DISTINGUERSI-VENDITA-SALES-DISTINGUISH-ITSELF-steve-ballmer-corsodivendita.com-corso-di-vendita-pr3-international-sales-training-marketing-management-oliviero-castellani-vendere-corsi-di-venditaTalvolta, identificare ciò che preferiamo, è un processo per tentativi ed errori.
Quando siamo inquieti e insoddisfatti, quando, seppur tutti gli altri ci dicono che abbiamo una vita invidiabile, ci sentiamo come in un vestito estremamente stretto, questo è il momento in cui occorre, come diceva Allen Ginsberg, “seguire il proprio chiaro di luna interiore”.
In altre parole è il momento di dar retta al proprio “cuore”, più che alla propria “testa”, cercando quello che può renderci felici, certi che al tempo stesso ci darà prosperità.
Il nostro cuore è la nostra forza vitale e non solo perché pompa il sangue nel nostro corpo, il nostro cuore, “spiritualmente”, racchiude la nostra motivazione, ospita l’ispirazione e la passione.
Occorre profondamente capire come possiamo dare il meglio a noi stessi ed agli altri

9 Responses to Dare il meglio a noi stessi e agli altri

  1. Pier Z. Saffirio scrive:

    Davanti a queste situazioni, preferisco (e sarà forse una mia debolezza) annotare i fatti e le idee negative, che presentano dei problemi, non per deprimermi, ma al contrario, per costringermi a riflettere su ciò che io posso fare e debbo fare per risolvere le situazioni che ci affliggono. Non è il bene mio e del prossimo che ha bisogno di essere risolto, ma è il male personale di molti attorno a noi che attende il nostro aiuto

  2. Pier Z. Saffirio scrive:

    Troppo spesso, non partecipiamo con tutto il cuore al problema dell’altro; abbiamo paura di essere vulnerabili in qualche modo. Priviamo così altri della nostra esperienza, di ciò che abbiamo imparato e della nostra umanità. Quando condividete la vostra propria esperienza – in particolare i vostri insuccessi – in voi aumentano le emozioni, gli altri vi sentono “più vicini “.

  3. Maria Clotilde Pettinicchi scrive:

    Sono d’accordo con Pier ,in effetti chi semina bene raccoglie meglio.Credo,però,che al di là del comportamento come quello di S.Martino,sia di primaria importanza sentire empatia per l’altro ma non dimenticare se stessi.Un sano egoismo è d’aiuto a me ma soprattutto al mio simile.Il Vangelo parla di amare il prossimo tuo come te stesso,quindi devi amarti per proiettare sull’altro lo stesso amore.
    E’ un discorso impegnativo perchè spesso siamo miopi verso noi stessi sacrificandoci senza un scopo specifico e non sentendo un nostro profondo “chiaro di luna” perdendoci dietro a falsi obiettivi.

  4. Pier Z. Saffirio scrive:

    Assolutamente vero, Maria Clotilde, chi non ama se stesso (con cui vive tutti i momenti del giorno) come può amare l’altro che incontra sporadicamente. Che poi ci sia gente così,, tra noi peccatori,, non si può negare. Ma ritengo, spero, sia una percentuale minoritaria. Ricordando anche: docili come agnelli, vigilanti come serpenti

  5. Pier Z. Saffirio scrive:

    Nessuno, su qualsiasi piano, può dare ai poveri, agli abbandonati, a quelli che non si sentono amati, quello che può dargli un cristiano serenamente credente. Un cristianesimo aperto, innamorato della vita, senza paternalismo nei suoi pensieri e senza affettazione nei modi di presentarsi.

  6. Pier Z. Saffirio scrive:

    Una delle realtà che mi ha sorpreso lungo lo scorrere degli anni, e che ancora più effetto mi fa oggi, tempo di crisi, è che, il mondo degli affari, del mercato e del produrre, ha una discreta attenzione al “business”, molto al profitto, qualche volta presenta interesse alla qualità, e pochissimo si interessa e si preoccupa della persona. Degli uomini e delle donne che in questo mondo vivono, lavorano, faticano. Un rapporto che è all’insegna dell’uso e non del rispetto, del prendere e non del dare, del ricevere e non del restituire. Partendo da questi presupposti si percorre una strada che non vede le persone come soggetti della storia, ma come strumenti da utilizzare

  7. Pier Z. Saffirio scrive:

    Fra le tante discussioni aperte, non so proprio dove collocare il mio pensiero. Ci sono attenzioni a precisare alcuni elementi base del mercato e del lavoro, del rapporto tra persone e di cultura individuale. Ma ci si dimentica di chiarire che l’uomo , compreso l’uomo che lavora, è sempre più importante delle istituzioni, che hanno al massimo il compito di completarne l’opera, di regolamentarla. In questo modo, senza accorgercene ci si avvia verso la servitù dell’uomo, la sua soppressione spirituale. Un grosso residuo di mentalità pagana riaffiora prepotente in certe emergenze. La suprema lex, non è la salvezza di questa o di quella istituzione, ma piuttosto lo spirito preminente dell’uomo nella sua interezza.

  8. Pier Z. Saffirio scrive:

    Mi piace sempre ricordare l’apocope dei tagliatori di pietre che interrogati su cosa fanno, uno dice “Sudo e spacco pietre”, un secondo precisa: “Sudo, spacco pietre e mantengo la famiglia”. Ma mi sento più compreso nel terzo che risponde: “Fatico a tagliare pietre, mantengo così la mia famiglia, e partecipo alla costruzione di una cattedrale”. E’ questa chiarificazione del fine ultimo che rivaluta la mia fatica e il cibo della mia famiglia. Questo vale per ogni uomo.

  9. Alessandra Rossi scrive:

    Salve Oliviero, riferito alla sfera professionale, il suo post è una delle linea-guida per acquisire una buona Social Responsability. Essere curiosi, sensibili e disponibili verso le persone con cui ci si relaziona e si collabora (e non solo verso i clienti) è lo stato d’animo con cui si deve entrare in ufficio. (O in una web community, nella fattispecie).
    Quando tutti i membri di uno staff si comportano così, l’azienda tutta acquisisce maggiore valore e produce con efficacia e correttezza. Si può, eccome.
    Nella sfera personale seguire “il chiaro di luna..” è ancora più importante, ma più difficile. E qui entriamo in un ambito molto più vasto, data la maggiore implicazione emotiva di queste relazioni. Sarebbe lunghissimo disquisirne.

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