La comunicazione è efficace quando ci consente di raggiungere i nostri obiettivi senza dispersioni e senza creare conflitti.

Gli uomini comunicano tra loro fin dai primi momenti della loro esistenza, ma non per questo tutte le comunicazioni sono efficaci: ognuno ha avuto esperienze negative in proposito; distorsioni, equivoci, incomprensioni sono all’ordine del giorno e sono la fonte di molti problemi interpersonali.

Per cercare di evitare questi pericoli e accrescere la propria efficacia è necessario affrontare la comunicazione interpersonale con un “approccio professionale”.

Conoscenza e feed-back sistematico differenziano “il professionista dal dilettante”.

Innanzitutto la comunicazione è un processo ed è costituita da una serie di sequenze comunicative elementari irreversibili per le quali ogni interlocutore influenza l’altro in un processo a spirale frutto di continui aggiustamenti: comportamento genera comportamento.

Occorre poi considerare la molteplicità dei fattori comunicativi e tra questi sono particolarmente importanti i canali attraverso i quali comunichiamo, i codici con i quali vengono strutturati i messaggi e il contesto in cui avviene la comunicazione. Il canale verbale, le parole che noi pronunciamo, è sempre accompagnato dal canale non verbale individuabile nel modo in cui vengono gestiti lo spazio, la posizione del corpo nello spazio, come vengono pronunciate le parole, i movimenti del corpo e la direzione dello sguardo.

Va poi detto che attraverso la comunicazione non si trasmettono solo contenuti e informazioni, ma anche relazioni e emozioni. Il contenuto, il copione di una sequenza comunicativa, può essere lo stesso, ma il modo in cui viene “recitato” può dare luogo a interazioni completamente diverse.

Attraverso la dimensione relazionale della comunicazione si può valorizzare l’interlocutore, colpirlo e offenderlo, rassicurarlo o minacciarlo, commuoverlo o innervosirlo.

Non ultimo il ruolo del mondo interno, legato alle strutture organizzative dell’esperienza di ciascuno degli interlocutori. Esse agiscono come un filtro. Interpretano gli stimoli ricevuti dal mondo esterno e influenzano la successiva risposta. Il comportamento di una persona si può spiegare solo tenendo conto di entrambi i fattori: gli stimoli ricevuti e l’azione del suo mondo interno. Questo fenomeno assolutamente normale e fisiologico – abbiamo bisogno di interpretare la realtà per agire in essa – può tuttavia avere un effetto distorcente. Possiamo essere indotti a interpretare i messaggi dell’altro assumendo noi stessi come metro di misura, giudicando la realtà a nostra immagine e somiglianza.

Di solito si insegna alle persone questa regola: ‘Tratta gli altri come vorresti essere trattato tu ’. Si tratta di un principio di grande valore morale, perché afferma l’uguaglianza degli uomini e la necessità del rispetto reciproco, ma se viene applicato in modo letterale rischia di essere poco efficace nella relazione interpersonale.

Per essere efficaci nella relazione interpersonale dobbiamo essere flessibili. La regola tradizionale va sostituita con quest’altra: ‘Tratta gli altri come gli altri desiderano essere trattati ’. Essere flessibili significa dunque adottare stili di comunicazione diversi in funzione delle caratteristiche dell’interlocutore.

La flessibilità richiede consapevolezza dei propri comportamenti spontanei in condizioni normali e sotto pressione. L’antico motto ‘ conosci te stesso ’ è un presupposto essenziale per essere flessibili. Se non si è consapevoli dei propri schemi di comportamento spontanei e del loro impatto sugli altri, difficilmente si potrà pensare di controllarli e di gestirli a seconda delle situazioni. Essi entreranno in funzione automaticamente e se non saranno adeguati alle circostanze ne subiremo gli effetti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Set your Twitter account name in your settings to use the TwitterBar Section.