Gli affari sono spesso una commedia, ma il più delle volte sono il risultato di persone che si “incontrano”; piacere agli altri non è per forza un’attività dispendiosa fatta di colpi ad effetto, il più delle volte è semplicemente inanellare una serie di comportamenti normali (o che dovrebbero essere tali), ma non per questo meno significativi.
Vogliamo esercitare un’impressione positiva?
Manteniamo la parola data e comportiamoci di conseguenza; se diciamo che telefoneremo alle 10.00, alle 10.00 telefoneremo, se promettiamo che avranno la nostra offerta o relazione per lunedì, lunedì l’avranno nella loro casella di posta o sulla scrivania, ma, soprattutto, siamo tra coloro che arrivano agli appuntamenti in perfetto orario, e ricevono le persone all’ora stabilita.
Vogliamo cimentarci nel dare un’impressione negativa?
Facciamo perdere tempo agli altri rubando loro più tempo del necessario: fissando un appuntamento con qualcuno anche se non abbiamo niente da dire, piuttosto che farlo aspettare (ed ascoltare) mentre siamo al telefono, magari in una di quelle belle telefonate oziose; se proprio siamo costretti a prendere una telefonata, scusiamoci col nostro ospite e sbrighiamoci.
Se facciamo una promessa, manteniamola ad ogni costo, e quindi promettiamo solo quando siamo sicuri di mantener fede alla parola data; una promessa è debito, ci si può giocare la faccia senza rendersene conto.
A parte il buon senso, la dote principale in affari (e nel lavoro in genere) è il senso dell’umorismo, la capacità di sorridere di se stessi o della situazione in cui ci si trova, in altre parole riuscire a “divertirsi” comunque.
Una bella risata dissolve le tensioni interiori, e risolve quelle esterne.
L’umorismo è ciò che ci permette di vedere le cose con distacco; insieme con i profitti, il distacco è la cosa più facile da perdere negli affari.
Il rischio è che sorridere, anche nei momenti più delicati, potrebbe essere o sembrare solo una posa, per la quale cadere in una sorta di pericoloso autoinganno, suonando stonati agli altri.
E’ bene chiarire che c’è una gran differenza tra recitare una parte ed essere fuori ruolo, c’è un momento in cui far scena, ed un momento in cui essere se stessi, e tutto ciò è ben governato da chi sa far ricorso al buon senso e ha la capacità di avere il polso della situazione.
Se ci faremo prendere da una sorta di “complesso di superiorità”, ogni volta ci presenteremo inalbereremo il gran pavese e tutti i pappafichi, mostrandoci come dei pavoni mentre fanno la ruota, ma correndo il rischio di essere semplicemente considerati come dei petulanti tacchini.
L’altra faccia della medaglia è rappresentato dall’ansia di piacere, che ci rende “assecondatori patologici” ingenerando negli altri un’idea di mancanza di autorità, e conseguentemente di debolezza diffusa … saremo probabilmente catalogati, nella migliore delle ipotesi, come “yes man”.
Non ultimo dobbiamo essere altresì discreti, tentare di impressionare il nostro interlocutore rivelando  qualche piccolo segreto o problema di altri non fa buona impressione,  a volte mina la fiducia di chi ci sta ascoltando e il più delle volte ci fa ottenere il contrario di quanto ci eravamo proposti.
Se Tizio mi racconta le confidenze di Caio, mi chiedo cosa poi andrà a dire di me a Caio.
Anche quando non abbiamo niente da nascondere, la discrezione è sempre un valore importante negli affari.
Ai più tutti questi potranno sembrare dettagli scontati, ma quando parliamo di tatto, educazione e buon senso non vi è mai nulla di scontato.
Ogni civiltà, ogni cultura ha avuto le proprie regole di comportamento, tanto che da secoli sono stati scritti libri che riuniscono l’insieme di queste consuetudini.
Si tratta dei “galatei”, che chiamiamo così proprio dal titolo del primo libro di buone maniere, scritto in Italia da Monsignor Della Casa circa cinquecento anni fa.
Le regole di buona educazione non sono scritte nei codici e chi non le rispetta non viene punito. Non per questo sono meno importanti: anzi, proprio perché nessuno ci obbliga a seguirle (e sta a noi sceglierle oppure no) sono ancor più importanti per definire chi siamo come persona.

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