Siamo persone che sanno adattarsi?

ADATTABILITA-ADAPTABILITY-www.pr3.it-www.corsodivendita.com-oliviero-castellaniSe vogliamo “lavorare” bene con gli altri, dobbiamo essere disposti ad adattarci.
“L’inflessibilità è uno dei peggiori difetti umani. Puoi imparare a controllare l’impetuosità, a superare la paura con la fiducia, e la pigrizia con la disciplina. Ma per la rigidità di mente non esiste alcun antidoto. Essa porta i semi della sua propria distruzione”. (Anonimo)
Quanto di vero c’è nell’affermazione “se siamo disposti a cambiare e ad adattarci avremo sempre una possibilità di vittoria”?

12 pensieri su “Siamo persone che sanno adattarsi?”

  1. Non è una domanda facile, perché penso che in noi Italiani la capacità di adattamento non è una caratteristica peculiare della nostra indole, bensì una conseguenza del nostro “individualismo”…..dunque sembriamo adattabili ma solo in apparenza!

    In Francia, Inghilterra, Germania, ad esempio al venir meno di qualche diritto scendono tutti in piazza a protestare, mentre qui da noi NULLA; si pensi alle riforme sulla pensione fatte in Italia….in Francia sarebbe stata guerra civile!…..ma non per questo possiamo essere giudicati più flessibili e meglio adattabili dei francesi…..è solo che siamo più individualisti, è ciò secondo me è ancora peggio perchè poi quando esplodiamo per eccesso di sopportazione rischiamo il caos più totale!

  2. Il cambiamento è da accettare perchè tutto cambia ma si sanno adattare ed accettare meglio chi ha sofferto di più e, credo, sia solo una questione di tempo.
    Se gli anonimi hanno poi lasciato ottimi consigli forse vale anche la pena chiedersi perchè siano poi rimasti anonimi.
    Sembra che più gli interlocutori si rendono conto che i loro bisogni e le loro aspettative cambiano nel tempo, meno si biasimeranno per le difficoltà ed il darsi importanza e più impareranno a guardarsi reciprocamente in una maniera empatica ed obiettiva anche se ogni cultura ha delle caratteristiche specifiche diverse e noi siamo nati un poco più individualisti ma siamo da accettare nella stessa misura che accettiamo gli altri.

  3. @ Vincenzo. In Francia hanno fatto una riforma delle pensioni simile alla nostra. Per due settimane ci sono state proteste, poi, una volta approvata la riforma dal Parlamento, tutto è ritornato tranquillo. In Inghilterra. a parte gli studenti, hanno messo in campo un piano draconiano di rientro dal debito senza alcun problema. Ma anche sulla scuola non cambieranno idea per qualche protesta di piazza. Così in Irlanda, In Grecia o in Germania. In tutta Europa si fa così. Si affrontano i problemi e si trovano le soluzioni. Da noi ci si adatta a tutto (Francia o Spagna purché se magna…) ma non si cambia mai. O meglio si pretende che siano gli altri a cambiare. Amato, Prodi, Tremonti, Berlusconi. Sotto il prossimo…..
    Morto un Papa se ne fa un altro.
    Questo è il punto.

  4. In italiano usiamo la parola “adattamento” sia con connotazione attiva, di cambiamento per modificare noi stessi in funzione dell’ambiente, sia con connotazione passiva, come sinonimo di “adeguamento”, ossia l’ambiente che modifica noi. Se il primo è lo stesso concetto espresso da Darwin come il meccanismo che permette ad un essere vivente di sopravvivere e quindi di essere vincente (e per questo sono d’accordo con il pensiero espresso dall’anonimo citato da Oliviero traslato al mondo del lavoro o sociale in genere), il secondo è anche sinonimo di “impotenza”.
    Mi permetto di raccontare una famosa ricerca sullo studio del comportamento: due cani venivano messi in due gabbie distinte il cui pavimento era una grata elettrica che veniva azionata a comando dallo sperimentatore. Il primo cane aveva la possibilità di fermare la scossa elettrica abbassando una leva posta all’interno della gabbia, il secondo non aveva nessuna leva. Quando ai cani veniva somministrata la scossa, entrambi si agitavano correndo per la gabbia. Capitava che il primo inavvertitamente abbassava la leva, dopo alcune scosse associava la scossa alla leva e quindi riusciva a fermare il fastidio immediatamente. Il secondo, non avendo nessun modo di fermarla, le prime volte si agitava poi alle successive scosse non faceva più niente, si acquattava inerme prendendosi la scossa.
    “Morale” dell’esperimento: il primo aveva imparato ad adattarsi al nuovo ambiente, il socondo aveva appreso l’impotenza.
    Riprendendo il “da noi ci si adatta a tutto” di Mario, credo che in Italia stiamo sempre di più imparando ad essere impotenti.

  5. Mario, le riforme vanno fatte. La differenza è che in Italia facciamo sempre riformicchie a metà perchè vogliamo scontentare meno persone possibili e tra queste meno di tutti le caste. Essenzialmente perchè le caste sono conniventi (parola usata di proposito) con il potere politico il quale è a sua volta debole.
    Si fregia di essere eletto dal popolo, ma poi ha tolto al popolo la facoltà di scegliere chi eleggere. Perchè correre rischi?

    Il punto è: si, noi ci adattiamo al cambiamento, perchè siamo individualisti ed avendo sviluppato un senso di impotenza come collettività siamo maestri nell’arte dell’arrangiarsi individualmente. E’ una qualità che ci riconoscono e apprezzano nel mondo, ma alla fine nasce da questo.
    Ci siamo talmente adattati a tutto che stiamo concedendo ai nostri governanti cose che negli altri stati neanche i governanti osano pensare di fare. E non mi dire che in Francia, Germania o Gran Bretagna è lo stesso….
    Noi ci adattiamo semplicemente perchè non abbiamo mai un’alternativa all’individualità.

  6. Condivido se “adattarci” è inteso nel senso di venire incontro alle esigenze del gruppo di lavoro, d’altra parte in ogni squadra il segreto della vittoria sta nella visione comune e nella collaborazione. Non condivido se “adattarci” è inteso nel senso di supina sottomissione alle altrui decisioni, quand’anche queste siano prese da persone molto più in alto e potenti di noi.
    Soprattutto ultimamente noto che le persone sono sempre più restie a esprimere pubblicamente le proprie idee per paura di essere tagliate fuori. Allora rilancerei la discussione chiedendo … “E’ sempre corretto agire coerentemente al nostro pensiero ?” … personalmente ho sempre cercato di avere con i miei collaboratori un rapporto schietto e sincero, se non erano d’accordo con qualcosa ho sempre apprezzato il fatto che me lo comunicassero. Molto meglio così che non avere l’impressione che tutti siano dalla tua parte e poi scoprire che nella realtà stanno remando contro.

  7. proviamo a guardare gli ultimi avvenimenti politici dell’anno appena trascorso.
    per quanto la mia linea politica sia liberale, devo dire che, e non credo sia solo il mio pensiero, mi sa tanto che la nostra classe politica ha passato il limite anche della decenza.
    e’ successo qualcosa?
    si e’ dimesso qualcuno?
    e’ stato arrestato qualcuno?
    no, nulla di tutto questo.
    allora noi italiani abbiamo dimostrato, ci siamo lamentati, abbiamo gridato indignazione.
    no, neanche questo.
    perche’?
    perche’ chi e’ dall’altra parte, al poter sa che….ci adattiamo velocemente, quasi facendoci scivolare tutto addosso, perche…e’ sempre stato cosi’ e sempre cosi’ sara’.
    a mio avviso, per molte cose, come detto da qualcun altro, la capacita’ di “adattamento” non e’, per la maggiore, quello spirito che serve a superare il problema, al risolvere il problema, alla maniera…napoleonica : non puoi battere il tuo nemico? allora alleati.
    il nostro adattamento e’ invece un….guardare quasi con sufficienza.
    e’ questo che….non va bene.

  8. Credo che l’adattarsi debba entrare nel nostro DNA, troppe cose cambiano velocemente e chi si ferma…adattarsi e’ elasticità, quella mentale sara’ indispensabile x affrontare le sfide del futuro.

  9. Sono d’accordo con Paolo e Luciano. Non si deve accettare tutto con sufficienza o solo perchè imposto da altri o perchè così è sempre stato. Purtroppo negli ultimi anni in Italia, tutti si adeguano accettando tutto quello che succede senza troppo far valere quelle che sono le proprie idee ed opinioni. Questo non è spirito di adattamente ma piuttosto un cercare di sopravvivere agli eventi che normalmente e costantemente ci investono e ci travolgono.
    A volte ci si adatta perchè è corretto farlo (vedi la situazione in cui versa oggi il mondo del lavoro – tanto per stare in tema!) anche se perdiamo qualcosa che credevamo nostro per diritto. Ma molto spesso si accetta tutto perchè non si ha voglia di andare contro corrente e magari essere messo da parte dal mondo del lavoro, dalla società ecc. ecc. E così facendo non prendiamo parte a nessun tipo di decisione: se questo significa sapersi adattare…

  10. Parlando dal punto di vista lavorativo, credo che adattarsi sia un esigenza fondamentale, che denota flessibilità ed elasticità mentale, indispensabili per “sopravvivere” e affrontare le sfide future.

  11. Vogliamo iniziare a parlare di riduzione dell’ orario di lavoro come avviene nei più avanzati paesi europei ? Francia , Germania ecc prendiamo esempio da loro….

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