VITTORIA-www.pr3.it-www.corsodivendita.com-oliviero-castellaniOgnuno possiede caratteristiche irripetibili, necessarie per fare quanto ha fatto.
Che si tratti di convincere o socializzare, che ci si trovi impegnati nel lavoro, con la famiglia, con gli amici, cerchiamo sempre di fornire, con garbo, quello che di “unico” possiamo offrire.
In un mondo affollato, di persone approssimative e frettolose, evitiamo le riproduzioni standard.
Se vogliamo essere un punto di riferimento non dobbiamo essere per forza “originali”, l’importante è non essere approssimativi e frettolosi, ma soprattutto non essere definibili come l’imitazione o la brutta copia di qualcun altro.

7 Responses to Ognuno di noi è unico

  1. Pierluigi Anselmi scrive:

    Concordo!

    Oliviero, sei UNICO!!!

  2. Pierluigi Anselmi scrive:

    Comunque è vero, non c’e niente di peggio che essere etichettati come “uno dei soliti” o “uno dei tanti”…
    Restare fedeli al proprio essere è l’unico modo per farsi ricordare di noi…

    Ovviamente sempre che i nostri interlocutori siano disposti ad ascoltarci sulla fiducia…

  3. Pier Z. Saffirio scrive:

    Oserei dire che questa unicità e specificità della persona umana è l’aspetto fondamentale della sua dignità personale che è all’origine di tutte le altre sue prerogative. Questo fatto implica che una società rispettosa e giusta può essere realizzata solo nel rispetto dell’uomo e di tutto l’uomo. Ciò in quanto la persona rappresenta il fine ultimo della società che all’umanità è ordinata. In conseguenza ogni persona non deve fare alcuno sforzo per apparire ciò che non è ma, piuttosto , deve tendere a migliorare sempre il suo stato e le sue conoscenze nelle relazioni.

  4. Marco Mayer scrive:

    No Pier, non si può usare il deve, ma il può….

  5. Pier Z. Saffirio scrive:

    Grazie Marco del suggerimento. Certamente il “può” è più adatto nella comunicazione, che non l’obbligante “deve”. Ogni tanto il rigore ignaziano cjhe è nel mio spirito, mi sfugge.

  6. Lorenzo Cacciatore scrive:

    Tutti siamo importanti, tutti diversamente indispensabili

  7. Francesco Capurso scrive:

    Questa interessante discussione credo offra la sponda ad un approfondimento sul tema del diversity management.
    La diversità applicata al mondo del lavoro è un concetto che emerge con lo sviluppo di relazioni di lavoro caratterizzate dalla presenza di persone aventi prerogative e caratteristiche differenti, al punto tale da richiedere una gestione avanzata da parte delle organizzazioni.
    La questione non è legata unicamente alla diversa nazionalità dei lavoratori che si trovano giornalmente a contatto nei luoghi di lavoro, perché il concetto di diversity management è molto più esteso, abbraccia ambiti trasversali come la religione, la lingua, il sesso e gli orientamenti sessuali, le differenze generazionali al lavoro, l’estrema diversificazione contrattuale presente nelle aziende, il collocamento dei lavoratori diversamente abili, con un raggio di azione talmente ampio da richiedere una capacità di visione altrettanto estesa e lungimirante.
    Partendo dall’assunto che la diversità rappresenti un valore e non un difetto, occorre saperlo mettere a frutto e valorizzarlo anche all’interno delle organizzazioni di lavoro.
    Ogni valore, se fine a se stesso, rimane insignificante se non condiviso, per questo motivo le aziende più evolute stanno improntando la gestione delle risorse umane in un’ottica che valorizzi le differenze dei collaboratori, linfa vitale per la produttività del lavoro.
    Valorizzare le differenze non significa attribuire riconoscimenti, incentivi, vantaggi ad alcune categorie di lavoratori rispetto ad altre, significa riconoscere a tutti i lavoratori le loro attitudini, le loro competenze, significa dare l’opportunità a tutti di poter esprimere la propria personalità. Ciò non vuol dire mettere in discussione la mansione, la gerarchia ma, significa ridare alla persona la sua collocazione naturale di parte attiva all’interno di un’organizzazione collettiva.
    Il lavoratore che vede riconosciuta la sua personalità, con tutte le sue differenze, con le sue
    capacità ma, anche con i suoi limiti, è una risorsa; diversamente, se questa individualità non emerge, l’organizzazione non crea plusvalore.
    La gestione della diversità intesa nel senso più ampio del termine, richiede la conoscenza delle
    caratteristiche e delle attitudini dei collaboratori. Richiede, inoltre, una visione lungimirante di condivisione tra gli obiettivi aziendali e i bisogni della popolazione lavorativa. Per raggiungere gli obiettivi non bisogna solo contabilizzare i risultati ma valorizzare anche i percorsi che portano a quei risultati. Non è escluso che si possa ottenere lo stesso risultato o anche un risultato migliore, valorizzando le indicazioni dei collaboratori, creando una partecipazione attiva e stimolante nella ricerca della produttività del lavoro.
    Nella società sta emergendo la forza dirompente della rete web 2.0, della condivisione della conoscenza al servizio dell’uomo. Esempi come wikipedia, comunità professionali digitali, facebook e altre forme di social media e social networking, stanno contaminando le menti creando una cultura condivisa che ha delle potenzialità inaspettate. Ogni utente della rete ha la possibilità di partecipare mettendo a disposizione le sue conoscenze, i suoi convincimenti, la sua diversità rispetto a ogni altro utente.
    Anche le organizzazioni di lavoro devono evolversi verso una concezione di rete, soprattutto nell’ambito delle multinazionali, presenti in diverse parti del mondo, con utenti connessi da diverse aree e con diversi bisogni di condivisione. Occorre annullare le resistenze e aprirsi all’onda culturale, bisogna condividere le conoscenze e guardare oltre. Bisogna sperimentare, ricercare, sviluppare condividendo.

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