ORSO-STANCO-BEAR-TIRED-www.pr3.it-www.corsodivendita.com-oliviero-castellaniCi sono casi evidenti in cui la gentilezza viene scambiata per debolezza.
Ci sono persone che, quando si arrabbiano o si ritengono offese, difficilmente perdono la calma e, anche quando la perdono, non urlano, né hanno reazioni rumorose.
Molti di noi non prestano particolare attenzione a quello che succede intorno a loro, ma avere coscienza delle proprie azioni quando si tratta con gli altri è fondamentale; la maggior parte delle offese che si verificano quotidianamente avvengono perché non ci curiamo degli altri, delle parole e delle azioni che rivolgiamo loro.
In qualsiasi relazione, l’errore più grande che chiunque può fare, è sottovalutare la percezione di chi gli sta di fronte.

62 Responses to Quando la gentilezza viene scambiata per debolezza

  1. Rosa Corsaro scrive:

    Proprio così! molte volte si tace non per debolezza,ma per evitare di offendere ancor di più….. perché in realtà la persona offesa ha capito ancor di più di quanto potrebbe pensare chi offende!
    Questa è la presunzione di chi si sente superiore agli altri!

  2. Maria Clotilde Pettinicchi scrive:

    Sarebbe molto opportuno seguire questo suggerimento se il contesto che ci circonda non fosse così stressogeno!
    Non si può pretendere una calma olimpica a fronte di una decadenza e di una deregulation di questa portata.Lo stress è a monte per cui molte reazioni appaiono,e lo sono,sproporzionate allo stimolo.La raltà,purtoppo,è questa.ogni tanto bisogna fare i conti con essa.In queste condizioni non è agevole fare una rapida valutazione della percezione di chi ci sta di fronte e della nostra stessa reattività.Molti contenziosi civili ed anche penali sono motivati da quest’alterazione delle relazioni.la marca contestuale non aiuta.”Mors tua vita mea”è diventata uso comune e terribile.

  3. Fabrizio Toscano scrive:

    Siamo talmente disabituati ai modi gentili che quando li vediamo non li sappiamo neanche più riconoscere come tali, o tendiamo a schematizzarli in modo da renderli noti ed inoffensivi.

    Ma l’atteggiamento gentile e calmo può essere in realtà anche un sintomo di grande forza.

    Comunque, vero, nelle interazioni è sempre più raro tener conto delle percezioni dell’altro, ma questo finisce per essere uno sgarbo personale ed una perdita di informazioni. Non conviene, oltre che non essere per niente civile.

  4. Maria De Vita scrive:

    Bellissimo questo intervento, lo faccio mio perchè mi ci ritrovo al 100%

  5. Maria Clotilde Pettinicchi scrive:

    Maria e chi non ci si ritrova???:) :))))

  6. Daniele Finotti scrive:

    La gentilezza è spesso scambiata per debolezza ma….
    sono fiero di essere considerato “debole”

  7. Pier Z. Saffirio scrive:

    Amore e gentilezza son sempre giusti. La dolcezza e la gentilezza non sono segni di debolezza, in realtà sono manifestazioni di forza e determinazione. la qualità dello stile. Dal momento che ormai pare che nessuno sia più gentile, o comunque che le persone gentili sembrano una minoranza, li fa pensare come una debolezza invece che una forza. Uno si sente sicuro facendo l’arrogante, ma non è vero. Tutta apparenza, la sostanza è semplice

  8. Marco Magistretti scrive:

    La gentilezza viene scambiata per debolezza perchè cultura ed educazione sono sparite dal vivere comune

  9. Stefano Zonin scrive:

    Viviamo in un mondo in cui spesso hanno la meglio i più furbi. Perciò, la gentilezza viene strumentalmente scambiata per debolezza e si cercherà di approfittare ancora di quella persona. Finchè dura.

  10. Mauro Moschin scrive:

    Cortesia e gentilezza sono innanzitutto segno di intelligenza.
    Certo, quando l’obiettivo è “ottenere ragione” nei confronti di qualcuno (pubblicamente) allora è facile per i poveri di spirito raggiungere l’obiettivo.
    La platea spesso reclama la sopraffazione “del piu’ forte” verso il piu’ umile….
    …forse pero’ piano piano le cose stanno cambiando.
    O no?

  11. Mauro Moschin scrive:

    @stefano

    hai detto bene Stefano : finchè dura.
    Dipende percio’ da quello che si reputa importante : per quanto mi riguarda cerco di avere un’ottica di medio-lungo periodo.
    Quindi la gentilezza e la cortesia : sempre.
    Non mi importa se nell’immediato posso essere giudicato un debole.
    La forza non sta nell’alzare la voce o nel sopraffare gli altri , anzi.
    Opinione personale, naturalmente.
    Fino ad oggi mi ha portato bene.

  12. Alessandra Radicioni scrive:

    Credo che la gentilezza, reale e non apparente, abbia un effetto disarmante e come tale non è sinonimo di debolezza. Al contrario potrebbe esserlo l’arroganza. La gentilezza porta sempre con sé un clima costruttivo, perché è “per”, mai “contro” qualcosa o qualcuno. Ed anche questa è la sua forza

  13. Simonetta Miliacca scrive:

    Essendo donna,ed essendo stata sempre molto gentile per carattere,ho avuto diverse esperienze negative.Gentilezza scambiata per debolezza,ma chi l’ha fatto ha ottenuto tutto il contrario.Niente è come appare.So come difendermi e come attaccare pazientemente chi osa approfittarsene.L’arroganza,comunque,non paga mai.I rapporti umani e la stabilità psicologica sono indispensabili in ogni aspetto della vita,e ancor di più nei contatti di lavoro.

  14. Michele Fratti scrive:

    Nella vita quotidiana non sempre è così, siamo degli illusi. La gentilezza in questa società viene scambiata per debolezza, manca l’educazione per le più elementari basi della convivenza molto spesso vediamo che l’arroganza e la disonestà portano alla soprafazzione verso gli altri. Mi viene in mente un detto:
    ogni mattina la gazzella si sveglia e sà che deve correre più veloce del leone per non esere mangiata, il leone ogni mattina si sveglia e sà che deve correre più veloce della gazzella perchè altrimenti non mangia.

  15. Mauro Moschin scrive:

    @michele
    scusami Michele, ma se continuiamo a considerare la società una giungla . . .

  16. Patrizia Balsamo scrive:

    Ho sempre pensato che la vera forza sta’ spesso nel fare un passo indietro. Alzare la voce e’ molto piu’ facile che parlare con calma in momenti stressanti o di conflitto, ammettere di aver sbagliato e’ piu’ difficile che portare avanti le proprie ragioni anche quando siamo consapevoli che ragioni non sono, capire le motivazioni che portano ai comportamenti scorretti altrui piuttosto che “sentenziarli”. La gentilezza in molti casi riassume rispetto e comprensione per il genere umano. E solo chi ha una consapevolezza di se e dei propri mezzi e una personalita’ forte e strutturata riesce a far prevalere sempre e comunque la ragione all’impulsivita’ ed ha la capacita’ di non ragire anche quando viene “aggredito” verbalmente o toccato nel vivo. Farsi scivolare addosso cattiverie e provocazioni denota forza intellettuale ed emotiva altro che debolezza ,oltre al non trascurabile vantaggio di essere stimati e benvoluti da tutti.

  17. Mauro Moschin scrive:

    @patrizia

    quoto in toto i contenuti della Tua esposizione.
    Complimenti.

  18. Michele Fratti scrive:

    Non faccio parte dei ben pensanti quando tutti i giorni mi devo confrontare con problemi di sopravivenza la gentilezza “purtoppo ” deve essere lasciata da parte.
    Se mi trovo a lottare è semplicemente perchè forse sono stato troppo gentile, troppo generoso, troppo paziente…….hai ragione la “Società ” non dovrebbe essere una giungla, noi umani abbiamo la “ragione” .
    La mia vuole essere una provocazione, faccio parte delle persone gentili, ma sopratutto deluse.

  19. Mauro Moschin scrive:

    @michele
    i miei interventi non sono mai un giudizio (se non positivo).
    Qundi rispetto sempre punti di vista differenti.Ma dissento.
    Personalmente cerco di non lasciarmi “peggiorare” o (meglio) peggiorare il mio comportamento dalle circostanze, dall’ambiente.
    Poi, ovvio, non sono San Francesco.Ma provo ogni giorno ad assomigliare all’uomo che vorrei essere.
    Per me, e per le persone con cui mi rapporto.
    Lo so , lo so, la critica ovviamente è spontanea : che bello se vivessimo in un mondo senza fame, guerre e fatto di persone che si vogliono bene….
    Ma perseverare nel fare la mia (piccola) parte, almeno questo, non me lo si tolga.

  20. Maria Clotilde Pettinicchi scrive:

    Per restare in termini evangelici,anche Cristo mise un fermo alla cupidigia ed alla stoltezza dei mercanti nel tempio.Non si può restare impassibili davanti a comportamenti che gridano vendetta davanti a Dio ed agli uomini.Qui non si tratta di essere gentili, si tratta di riequlibrare una bilancia sbilanciata.Non fare crociate inutili è sempre doveroso ma non dormire e/o essere ciechi è altrattanto doveroso.Siamo forniti di capacità di giudizio..usiamola!

  21. Fabrizio Toscano scrive:

    Condivido Simonetta, oltretutto nei rapporti professionali non ci sono neanche quelle remore emotive che possono creare ostacoli o ripensamenti.
    E’ il mondo dove più che altrove tutto torna indietro.

    Arroganza e prepotenza sono le maschere dei deboli, bisogna cominciare a dirlo

  22. Mauro Moschin scrive:

    @Maria Clotilde
    Non confonderti : la cortesia e gentilezza nei modi non significa necessariamente collusione e avvallo di comportamenti sbagliati, scorretti o peggio moralmente e socialmente cassabili.
    Non è il tema del post proposto.

  23. Mauro Moschin scrive:

    Correggetemi se sbaglio : il tema è l’attenzione ed il riguardo che dovremmo mettere nel rapportarci agli altri per non urtare le altrui sensibilità, o peggio venire percepiti come offensivi.
    O no?

  24. Patrizia Balsamo scrive:

    Sicuramente stiamo parlando della percezione che gli altri hanno della ns. gentilezza . E come giustamente ha sottolineato Mauro la cosa veramente importante non e’ se cortesia e disponibilita’ vengano scambiate per debolezza , piuttosto quanto riesco ad assomigliare alla persona che desidero essere nella vita..
    Stare bene con se stessi e’ la prima cosa, quella che ti fa’ stare bene anche in mezzo a gli altri . . E mi ricollego a Michele. Essere penalizzati per la propria disponibilita’ ? Puo’ succedere. Ai consenzienti, generosi e cordiali succede eccome se succede! Si passa proprio per fessi!!! Fa nulla. La serenita’ interiore , la consapevolezza di essersi comportati correttamente non ha prezzo in termini di pace interiore. E comunque autorevolezza e’ ben altro rispetto ad autorita’. Tutte le persone autorevoli e quindi stimate e rispettate che conosco, sono estremanente cortesi, pacate e le loro argomentazioni le espongono senza prevaricare mai, piuttosto rispettando il punto di vista altrui e facendo presente il proprio adducendo motivazioni logiche e convincenti.

  25. Maria Clotilde Pettinicchi scrive:

    L’attenzione doverosa all’altro è implicita ma bisogna essere attenti che ,per non urtare l’altrui sensibilità,si tace.Non è implicita l’aggressività ma la fermezza è utile. Mi sembrava che il tema della discussione fosse gentilezza vs debolezza. Non si parla di collusione,che ,credo,sia un’altra cosa.ma della cattiva interpretazione della gentilezza. S.Francesco come tu hai osservato, aveva modi gentili ma fermi.Cristo,come io osservato, aveva modi gentili ma fermi.Scacciando i mercanti non urtò nessuna sensibilità ma lasciò un messaggio chiaro.Mauro,non ci si può confondere perchè chi è gentile ,anche se parla ,resta sempre tale,chi è solo cortese ,a volte può dimenticarsi di esserlo.

  26. Luigi Vitelli scrive:

    Concordo e sottoscrivo appieno quanto scritto dal, Signor Oliviero .
    Sono anche d’accordo con quanto scrive la Signora Balsamo .
    Certo è comunque uno stress impegnarsi a restare calmi e tranquilli quando hai la percezione o la consapevolezza che l’altro ti sta scambiando per uno stupido .
    Necessita comunque prendere la situazione di petto , con eleganza e tranquillità , ma non bisogna lasciarla passare inosservata e correre il rischio che all’altro arrivi un messaggio sbagliato .

  27. Roberto Monnati scrive:

    E se si provasse a cambiare il punto di vista?
    La gentilezza non è innata ma deve essere inculcata e coltivata con l’educazione fin dai primi giorni di vita.
    Secondo me l’attuale situazione, in cui la protervia, la furbizia e la maleducazione sembrano farla da padrone è causata dalla mancata attenzione verso questa caratteristica umana data dagli educatori, in primo luogo i genitori e, forse ancora di più, dagli esempi che danno troppo spesso gli insegnanti e molti programmi televisivi.
    I bambini sono spugne che assorbono qualsiasi cosa venga loro offerta, passano ore e ore di fronte allo schermo di una televisione o di un video gioco e di norma che vedono? Diatribe tra persone che, urlando e insultando, discutono del sesso degli angeli oppure giochi in cui i protagonisti urlano ammazzano e insultano.
    il miglior ricordo che ho della mia scuola elementare è il maestro che, oltre a tutte le altre cose, ci insegnava quotidianamente l’autocontrollo, dimostrandoci con infatti quanto fosse più produttivo e vincente, in qualsiasi situazione, mantenere la calma e la buona educazione. Credo che su 26 ragazzini che lo stavano ad ascoltare almeno 20 abbiano vissuto la loro vita adulta sapendo controllare le emozioni negative e comportandosi educatamente.
    Perché alla fine la gentilezza è frutto unicamente della buona educazione ricevuta, credo io.

  28. Mauro Moschin scrive:

    @Roberto

    condivido tutto quello che hai detto ma
    su una cosa ho un dubbio : che indipendentemente dall’educazione ricevuta durante l’infanzia un adulto non possa avere margine di miglioramento utilizzando al meglio la Cultura e l’introspezione.
    Molti di noi non avrebbero speranza.
    E questo vorrebbe dire che l’impegno personale continuo e quotidiano è inutile.
    Ma , forse, stiamo uscendo dal seminato.

  29. Maria Clotilde Pettinicchi scrive:

    Un sistema educativo vailido si dovrebbe basare anche sull’esempio.Come farebbero i giovanissimi e/o i giovani a capire che quello che viene teoricamente insegnato si può anche mettere in pratica?
    Nelle formazioni dei posti di lavoro vi è stato un filone che appaiava l’esercizio pratico alla teoria.Se questo è stato fatto nei servizi pubblici,in quelli privati ci sarà pure un motivo. Un vecchio detto così recitava” vale più la pratica che la grammatica” non credo che si esca fuori dal seminato se si riflette sull’origine della gentilezza che non è solo innata ma che è anche il prodotto riuscito di un’educazione a tutto tondo.L’introspezione l’hai se sai su cosa devi farla,altrimenti la ricerca introspettiva produce frustrazione ed ancora comportamenti incongrui al vivere civile.Tema che a tutto diritto si inserisce nella nostra discussione!

  30. Mauro Moschin scrive:

    @Maria Clotilde
    vero.Tant’è che credo che i giovani imparino molto piu’ da quello che vivono quotidianamente (esempio) rispetto a tanti discorsi (spesso inefficaci).
    Il vissuto famigliare su tutto, forse perchè è quello che “forgia” nel bene e nel male proprio quando si è piu’ “malleabili” e permeabili agli stimoli esterni.
    Ma , (e qui mi ricollego ai miei interventi precedenti) tutti noi quotidianamente, con il nostro comportamento (esempio) contribuiamo a creare l’ambiente in cui viviamo, nei vari contesti (famigliare, scolastico, lavorativo ecc.).
    E , si sa, l’ambiente forma le persone che lo abitano in un processo interattivo.
    Da qui, ribadisco l’importanza sociale (e l’efficacia) del miglioramento personale continuo.

    Quindi….essere gentili e cortesi, attenti all'”altro” contribuisce a costruire un mondo migliore in cui…guarda un po’…vivo anche io.

  31. Maria Clotilde Pettinicchi scrive:

    Sante parole.La difficoltà che quotidianamente si riscontra è che spesso chi dovrebbe fare quest’opera di “cucito” o se si preferisce di “rete” a volte non sempre si rende conto della responsabilità che ha!
    Parlo di rete perchè l’educazione dei giovanissimi e giovani è il primo e primario “nodo” di questa rete ,che a ben guardare viene da tutti invocata,reclamizzata,demonizzata ma che comunque è nei nostri pensieri ed agiti! Noi siamo responsabili del prodotto che immettiamo sul mercato,tanto per usare un termine imprenditoriale,ma la famiglia non è anche un’impresa? Mutatis mutandis ma è sempre un sistema complesso che farebbe invidia alle imprese con la I maiuscola!

  32. Daniele Finotti scrive:

    Il commento è molto semplice: se proviamo a pensare a NOI anziché a IO dovrebbe risultare naturale comportarci con gli altri nel modo in cui vorremmo che gli altri si comportassero con noi.

    Le argomentazioni URLATE durano il tempo dello sfogo e il GENTILE può essere considerato debole ma non lo è. Anzi, spesso succede che l’arrogante si aspetti una reazione analoga e si altera ancora di più quando non succede, perdendo il lume della ragione e mostrando il fianco al gentile che, con ferma pacatezza ed intelligenza, lo colpirà.

    Basta sedersi sulla riva del fiume…..

  33. Alessandro Lombardi scrive:

    Essere gentili conviene: fa bene alla salute, guadagna simpatie, crea intorno un clima positivo e sereno. Il vero tornaconto della gentilezza, tuttavia, sta proprio nell’essere gentili. La gentilezza, infatti, dà un senso e un valore alla nostra esistenza, ci fa dimenticare i guai quotidiani e sentire bene con noi stessi. Piero Ferrucci mostra in questo libro, frutto di ricerche scientifiche, ricco di aneddoti tratti dalla sua esperienza di psicoterapeuta e punteggiato di rimandi a fiabe e racconti delle più varie tradizioni, che una qualità “inattuale” come la gentilezza può rivelare un potere dirompente soprattutto nell’epoca odierna, in cui i rapporti fra esseri umani sono sempre meno autentici e sempre più formali.
    Chi di noi non vorrebbe un po’ più di gentilezza nella sua vita? Il calore dell’affetto, la bellezza della generosità, il sollievo di essere ascoltati e visti per quello che siamo per davvero, il sostegno dell’amicizia, la meraviglia della gratitudine: tutto questo (e molto altro ancora) è la gentilezza. In un mondo sempre più impersonale e sempre più violento, non ne abbiamo mai avuto così bisogno come ora.

    La gentilezza, quando la riceviamo, ci fa star bene, a volte ci salva la vita. Ma anche essere gentili fa un gran bene. E offre immensi vantaggi per la nostra crescita personale, la nostra salute, le relazioni con gli altri, perfino l’apprendimento scolastico, l’efficienza nel lavoro e il successo negli affari. Il vero beneficio della gentilezza e delle sue qualità, però, è intrinseco. La ricompensa della gentilezza è la gentilezza. La quale è una porta che si apre a uno stato di coscienza più libero e vasto, dove ansia, rabbia o depressione scompaiono. Alla fine si scopre che la gentilezza è sinonimo di salute mentale.

    Il soggetto della gentilezza e delle sue qualità è trattato dal punto di vista scientifico: infatti le sperimentazioni e le scoperte in questo campo stanno aumentando a vista d’occhio. Al tempo stesso questi argomenti sono vecchi quanto il mondo: non c’è quindi da stupirsi che varie tradizioni spirituali, e vari poeti e filosofi, abbiano voluto dire la loro in proposito. Inoltre la gentilezza è vista, anzichè come un’idea astratta, come un modo di essere e di agire nella intricatissima selva della nostra esistenza quotidiana.

    Come qualsiasi cosa buona, anche la gentilezza ha i suoi rischi e le sue deformazioni: per esempio l’arrendevolezza, la cortesia ipocrita, la soppressione delle emozioni negative, ecc. Il libro affronta anche questi temi. Il rischio di scambiare la gentilezza per debolezza c’è sempre. Vaso di coccio fra vasi di ferro? No grazie.

    A poco a poco la gentilezza, lungi dall’essere una forma di cedevolezza, emerge come una forza – quella forza senza la quale l’umanità non può sopravvivere, e grazie a cui ognuno di noi può trovare il proprio equilibrio e il senso della sua vita.

  34. Paolo Battaglia scrive:

    La cosa curiosa è che il modo abituale con cui si sta al mondo, con cui ci si relaziona e che in certi ambienti o Paesi può apparire “normale” ed anche simpatico, ad altre può apparire maleducato, bizzaro e aggressivo, anche al di là delle reali intenzioni.

  35. Pier Z. Saffirio scrive:

    Carissimi tutti, a voi un sentito grazie. Mi riconciliate con la comunicazione e con il rapporto interpersonale. Il vostro colloquio, non mi ha richiesto di intervenire perchè sereno e in ricerca di esporre il percorso e il fine che un comportamento equilibrato, cordiale e fermo, migliora il rapporto sociale, rasserena le persone, evidenzia uno stile. Su pochi temi esiste questa attenzione. Per uno come me, cultore della fraternità, spirituale e sociale, vissuta e annunciata, nella professione come nella vita, è una gradita percezione. Un esempio da diffondere

  36. Alessandra Radicioni scrive:

    Credo che non sia un caso che tale discussione abbia preso così corpo nel gruppo “Reti di Imprese”. Chi ha avuto la possibilità di creare una o più reti di imprese e di gestirle, sa bene che una condizione imprescindibile per l’avvio ed il successo di una rete, appunto, è l’accordo fra tutti gli “orchestranti”; un “suono” il più possibile armonico tra tutti i retisti porta con maggiore probabilità al raggiungimento degli obiettivi prefissati. E’ una semplice constatazione dei fatti che poi ciascuno di noi avrà ritrovato nel proprio agire quotidiano, dove è vero, purtroppo, e troppo spesso, prevalgono eccessi di arroganza, volgarità e villania. Ma il fracasso dell’arroganza poggia su basi deboli, gioca con carte prive di valore autentico. La forza della gentilezza è per sua natura un’altra cosa e porta lontano perché è lì che prevale la volontà di condividere. L’etimologia della parola stessa d’altra parte ci aiuta a comprendere meglio e riporta ad un altro termine, altrettanto carico di significato: “nobiltà”, di comportamento, s’intende..

  37. Marco Zanolli scrive:

    La gentilezza, concetto estremamente gradito, e’ già un passo successivo. Ancora prima stanno riemergendo l’importanza del rispetto, della predisposizione all’ascolto e al dialogo, del confronto, che in molte situazioni sembravano ormai perduti. Tutte queste delle gran qualità in ottica di rete, sistema, cultura. Qualcuno diceva “l’importanza di saper stare a tavola” in ogni occasione. Evviva !! MZ

  38. Daniele Pasquino scrive:

    @Oliviero. Per commentare la discussione lanciata, mi permetto di modificarne con un punto interrogativo finale il suo titolo: “Quando la gentilezza viene scambiata per debolezza?”. Io credo che ciò succeda quando scarseggi in noi un valore molto importante che è il “RISPETTO” dell’altro, ovvero il sentimento di stima “a prescindere” perché consapevole che l'”altro” nella sua UNICITA’ completa la visione che io posso avere su qualunque cosa/persona/fatto. Ma a monte del “rispetto” troviamo un’altro valore ancor più fondante: l’UMILTA’. Quindi: “Quando la gentilezza viene scambiata per debolezza?” Quando manchiamo di umiltà.

  39. Pier Z. Saffirio scrive:

    La gentilezza o è formale (pura esteriorità), oppure è vera. In questo caso è il frutto di una serie di componenti importanti, concrete e che si esprimono. In questo caso riguardano il fatto che, la persona gentile è: paziente, benigna, non gelosa,non a caccia di un interesse solo terreno, non si indigna, non prova risentimento per il male eventualmente ricevuto, ama la verità ed è contraria all’ingiustizia. Una persona così come può temere di essere giudicata debole ?

  40. Pier Z. Saffirio scrive:

    Devo avere sbagliato qualcosa IN QUANTO AVEVO SCRITTO UN PENSIERO SUL TEMA che provo a ricostruire. La gentilezza è uno stile, un modo di vivere, supportato da alcuni valori personali: un amore paziente, la benignità del cuore, la ,generosità, la mancanza di vanagloria, non perseguire interessi personali, una mente che non si indigna, un cuore incapace di risentimento, che si ribella alle ingiustizie e gioisce della verità. Una persona con tali caratteristiche come può avere timore di essere interpretata come debole ?

  41. Antonio Buccellato scrive:

    Finalmente dopo parecchio tempo che vedevo aperta questa discussione sono riuscito a leggere tutti gli interventi….arrivato alla fine mi è comparso un sorriso sul volto.
    Complimenti a tutti i partecipanti, mi ritrovo con Voi e faccio di questo approccio alla vita (perché quella professionale è solo una parte di essa) una bandiera. Bandiera che non vuol dire assolutamente “porgi l’altra guancia” ma piuttosto esprime, per chi la sa comprendere, aver raggiunto con se stessi un bell’equilibrio. Vi continuerò a leggere con attenzione…
    saluti a tutti

  42. Maria Clotilde Pettinicchi scrive:

    Antonio,fa sempre piacere sapere di essere,comunque, utili.Raggiungere un equlibrio non è facile..sempre se di equlibrio possa trattarsi.

  43. Antonio D'Ambrosio scrive:

    Non c’è da meravigliarsi! il maleducato etc.. non scambia la cortesia e l’educazione per debolezza,semplicemente” ci prova”.
    L’unica difesa, o meglio comportamento abituale è il linguaggio del corpo.
    La bocca mi stà dicendo una cosa il corpo un’altra. Ciò vale per noi sia in fase passiva che in fase attiva.Chi ci stà di fronte capisce e non ci “prova”

  44. Antonino Napolitano scrive:

    Molto dipende anche dalla convinzione dovuta ”all’italica furbizia” un grande quantità di persone che convinte di essere migliori,ma è una convinzione esclusivamente personale, e pensano che urlare e agitarsi sia il miglior modo per far valere le proprie idee. Se nella loro bieca ignoranza sia culturale che emozionale si prendessero la briga di andarsi a leggere
    alcuni autori orientali es. Confucio, Sun Tzu. Allora guadagnerebbero sia nella brillantezza dei comportamenti sia nel proprio stile personale e soprattutto capirebbero di avere anche un’intelligenza.

  45. Gianni Brosadola scrive:

    Bisognerebbe essere conosciuti peri fatti, non per le parole..
    Chi alza la voce stà implicitamente dicendo: “le parole non bastano perchè le mie valgono poco, quindi, aggiungo un ‘po di violenza..!”
    Illusione.
    A scuola, ce lo ricordiamo tutti, con quel professore volava di tutto, ma come entrava quell’altro, la classe di delinquenti diventava di colpo la classe dei bravi ed educati…
    Cercate l’autorevolezza, non la violenza

  46. Maria De Vita scrive:

    Leggendo i post successivi mi è venuto in mente questo racconto.

    Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli: “Perchè le persone gridano quando sono arrabbiate?”
    “Gridano perchè perdono la calma” rispose uno di loro.
    “Ma perchè gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore
    “Bene, gridiamo perchè desideriamo che l’altra persona ci ascolti”
    replicò un altro discepolo
    E il maestro tornò a domandare:
    “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?”
    Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
    Allora egli esclamò:
    ” Voi sapete perchè si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati?
    Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto.
    Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare.
    Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro.

    In fine il pensatore concluse dicendo:
    “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino,
    non dite parole che li possano distanziare di più, perchè arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.”

  47. Simonetta Miliacca scrive:

    Credo che il comportamento giusto da tenere sia una dote naturale raffinata attraverso la cultura,la conoscenza,il rispetto per sé e per gli altri.E una buona dose di carisma che non s’improvvisa e non si costruisce.O la si possiede o no.

  48. Pier Z. Saffirio scrive:

    La gentilezza è l’espressione più trasparente della forza; riesce sempre ad originare rispetto, apprezzamento e fiducia. Chi la vede come debolezza è uno sciocco. Anche questo sciocco vorrebbe essere stimato, apprezzato in modo da appagare il suo naturale bisogno di piacere.
    Con la gentilezza potrà essere possibile convincerlo a cambiare il suo modo di rapportarsi con il prossimo

  49. Antonio D'Ambrosio scrive:

    Cara Simonetta mi deve scusare ma non sono d’accordo con l’ultima Sua affermazione.
    Si può costruire;certo occorre esercitarsi: “semina un gesto raccogli un’abitudine,semina un’abitudine raccogli un comportamento,semina un comportamento raccogli un carattere.”. Lo studio del comportamento stà soppiantando le sedute di analisi dallo piscanalista. La prego di consultare qualcuno dei numerosi testi sull’argomento.Le faccio i miei complimenti per il Suo accenno alla cultura ed il rispetto.

  50. Nadia Monticelli scrive:

    Ben detto @Daniele. Oltre ad essere un valore fondamentale il RISPETTO è anche un elemento in grado di cambiare il registro delle relazioni. Mi fa piacere inoltre che tu abbia citato l’UMILTA’ in quanto si tratta di un concetto molto spesso travisato, a mio avviso. Essere umili non significa essere timidi, dimessi o prostrati, bensì privi di SUPERBIA. L’umile si mette infatti sullo stesso piano degli altri, avendo riconosciuto la loro unicità e non si ritiene migliore o più importante. Con l’umiltà si può percorrere un lungo cammino imparando ad ascoltare e ad osservare e diventando così sempre più consapevoli dei propri talenti.

  51. Fabrizio Bertorino scrive:

    Ci sono dei precisi meccanismi neurofisiologici che spiegano come mai noi “percepiamo” il mondo – gli altri, le cose, gli eventi – e non lo leggiamo nella sua “realtà oggettiva” (posto che esista) e come reagiamo e perché a queste percezioni. I lavori del neuroscienziato A.R. Damasio aiutano in tal senso, ma – IMHO – ancor di più quelli di Josh Freedman, ricercatore nel campo dell’intelligenza emotiva.

  52. Alessandro Antonini scrive:

    Buongiorno a tutti. Sono completamente d’accordo. Mi sentirei di aggiungere una precisazione. Per poter essere “autenticamente” umili nelle relazioni che intratteniamo con le altre persone, dobbiamo innanzitutto esserlo con noi stessi. Per “autentica”, mi riferisco ad un’umiltà in linea con “ciò che si è”. Il problema a questo punto, che mi chiedo: “Chi si sente pronto a scrutarsi, nel tentativo di divenire consapevole di ciò che è?” e dopo questo interrogativo ne segue un altro: “Chi è pronto a centrarsi nella propria vita?”, “Chi è pronto a riconoscere la propria parte di contributo, in questa esistenza?”…

  53. Diego Palumbo scrive:

    Le persone che quando si arrabbiano riescono a non perdere la calma dovrebbero essere un esempio di “stile” e di civiltà per tutti noi.
    Chi acquisisce la capacità di controllare completamente il proprio corpo e la propria mente, acquisisce anche la capacità di interagire correttamente con gli altri.
    Chi scambia la gentilezza con la debolezza, semplicemente non riesce ad acquisire questa capacità.
    La differenza tra i due “stili” di comportamento emerge in maniera prepotente nelle situazioni di “VERA” crisi.
    Una persona che ha acquisito la capacità di self control non è mai scortese !

    Non sono d’accordo quando si dice che determinati “valori” si sono persi. Semplicemente lo stress della vita quotidiana non ci deve far perdere di vista le VERE PRIORITA’ di questa vita !

  54. Mauro Moschin scrive:

    @Diego
    Condivido i contenuti della Tua esposizione.
    E’ importante sottolineare che la gentilezza (vera,d’animo) quasi sempre è tipica di persone equilibrate e riflessive.
    Insomma persone che restando calme e non perdendo la lucidità nelle difficoltà, riescono a gestire al meglio anche le situazioni complicate e …pericolose.
    Quindi viva la gentilezza!

    Buona giornata a tutti.

  55. Mauro Moschin scrive:

    Ma , “restando sul pezzo” : attenzione quando si ha a che fare con persone gentili.
    Non perdono la calma se offese dal nostro comportamento (anche se involontario).
    Ma ricordano e fanno tesoro.

    Occhio…..

  56. Marco Monittola scrive:

    i risultati son dati dall’educazione avuta, ma anche dal nostro impegno

  57. Michele Fratti scrive:

    la gentilezza è un gran dono che deve essere inglobato nel nostro essere e far si che appartenga al nostro carattere per non essere sopraffatti dall’istinto brutale e primordiale.
    Sicuramente è una dote che ci appartiene solo se insegnata e vissuta fin dall’infanzia.
    L’esempio è la prima forma educativa, i buoni educatori sono in primis i genitori e in seguito l’istituzione della scuola.
    Ritengo molto importante che la scuola abbia dei buoni educatori, per dare un aiuto anche alle giovani generazioni che non hanno dei punti di riferimento.

  58. Pier Z. Saffirio scrive:

    Ciascuno di noi, potendo scegliere (un compagno, un amico, un cliente, un collaboratore,……) sceglierebbe quello gentile ed educato, o quello aggressivo, gradasso, arrogante, o di tale razza ? Tutto allora diventa chiaro ed evidente.

  59. Maria Clotilde Pettinicchi scrive:

    Chi non vorrebbe avere un collega o altro così?Il problema,però,subentra quando la misura è ricolma e spesso non è più possibile frenare i cavalli in corsa!!!

  60. Pier Z. Saffirio scrive:

    A questo punto però, ho il sospetto che il problema non è più l’altro che è arrogante, ma è mio che non lo sopporto più. Nel rapporto esiste anche la mia responsabilità

  61. Maria Clotilde Pettinicchi scrive:

    Tutti i rapporti non sono mai lineari ma sempre circolari,quindi la responsabilità non è mai di uno solo,se vi è la relazione fra gli attori!

  62. Davida Camorani scrive:

    “A questo punto però, ho il sospetto che il problema non è più l’altro che è arrogante, ma è mio che non lo sopporto più. Nel rapporto esiste anche la mia responsabilità”

    @ Pier Z. Saffiro…non poteva esprimere in toto anche il mio pensiero:):)…e in aggiunta contribuisco con: …creiamoci meno paranoie:):) …le persone si accettano per i caratteri che hanno…e non sempre per essere manipolate a nostro piacere…Ecco che poi ci sorprendiamo delle persone gentili che dimostrano con autorevolezza di non farsi manipolare e continuare il proprio cammino:):)

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