Tu sei un leader, un consulente, un manager, un imprenditore. . .
Desideri assicurarti che il tuo messaggio crei fiducia e accettazione nei cuori e nelle menti degli ascoltatori e ne “illumini” il cammino.
Perché ciò avvenga occorre sviluppare la passione di dedicarsi sinceramente agli altri e un’autentica passione nel comunicare e relazionarsi.
Cosa ne pensi dell’efficacia della tua comunicazione?
Come risponderebbero a questa domanda le persone intorno a te?
Da un breve questionario, somministrato a circa 1.200 “collaboratori”, è emerso che l’86% degli intervistati ha dichiarato che i loro “capi” erano convinti di essere dei buoni comunicatori, ma solo il 17% di loro hanno deciso di riconoscerne questa qualità: questo è un gap che richiede una comprensione e una soluzione.
Colmare il divario è fondamentale.
Recentemente ho organizzato un workshop insieme a un dirigente di un mio cliente PMI.
Abbiamo lavorato insieme per progettare e attuare iniziative di comunicazione e allineamento per il management della società.
Eravamo alla ricerca di nuovi modi per aiutare i manager a realizzare una comunicazione efficace e di impatto.
Dopo anni di collaborazione, un rapporto di fiducia tra manager e collaboratori, approcci consolidati fino a poco tempo prima efficaci, ci si è resi conto che le ultime presentazioni, per quanto ben preparate e ispirate al positivo, non venivano più percepite come credibili se espresse da alcuni dei soggetti, che avrebbero dovuto essere riconosciuti come rappresentativi.
Aveva ricevuto i dati, aveva messo tutti i fatti in fila e la risposta gli fu chiara: negli ultimi quattro anni, praticamente dall’inizio della crisi internazionale, i manager avevano esercitato una leadership  concentrata unicamente sulla “realtà e sull’attualità”, ignorando gli altri due canali della stessa leadership, quelli legati alle emozioni e ai “simboli”.
Se si vogliono conquistare la fiducia e la comprensione delle persone, è necessario comunicare con tutti e tre i canali.
Penso che tutti noi sappiamo che le persone ricevono messaggi in modi diversi.
Molti imprenditori non si rendono conto che, per quanto i fatti razionali non richiedano risposte emotive, la saggezza dovrebbe indurre a pensare che le decisioni non sono fatti elaborati unicamente dalla razionalità.
I fatti sono senza dubbio gli ingredienti che devono però essere collegati alla scintilla emotiva che provoca un po’ di energia elettrica nel nostro cuore e nella mente.
Infine, le persone hanno bisogno di un punto di riferimento simbolico per cementare l’immagine visiva del futuro.
Provate a dare un’occhiata al nostro ufficio.
Ci sono foto, ricordi, souvenir?
Molti, probabilmente, sono simboli di un’esperienza, di un progetto o un’attività grazie ai quali possiamo rimanerne in contatto per mesi e persino anni.
Quindi ci siamo chiesti “Come amplificare l’impatto della propria comunicazione“?
Cominciammo a pensare in gruppi di tre: fatti, emozioni, simboli.
Parlare di fatti non vuol dire parlare di dati, ma del loro significato, della loro interpretazione.
Gli ascoltatori non desiderano che le “cose” gli vengano lette o recitate, questo lo possono fare da soli.
Vogliono che la controparte risponda alle domande di ciò che emotivamente è importante per loro di fronte ai fatti.
Domande quali: “Che cosa ne pensa di tutto questo?” – “Ci sono sufficienti elementi per trarre una conclusione ragionevole?” – “Se è così, qual è la sua conclusione?” – “Con quale logica sono stati presi in considerazione e aggregati i dati?”
Per quanto si lavori in un’organizzazione le nostre controparti non sono i dipendenti, sono le persone.
Se si tiene fede ai soli numeri non ci si connette con loro.
Perché?
Perché le persone vogliono sapere come la situazione impatterà sulla loro vita; non chiedono una terapia di gruppo, vogliono solo sapere chi è che sta parlando con loro  e se costui ha pensato  come potrebbero sentirsi.
Il canale simbolico è il canale della metafora, delle parole di una canzone che ci ha accompagnato nell’adolescenza, di una storiella che raccontiamo da anni.
L’immagine associata a storie e simboli brucia profondamente nella nostra memoria.
Negli affari e nel lavoro è la stessa cosa: la mente ha orrore del vuoto.
George Lakoff (professore di linguistica cognitiva) in “Metaphors We Live By” scrive “Non abbiamo scelta sul fatto di pensare metaforicamente. Le mappe metaforiche sono parte del nostro cervello; noi pensiamo e parliamo metaforicamente che lo vogliamo o no.”

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