Aperti o chiusi?

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Per gli altri è facile entrare in contatto con noi sempre e comunque?

Incoraggiamo gli altri a riferirci le cattive notizie, così come le buone?

Riusciamo ad avere tutte le informazioni essenziali il più possibile vicino al “tempo reale”?

In altre parole . . . .

  1. Siamo accessibili? Se è difficile contattarci o incontrarci, è probabile che gli altri finiscano con lo scoraggiarsi e rinuncino a relazionarsi; una porta chiusa è spesso un limite invalicabile.
  2. Facciamo in modo che le persone possano incontrarci in privato? Le persone che lavorano con noi devono avere l’opportunità di incontrarci privatamente, specialmente quando le notizie che hanno da riferire potrebbero generare imbarazzo per loro o per noi stessi.
  3. Sappiamo ascoltare? Alcune persone pensano che gli altri non le informino sufficientemente, ma spesso si distraggono al punto da non assorbire gran parte delle informazioni che vengono loro recapitate.
  4. Aiutiamo gli altri a comunicare in modo efficace? Mettendoli in condizione di imparare a trasmettere messaggi precisi, tempestivi e comprensibili.
  5. “Puniamo” chi ci porta cattive notizie? Evitiamo di arrabbiarci con la persona che non ci porta buone notizie e dirigiamo la nostra attenzione verso ciò che può essere fatto per evitare che il problema si presenti di nuovo.
  6. Manifestiamo preoccupazione quando riceviamo cattive notizie? Se gli altri saranno portati a pensare che le cattive notizie ci causino una certa angoscia, potrebbero anche volerci proteggere da ulteriori dispiaceri lasciandoci nell’ignoranza.
  7. Ci infastidiamo quando ci forniscono informazioni che già conosciamo? Ci sono persone che diventano scortesi quando vien loro riferito qualcosa di cui sono già a conoscenza. Quasi aggrediscono gli altri con un  “Lo so!!!” e questo obbliga gli altri  a esitare nel comunicare le notizie.
  8. Ci  infastidiamo quando ci fanno delle domande? Certe persone si spazientiscono con chi fa loro delle domande, specialmente se ritengono che questi dovrebbero già conoscere da soli le risposte; così facendo gli altri tenderanno a manifestare una certa chiusura.

Se rispondiamo no (1-4) o si (5-8) a più del 50% delle domande dovremmo saperci rispondere, anziché chiederci, sul perché abbiamo delle difficoltà nell’ottenere la disponibilità altrui.

In un percorso di vendita professionale vince sempre la concretezza . . .  si apprende da ciò che funziona, e sta già funzionando per altri!

 

Due parole sull’essere competenti

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Le persone dimenticano come hai svolto rapidamente un lavoro, ma ricordano come lo hai svolto bene” – Howard W. Newton –

Gli individui competenti hanno alcune cose in comune.

1.      Sono impegnati in vista dell’eccellenza. L’eccellenza, che è il raffronto tra il nostro valore e il nostro potenziale, è a disposizione di tutti, e, a differenza del successo, dipende solo da noi.

2.      Non si accontentano della media. Anziché fare un lavoro a metà le persone competenti focalizzano l’energia e gli sforzi su ciò che fanno bene, dando tutto ciò che hanno.

3.      Prestano attenzione ai dettagli. Se si svolgono bene i piccoli lavori, quelli grandi tendono a procedere bene da soli.

4.      Offrono costantemente una buona performance. Danno il meglio di sé in continuazione, e questo è importante.

Chiediamoci:

  • focalizziamo le nostre energie su ciò che sappiamo fare bene in modo da aumentare le nostre competenze?
  • gli altri possono confidare sul nostro mantenere gli impegni presi?
  • ci concediamo il tempo per “rivedere” noi stessi?

La qualità della vita di una persona è direttamente proporzionale al suo impegno in vista dell’eccellenza, a prescindere dal campo di attività prescelto” – Vince Lombardi –

In un percorso di vendita professionale vince sempre la concretezza . . .  si apprende da ciò che funziona, e sta già funzionando per altri!

Il manager e la vita

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Un manager deve avere particolare attenzione alla qualità generale della vita e non solo alla sua efficienza professionale.

Essere vincenti nella propria carriera, ma avere una serie di ininterrotte sconfitte nella sfera personale, porta, prima o poi, a inevitabili, e talvolta opprimenti, disequilibri; è fondamentale avere quella particolare sicurezza che poggia le sue radici in una tranquillità personale, che è forza comunicabile perché assestata su un benessere di fondo che organizza tutta la vita nei suoi vari aspetti.

Non è più i tempo del manager nevrotico, oggi occorre trovare il modo di essere coerenti con quello che si è, e non con quello che si vorrebbe far apparire.

Per “giocare” la partita della vita occorre sapere chi siamo.

Potrà sembrare molto banale, ma è su queste banalità che ognuno di noi si confronta quotidianamente.

Ognuno di noi gestisce un processo organizzativo per migliorare la propria vita, e il manager deve cercare di migliorare la propria posizione organizzando gli altri.

Il benessere, nostro e di chi ci circonda, dipende principalmente dalla risposta che ognuno di noi vuole dare alla domanda “che manager vorrei essere”?

In un percorso di vendita professionale vince sempre la concretezza . . .  si apprende da ciò che funziona, e sta già funzionando per altri!