RESILIENZA2-www.pr3.it-www.corsodivendita.com-oliviero-castellaniIl fallimento è una realtà della vita per tutti noi.
A nessuno è dato di ottenere sempre tutto quello che vuole.
Tutti abbiamo e avremo fallimenti, ma è da come scegliamo di rispondere o reagire ad essi, che si determina la la nostra efficacia nell’affrontare le avversità della vita.
Nel bene e nel male, il fallimento ci cambia sempre un po’.
Ecco perché dobbiamo essere in grado di rimanere positivi e influenzare gli altri nonostante i fallimenti.

7 Responses to Come affrontiamo le avversità della vita?

  1. Mario Donadio scrive:

    Il mio fallimento è stato chiudere la mia attività, eppure sono sempre più convinto di aver fatto bene, perché perseverare è dannosissimo…cadere e poi rialzarsi, non è facile ma bisogna provarci e riuscirci…

  2. Fabrizio Toscano scrive:

    ciao Oliviero,
    vero. Io ricordo sempre in questi casi che solo in italiano c’è coincidenza tra il fallimento inteso in senso professionale/aziendale e quello personale.

    In inglese sono termini distinti : failed è che fallisce in quello che fa, loser inteso per quello che si è.

    Aiuta sempre molto a circoscrivere il fenomeno ed a reagire per una ripartenza.

  3. Daniele Finotti scrive:

    Evidentemente non siamo accomunati solo dalla “pelata” e dal “pizzetto” ma anche dal fallimento.

    Fallire è stato un dramma. L’ho vissuto malissimo.

    Ho visto morire la creatura per cui ho gioito e sofferto per tanti anni, come se fosse mia figlia (ed un po’ la consideravo così).

    La maggiore sofferenza è stata l’insensibilità degli altri nel non capire quali erano i miei sentimenti e le mie sofferenze interiori.

    Tutti ti trattano come se i beni materiali fossero l’unica ragione di vita di un imprenditore. Non è così e solo chi l’ha vissuta lo può capire.

    Si può ripartire ma “il primo amore non si scorda mai”

  4. Gianna Borando scrive:

    purtroppo i”fallimenti” nn si possono evitare. quello che consiglierei è di non prendere decisioni affrettate. A volte, le situazioni si ribaltano. poi i proverbi ed i detti popolari
    ci aiutano: p.e. Fame coacta vulpes alta in vinea, aus der Not eine Tugend machen (fare di un vizio una virtù). Sia per noi stessi che per gli altri è meglio reagire positivamente. Ma è più facile a dirsi che a farsi. Quante notte insonni abbiamo passato per i fallimenti (anche solo presunti), poi il tempo lenisce.

  5. Lucia Malpiedi scrive:

    Personalmente ritengo che un fallimento ( dove per fallimento io non dò un valore assoluto ma relativo a un qualcosa che non è andato in porto, un insuccesso lavorativo) sia un potente feedback e in quanto tale lo accetto; esso mi dà lo stimolo di migliorare e di superare quella difficoltà, prendendo consapevolezza di quello che è andato male per cercare di non ripetere lo stesso errore. E’ così che si cresce ed è questo che ogni giorno incoraggio a mia figlia!
    Quello che proprio non sopporto è l’assenza assoluta di feedback, per me il silenzio, il non sapere come è valutata una mia prestazione il non aver ritorni su un progetto, questo mi destabilizza molto più di sapere di non aver raggiunto l’obiettivo, per questo per me è fondamentale il dialogo e il feedback..perchè ti aiutano a crescere

  6. Daniele Pasquini scrive:

    Personalmente credo che per superare le avversità, di qualunque genere ed ambito, sia necessario innanzitutto guardare “oltre” l’obiettivo mancato, ovvero alla “mission” o “senso” di quello che stiamo facendo. In altri termini: il vero fallimento non è secondo me una “battaglia” persa all’interno della “guerra” in corso per dare senso a quello che faccio, ma è non sapere perché sto “combattendo”, ovvero qual’è la mission.

  7. Davida Camorani scrive:

    Il fallimento è un termine errato secondo me:) Spesso, come fallimento imputiamo un cambiamento di percorso di vita…e strada facendo, se sappiamo vedere bene quel fallimento esso aveva una ragione di esistere:):)

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