DISTINGUERSI-VENDITA-SALES-DISTINGUISH-ITSELF-www.pr3.it-www.corsodivendita.com-oliviero-castellaniSe vogliamo sviluppare le nostre competenze manageriali, non possiamo contentarci di guardare nello specchietto retrovisore: non basta studiare l’operato delle imprese e dei managers di successo; si deve anche anticipare il futuro e i prevedibili cambiamenti e mettere le aziende con tutto il loro personale in condizione di affrontare con successo i nuovi compiti che le attendono” (G.Morgan – professore di administration studies alla York University).
Questa frase è emblematica di una domanda che da oltre un ventennio attraversa il mondo delle organizzazioni ed in particolare i manager o coloro che aspirano a diventarlo.
Quali sono le competenze manageriali necessarie per gestire le organizzazioni oggi?

7 Responses to Competenze Manageriali

  1. Giovanni Turiano scrive:

    Il libero mercato in Italia non esiste. Probabilmente non è mai esistito

  2. Silvia Perri scrive:

    Food

  3. Marco Bardella scrive:

    Ennesima truffa del sistema italiano senza dubbio !

  4. Tommaso De Mola scrive:

    la premessa della discussione è molto bella, ovvero quali competenze deve avere un manager per gestire le organizzazioni.
    Il problema però è che i vertici delle organizzazioni in Italia spesso selezionano manager perché “amici degli amici”, lasciando a casa (o all’estero) tanta gente in gamba che rifiuta la logica delle camarille e delle consorterie.
    Ha ragione Francesco Calì, il nostro paese non è assolutamente liberista ma è dominato da oligopoli a tutti i livelli, anche in ambito aziendale, e tali oligopoli sono anche “mentali”, non riescono a concepire una selezione per merito, perché ciò farebbe decadere il loro potere di ricatto/consenso all’interno delle organizzazioni medesime.

  5. Mara Ongaro scrive:

    Ogni cambiamento, Ogni evoluzione deve essere sponsorizzata dall’alto. Un bravo manager a mio avviso deve avere doti di addattabilita’. Se un imprenditore, un AD non crede in cio’ che fa il fallimento e’ assicurato. Uno puo’ essere il miglior manager ma inserito in contesti in cui strategie , vision mission non sono chiare e definite o sono lasciate al caso tu hai fallito. Questo purtroppo l’ho riscontrato in alcune PMI in cui ho lavorato.

  6. Francesco Calì scrive:

    Tornando alla domanda originaria, credo che possiamo distinguere agevolmente tra due categorie di organizzazione (e – conseguentemente – tra due differenti tipologie di Executive):
    – impresa che persegue il mero profitto, anche di breve, indipendentemente dalle esigenze reali del mercato e/o dall’ecosistema in cui insiste;
    – entita’ che responsabilmente punta ad un risultato di lungo periodo e “sostenibile’ nei confronti dei differenti stakeholders del contesto globale.

    Non faccio molta fatica ad affermare che, nei 30 anni di carriera trascorsi, ho incontrato molte figure appropriate per la prima specie di organizzazione.
    Senza dimenticare, inoltre, che (grazie al “tessuto” in cui siamo cresciuti) molti sedicenti managers sono in realta’ delle figure che massimizzano innanzitutto cio’ che e’ utile o conveniente per se o per la loro “cordata”, prim’ancora che per l’azienda che gli paga lo stipendio. E’ questo che ci differenzia da molti professionisti del Nord Europa. La “company loyalty”.

  7. Tommaso De Mola scrive:

    Uno dei verbi che mi piacciono e che cerco di adottare nel mio modo di vivere e di lavorare è FORVIEW, “guardare oltre”.
    Ad esempio, nella vita di tutti i giorni, quando guido cerco di vedere oltre i vetri dell’auto che ho davanti e ciò mi ha spesso salvato da tanti tamponamenti.
    Nella mia esperienza lavorativa ho cercato sempre di guardare avanti, occupandomi di smart card per la fidelizzazione quando si usavano solo per la telefonia mobile, occupandomi di e-learning quando la formazione a distanza era agli albori.
    Purtroppo però non sempre questo verbo (e il relativo atteggiamento mentale) è compreso nelle aziende, spesso a causa della “miopia” dell’imprenditore stesso, che guarda solo ciò che ha davanti e non pensa agli scenari futuri, alle evoluzioni.
    Spesso si è visti come visionari, come “tecnologici” ad libitum, e ciò deriva dalla profonda arretratezza tecnologica e culturale di molti imprenditori e amministratori (anche politici), che si limitano al proprio “particulare” senza aprire la visione ad un quadro più prospettico.
    Personalmente insisto a “guardare oltre”, non per niente il mio motto preferito è una citazione di Alberto Savinio: “La mente è come l’ombrello, per funzionare deve essere aperta”

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