Le fonti dell’ aggressività

Jack Russell Terrier SnarlingUn raffinato scrittore, Carlo Castellaneta, ci conduce nel cuore dell’aggressività, di cui evidenzia tutta la carica dirompente.

Egli scrive come l’aggressività si possa già riconoscere dai tratti del volto, dalla durezza della mascella o dalla sporgenza esasperata degli zigomi: “Quasi tradissero un moto istintivo, una intenzione inconfessata, una vocazione inconsapevole da parte di chi li possiede a imporsi, a sopraffare gli altri.

Ma esiste anche un’altra forma di aggressività, più nascosta, e per questo più subdola. Essa è fatta di dissimulata avversione, di piccole resistenze, di minime diffamazioni, a volte inconsce, che però lasciano un segno indelebile in chi le riceve.

Si aggredisce per affermarsi, per imporsi, ma anche semplicemente per esistere, per non essere travolti, per dar voce al proprio fiato.

Così infinite volte si può essere aggressivi per puro riflesso, condizionato dalle affermazioni, sospinti dall’antagonismo di chi ci sta attorno, premendo per emergere, agitandoci frenetici in questo mare tempestoso che è la società, dove chi non sa nuotare finisce per andare a fondo.

Tutti i filosofi, dagli antichi ai moderni, hanno affrontato il tema dell’aggressività.

Eccone alcuni estratti, non accompagnati da citazioni ma che, grazie alla loro metrica ed alla costruzione della frase, ci accompagnano in un tempo a volte più vicino, a volte più lontano, da noi.

Mai come oggi l’uomo vive la sua esistenza in modo talmente frenetico, che per non scomparire è quasi costretto ad aggredire l’ambiente che lo circonda; i ritmi di lavoro cui siamo sottoposti, la competizione, la corsa alle informazioni, sempre più corpose e frenetiche, inducono all’aggressività.

L’uomo primitivo viveva di un’aggressività istintuale, quasi una seconda pelle, a livello di meccanismo difensivo nei confronti di un ambiente ostile, dove regnava la legge del più forte;  essa, tuttavia, caratterizza anche l’uomo dei nostri giorni, pur con espressioni, forme e contesti mutati.
Se è vero, infatti, che la civiltà ha prodotto conquiste perenni, è altrettanto vero che taluni aspetti della natura umana sono sopravvissuti ai secoli e ai millenni.

L’aggressività che contraddistingue l’uomo odierno è legata alla concezione che ha del tempo; siamo sempre in affanno, il tempo sembra non bastare mai, tant’è che il filosofo Michel Serras c’invita a lasciare l’orologio per riprenderci il tempo.

Accanto all’ansia prodotta dai nostri ritmi frenetici, esiste anche la frustrazione di un tempo che si sbriciola, sfuggendoci continuamente di mano.

A questa forma di tempo, l’uomo reagisce o con la depressione, perché non è in grado di reggerlo, o con la smania di agire, con una cinica sete di potere, di successo ad ogni costo.

Per incanalare in un tempo così sfuggente affermazioni lavorative o gratificazioni sociali, l’uomo del nostro tempo ha sviluppato un’aggressività inconscia nei confronti dell’ambiente e soprattutto degli altri, visti come potenziali nemici, agguerriti concorrenti nella scala del successo.

E’ opinione diffusa che solo uno “spirito guerriero” possa imporsi in un mondo sempre più competitivo, dove chi resta indietro è destinato all’estinzione.

Eppure, questi “spiriti guerrieri”, questi frenetici abitatori del successo e della visibilità sociale – dimentichi dell’antico valore greco della contemplazione – sono anche tra i più assidui frequentatori delle farmacie, alla ricerca dell’ansiolitico più efficace: questa, per alcuni, è la risposta dell’anima ad una vita innaturale.

Non ultime, non sono rare le forme di aggressività legate all’eccessivo amore che nutriamo verso noi stessi e ai nostri desideri che vorremmo sempre appagati.

Il narcisismo nasconde insidie esistenziali per nulla trascurabili, in quanto il narcisista finalizza la propria vita all’iniziativa gratificante dell’altro, che gli è necessario come l’aria che respira per il soddisfacimento immediato dei propri desideri, pena reazioni rabbiose e aggressive.

Chi, invece, ha un atteggiamento donativo verso gli altri, potrà anche sentire momenti di stanchezza, di nervosismo, ma riuscirà, comunque, ad arginare in modo soddisfacente la propria aggressività, proprio perché si sente veramente appagato.

Chi, d’altronde, può sentirsi più appagato moralmente di colui che ha reso felice un altro?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *