenti natalizi deriva in gran parte dai rituali dell’antica Arabia.
Pensiamo solo alla frequenza con cui usiamo frasi letterali quali “al lupo al lupo” o “la bella e la bestia”, con cui parliamo di“aprire il vaso di Pandore”  e citiamo “il tallone di Achille”.
Ci renderemo conto che la loro influenza è ancora ben presente, e che a questi miti lontani se ne aggiungono di nuovi quali il mito di J.F. Kennedy, il mostro di Lochness, gli U.F.O. ecc.
Gli stessi aneddoti e barzellette che ci raccontiamo alla fermata dell’autobus, durante le cene e al bar, altro non sono che racconti presentati in una forma o nell’altra.
Tutte queste storie possono avere un effetto importante sulla cultura di un’organizzazione, un effetto positivo o negativo secondo la natura della vicenda narrata e in base all’identità del narratore, e possono promuovere il cambiamento, la crescita, l’apprendimento e lo sviluppo personale.

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