Worried ManQual è la paura più grande? Parlare, essere rifiutato o fallire?
Viviamo in un mondo di condizionamenti negativi.
La nostra reazione alle paure determina il nostro destino.
Qual’è la paura peggiore?
Da qualche parte ho letto “Diventerai ciò che pensi”.
Se fosse vero . . . . . . .

23 Responses to Diventerai ciò che pensi?

  1. Mirco Casoni scrive:

    La paura più grande cambia da persona a persona.
    Per chi vive di obiettivi a breve termine ovviamente la paura maggiore è quella del fallimento, mentre per chi vive di relazioni la cosa peggiore è essere rifiutati, …

    Non penso che la frase “diventerai ciò che pensi” sia vera in senso stretto.
    Penso piuttosto che sia un forte condizionamento, forse uno dei più forti rispetto agli aspetti personali.

    Esistono però anche aspetti esterni che devono essere valutati e non pesano poco.

    Io da qualche parte ho letto che “la fortuna è quel momento in cui competenza e opportunità si incontrano”.

    Quindi prepararsi per quello che si vuole essere è importante ed è altrettanto importante cercare o creare occasioni, senza l’angoscia di doverle per forza concretizzare in tempi brevi.

  2. Gianni Gregoris scrive:

    La prima paura è quella della critica, tutti la temiamo, in totale le paure sono 6:
    La paura della critica;
    La paura dell’insuccesso;
    La paura della povertà;
    La paura dei sentimenti in amore;
    La paura della salute;
    La paura della morte.

  3. Vincenza Rutigliani scrive:

    Non diventerò quello che penso, credo e spero di diventare quello che sento prima di tutto perché in realtà è l’unica cosa su cui mi fido di contare E che può portarmi a trovare attimi di felicità, attimi di libertà, di spensieratezza e di pace rispetto all’ansia generata dalla competizione e dalla fretta di divenire più che dalla tranquillità dello stare per poi ricominciare. La creatività è un tempo a parte. La molla di tutto, frutto di un’interiorità e se non c’è non può essere inventata, neanche con tutte le strategie del mondo. Quanto segue è quello che ho scritto oggi sul mio blog descrivendo con un’immagine il mio sentiment sulla felicità. Spero sia apprezzato, ma questo viene sempre dopo il mio ben-essere:

    A volte mi sento
    come un prato
    sul quale si posa la neve…

    a volte resta per un po’,
    a volte si scioglie subito
    ma quello che importa è

    che si è fatta l’esperienza
    del tocco gentile
    e leggero della neve addosso.

  4. Fulvio Poli scrive:

    @Gianni
    7 La paura di non aver paura : siamo talmente abituati a viverla che ne temiamo la mancanza.

  5. Massimo D'angelo scrive:

    Ciao
    credo che la paura sia un sentimento e come tale detiene diverse sfaccettature che a secondo dei momenti sono un limite o uno spinta. Di sicuro viviamo in una società non semplice dove il privato si è allineato con la professionalità richiesta sul lavoro. Quindi molte paure nel confronto professionale si sono rivelate vere anche nella vita privata. Una volta l’isola felice era quella che si trovava in casa propria, oggi molte persone hanno un isola felice dentro se stessi. Nella propria professionalità c’è il desiderio di essere ciò che pensiamo, come obiettivo personale. Ciò che pensiamo di noi stesso spesso coincide con ciò che sentiamo (ne crea una coerenza). La riduzione del range di tempo in cui ci muoviamo ci spinge a modificare le nostre azioni dando risposte professionali al minuto e a volte capita di perdere l’obiettivo finale quello a lungo termine. Da qui emerge la nuova paura quella del non allineamento tra tempo, obiettivi personali, apprezzamenti, fallimento ecc. L’unica cosa che ci aiuta è un continuo monitoraggio delle nostre paure e sopratutto la nostra capacità di pensiero. Vale la pena perdere qualche minuto in più a pensare su cosa fare che cedere alle pressioni di una risposta. Almeno questo ci permette di essere il più coerente con noi stessi e con le nostre esperienze che fino a prova contraria sono le uniche che possono neutralizzare le nostre paure.

  6. Rita Capraro scrive:

    Esattamente..

  7. Giuseppe Massimo Ciancaglini scrive:

    diventare ciò che pensi sarebbe il trionfo di un formatore. In realtà non credo sia un successo, infatti bisognerebbe prima indagare sulla bontà del pensiero….. Tuttavia sarebbe già un gran risultato pensare positivo con la stessa facilità con cui si pensa in negativo, e poi adeguarsi ad una vità alla ricerca della felicità.

  8. Gianni Gregoris scrive:

    “Diventerai ciò che pensi”, è scritto da qualche parte, ma a mio parere è proprio così. La parte inconscia del nostro cervello prevale su quella razionale. Il problema è che la parte inconscia non distingue se il pensiero è negativo o positivo, si alimenta delle informazioni che gli diamo. Ripeto l’esempio, se una squadra di calcio, prima di entrare in campo pensa di perdere perché l’avversario è più forte, perderà. Con un atteggiamento diverso, positivo, la voglia di giocare con il più forte e batterlo, probabilmente la partita può essere anche vinta.

  9. Vincenza Rutigliani scrive:

    La domanda delle domande è “Chi fa da contraddittorio al mio pensiero?”. Forse è un sogno più che un pensiero, in egual modo legittimo.

  10. Gianni Gregoris scrive:

    La ragione della filosofia, fa da contraddittorio al proprio pensiero. Il principale interesse della filosofia è mettere in questione e comprendere idee assolutamente comuni che tutti noi impieghiamo ogni giorno senza pensarci sopra. Uno storico può chiedere che cosa è accaduto in un certo tempo del passato, ma un filosofo chiederà «Che cos’è il tempo?». Un matematico può studiare le relazioni tra i numeri, ma un filosofo chiederà «Che cos’è il numero?». Un fisico chiederà di che cosa sono fatti gli atomi o che cosa spiega la gravità, ma un filosofo chiederà come possiamo sapere che vi è qualche cosa al di fuori delle nostre menti. Uno psicologo può studiare come i bambini imparano un linguaggio, ma un filosofo chiederà «Che cosa fa in modo che una parola significhi qualche cosa?». Chiunque può chiedersi se è sbagliato entrare in un cinema senza pagare, ma un filosofo chiederà «Che cosa rende un’azione giusta o sbagliata?»

  11. Massimo D'angelo scrive:

    Massimo Troisi per un suo film usò un titolo “Non ci resta che piangere”.
    Si cerca sempre, in qualsiasi modo e da tutte le prospettive argomentabili un pensiero che possa placare o limitare la paura, controllare il tempo e permetterci di essere ciò che pensiamo di noi stessi. Non è una partita a perdere ma solo una guerra infinita che attraversa tutte le capacità dell’uomo.

  12. Vincenza Rutigliani scrive:

    @Gianni: tutte queste domande sono inerenti, utili e non generano insicurezza?
    Aspetto di vedere un filosofo che viva ciò su cui filosofeggia.
    Cerco e voglio risposte.

  13. Vincenza Rutigliani scrive:

    @Giuseppe: portami UN SOLO ESEMPIO di persona soddisfatta di passare da un fallimento all’altro. Preferisco i piccoli passi e conquiste quotidiane e gli sforzi per mantenerle a un inesorabile “rise and fall”. La presunzione è l’unico mio nemico, il nemico di tutti.

  14. Andrew (Andrea) Berselli, MBA scrive:

    Sono d’accordo sulle teorie che dicono che tutto viene generato dal pensiero, e che quest’ultimo cambia il tuo agire e di conseguenza le reazioni del mondo esterno nei tuoi confronti. Molto bello il “diventerai ciò che pensi…”. Grazie

  15. Andrew (Andrea) Berselli, MBA scrive:

    La differenza tra Italia e mondo anglosassone sul fallimento l’ho sentita ad un incontro con un giornalista che passava in rassegna italiani di successo in usa. In Italia quando hai fallito SEI un fallito, in USA se hai fallito sei uno che ci ha provato. Ray kroc il vero fondatore di mcdonalds è uno dei tantissimi esempi di imprenditori di successo che hanno fallito diverse volte. Pensiero che la paura venga anche dal giudizio sociale e da quanta importanza si dá a questo. Per me vale il detto di mia nonna: far bein e laser dir…

  16. Nike De Filippis scrive:

    Ho ascoltato anche io con attenzione le affascinanti teorie di bravi motivatori che attribuiscono la grandezza e il potere delle persone alla concezione che loro stessi hanno di sé. Sfruttare a pieno il proprio potenziale, diventare LEADER di sé stessi. Tra questi mi ha colpito Roberto Re. Parla di coraggio e paure e della loro consapevolezza :buona parte di quello che noi realizziamo nella nostra vita è direttamente collegato a ciò che in qualche modo abbiamo programmato dentro di noi riguardo ai nostri risultati, a quanto pensiamo di valere, di poter fare, di riuscire a raggiungere e quindi, in buona sostanza, noi siamo il frutto dei nostri stessi condizionamenti e siamo responsabili di ciò che otteniamo…

  17. Giuseppe Massimo Ciancaglini scrive:

    In un bellissimo film, per gli amanti degli animali, “Io e Marley” mi ha colpito un particolare. Lo descrivo brevemente per coloro che non hanno visto il film. La moglie del protagonista ha, su un suo diario, una lista delle cose da fare nella sua vita, del tipo: comprare una casa, avere il primo figlio, guadagnare una promozione sul lavoro ecc, ed appena raggiunto l”obiettivo lei lo depenna dalla lista. Beh in fin dei conti è un modo pratico e non filosofico per DIVENTARE CIò CHE PENSI. Penso sia la strada guista per mettere in pratica questo concetto tanto sacrosanto quanto astratto.

  18. Vincenza Rutigliani scrive:

    @Giuseppe: ho pensato seriamente alla lista dei miei obiettivi, infischiandomene della mia età, dell’Influenza delle persone intorno a me, dei condizionamenti sociali e sessisti, della mia scarsa anzi scarsissima salute e qualcos’altro anche. La riassumo e la condivido qui perché vorrei sapere se abbiamo punti in comune oppure di dissenso e conoscerne se possibile la ragione:
    – esercitarmi tutti i giorni a mantenere la mia serenità interiore;
    – essere indipendente economicamente ed emotivamente;
    – mantenere le mie promesse e i miei impegni;
    – essere il primo impegno di me stessa come segno d’amore verso mia figlia;
    – considerare tutto ciò che è materiale come beni, non necessariamente come il Bene.
    Questo il mio pensiero e progetto in progress.
    Una piccola nota: per nessuno dei punti mi occorre una matita..

  19. Nike De Filippis scrive:

    Se parliamo di film, tra quelli motivazionali, metterei al primo posto “La ricerca della felicità” che suppongo e spero conoscano tutti. Il protagonista cambia davvero la sua vita diventando ciò che voleva essere. Non si fa abbattere dalle avversità, ha delle ambizioni, oltre che delle responsabilità, per cui: se vuoi una cosa vai e inseguila. Punto. E il film è tratto da UNA STORIA VERA. La nostra attitudine al modo di vedere la realtà cambia la realtà.

  20. Giuseppe Massimo Ciancaglini scrive:

    @Vincenza, premesso che non mi permetterei mai di giudicare la tua lista degli obiettivi, tuttavia noto che è tesa alla ricerca della felicità. Ti auguro quindi di raggiungere tutti gli obiettivi, o almeno buona parte, con tutta la difficoltà che tale impresa richiede. In bocca al lupo

  21. Nike De Filippis scrive:

    @Vincenza,i tuoi punti sono condivisibili da tutti penso, spero riesca a farli tuoi sempre in modo da alterare la realtà a tuo piacimento. Auguro a tutti di raggiungere i propri obiettivi, ricordando sempre che essi devono essere scelti in modo che siano raggiungibili, altrimenti causerebbero solo frustrazione. Buona fortuna

  22. Vincenza Rutigliani scrive:

    @Giuseppe e @Nike: vi auguro lo stesso!
    @iNike: non credo che la realtà possa essere alterata a mio piacimento. In quanto alla frustrazione… credo sia figlia del’illusione, nulla di buono.
    Dal punto di vista umano sono abbastanza soddisfatta del mio lavoro in ogni senso, strettamente e professionalmente parlando: sto crescendo.

  23. Nike De Filippis scrive:

    Sono convinta che la realtà cambi a seconda di come la si guardi, dato che non è oggettiva. saluti

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