Management: le influenze dell’infanzia e dell’adolescenza

La prima caratteristica del manager è di avere con la realtà un buon rapporto, tale che gli permetta sempre di avere dentro di sé margini per controllarla e non esserne mai travolto.

Fare le esperienze giuste al momento giusto, fare cioè le esperienze che man mano si è in grado di affrontare e sopportare, ci permette di crescere emotivamente, facendo fronte, e reggendo, situazioni via via più difficili.

Spesso le persone, così come ce le troviamo da adulte, sono il frutto di come qualcuno, tanti anni prima, aveva deciso dovessero essere; una madre protettiva o un padre quale modello morale e comportamentale, ovvero entrambi, piuttosto che il contrario di quanto appena descritto.

Da bambini “costruiamo” il nostro modo di essere caratteristico, a seconda di chi ci sta attorno e dal valore che gli altri ci attribuiscono: leader o gregario, onesto o inaffidabile, capro espiatorio o furbo.

Questo influenzerà nel bene e nel male la crescita di ognuno di noi, e se i ruoli che ci erano stati “affibbiati” sin da bimbi non sono coerenti con ciò che “siamo dentro”, questo ci creerà scompensi con la “nostra natura e realtà”.

La sicurezza interiore, il controllo emotivo, la capacità di sopportare le frustrazioni e andare avanti, la possibilità di esprimere la propria vitalità senza che il mondo ci sfugga di mano, sono il frutto di una buona infanzia.

Un’altra caratteristica importante del manager è la capacità organizzativa, anch’essa sviluppata sin dall’infanzia, sia come primaria capacità di controllo e gestione delle funzioni fisiologiche e delle prestazioni fisiche, sia, più avanti, nel modo di porsi in relazione con i coetanei.

Osservando i bambini mentre giocano appare già evidente chi ha l’attitudine ad organizzare se stesso e gli altri, e questo può dipendere sia dalla costituzione individuale, che dall’educazione ricevuta.

Con l’adolescenza entriamo nel periodo della verifica e della contestazione; in questi anni è importante il modo di vedersi, di riconoscersi in mezzo agli altri e di rinsaldarsi progressivamente in un ruolo significativo.

La frustrazione delle aspirazioni e le batoste non risolte in questi anni istillano il dubbio di potersi sempre trovare in situazioni in cui non si è in grado di farcela, e di valere, di conseguenza, poco o niente; d’altra parte un ruolo sempre vincente e collaudato nell’adolescenza può esporre, in età adulta, ad irreali presunzioni di potere, e a frustrazioni difficilmente accettabili e sanabili.

Il ruolo dei genitori, nel modulare l’impatto che sconfitte e vittorie possono avere sull’organismo in crescita, ha una fondamentale importanza nella costruzione dell’individuo che sappia come utilizzare le proprie capacità fisiche, mentali, relazionali e la propria vitalità.

La vitalità è una dote evidente in adolescenza, che tende progressivamente a spegnersi con gli anni.

Entrare nel ruolo di chi sa comunicare vitalità ed entusiasmo per promuovere la collaborazione e l’iniziativa di chi non ce l’ha, porta come conseguenza evidenti vantaggi nell’attività manageriale.

Saper far lavorare è l’evoluzione adulta del saper animare i propri amici; spesso però nell’affrontare il ruolo di adulto, e per un’errata interpretazione di cosa significa fare l’adulto, in molti rinunciano ad esprimere la loro vitalità, castrando una loro possibilità.

Da adulti dovremmo essere in grado di applicare, senza più ansie, né dubbi, ciò che abbiamo imparato durante la crescita; è l’età in cui espandiamo le nostre capacità di gestione dall’ambito personale a quello familiare e a quello lavorativo.

L’aspirazione a crescere economicamente e socialmente, così come l’acquisire potere personale, hanno bisogno di una costante capacità di rinnovarsi; in questi casi è del vero manager la particolare fiducia nella propria vitalità e nell’ottimismo.

In altre parole chi aspira a “scalate alla dirigenza”, a salire sempre più su, è un po’ un eterno adolescente ancora in cerca della sua maturità; anche se è riuscito ad organizzare bene se stesso nel presente, rincorre un se stesso migliore proiettato nel futuro.

Queste persone che si sentono sempre in grado di essere migliori domani possono avere una bellissima immagine di sé; si sentono infatti vincenti e realizzate, ma mai completamente, per cui possono aspirare a realizzarsi ancora meglio.

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