Quanto è importante conoscere il “vero io” di chi abbiamo di fronte?

Nel mondo degli affari è abbastanza facile mettersi una maschera, o anche più d’una, a seconda delle situazioni.
Ci sono persone che utilizzano, nelle varie occasioni, le stesse parole, le stesse sei o sette frasi, come se parlassero a dei manichini, anziché a gente in carne ed ossa.
Eppure le situazioni d’affari sono sempre situazioni di persone.
Ognuno ha il suo metodo per leggere la gente, chi si basa sulla prima impressione, chi sulla reazione a domande o situazioni “imbarazzanti”, chi prevalentemente orientandosi al “fare” e chi, invece, “all’essere”.
Quanto è importante conoscere il “vero io” di chi abbiamo di fronte?

14 pensieri su “Quanto è importante conoscere il “vero io” di chi abbiamo di fronte?”

  1. “Il vero Io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te”, é una frase di Paulo Coelho, un inno a volersi riappropriare della parte più vera, più essenziale di ciascuno di noi.
    I condizionamenti subiti, più o meno evidenti, più o meno sottili, lasciano una traccia indelebile: genitori che impongono un modello di vita, mete, ambizioni che il figlio non condivide, non sente proprie, ma a cui finisce per cedere; insegnanti che non valorizzano la ricchezza della diversità di ciascun alunno, ma, al contrario, pretendono allievi “modello”, secondo il loro “modello”, penalizzando l’errore, invece di utilizzarlo per far capire come meglio bisogna procedere.
    La persona diventa insicura, non sa più qual è la sua strada, mette in dubbio i suoi obiettivi, cade nella rete dei condizionamenti, diventa incerta e, paradossalmente, finisce per affidarsi alle proprie maschere.
    Cominciamo a riconoscerci, a dare valore alla nostra diversità, unicità, originalità: chiamiamo come vogliamo il nucleo più autentico che appartiene solo a noi. A volte, può essere utile cominciare ad essere tolleranti verso se stessi, a voler bene anche ai propri difetti, o ai cosiddetti limiti. E’ un punto di partenza per toglierci la maschera e non robotizzarci.

  2. Penso che piu che importante sia essenziale. Ho visto che solo con l’esperienza riesci a capire chi hai di fronte, e ancora ci si puo sbagliare.
    Oliviero, questo discorso diventa ancora piu importante quando lavori in ambito internazionale dove devi essere in grado di intepretare culturalmente chi ti trovi davanti, pertanto hai due livelli di conoscenza che devi avere.

    DG

  3. Ciao,
    è assolutamente di primaria importanza saperlo, così come è di primaria importanza sapere qual’è il nostro vero io. Se con tecniche alla “Lie to me” è possibile sapere chi abbiamo di fronte, molto spesso non siamo in grado di determinare quali saranno le nostre reazioni di fronte ad una presa di posizione inattesa, per cui l’unica strada è aumentare il livello di autoconsapevolezza.

    Il fatto è che dobbiamo combattere vendita per vendita sul terreno a noi più congeniale, altrimenti lasciamo al caso, alla fortuna. Se io sono un visivo e ho a che fare con un cenestesico, hai voglia diventare cenestesico. Puoi fare qualche progresso, conoscere la metodologia a livelo empirico, ma il tipo di comunicazione è comunque diverso, con diversi accenti e sfumature. Ce l’hai nel DNA.

    Siccome siamo tutti decentemente bravi, ci troviamo grosso modo sullo stesso livello, a questo punto sono i dettagli che fanno la differenza, e per capirli ci vuole autoconsapevolezza. Ascoltare, sì e anche ascoltarsi. E molto.

    Con Affetto
    Graziano

  4. Importantissimo e indispensabile.
    Basta con i fasulli e basta con i fintoni.
    Torniamo all’essere umano e a relazioni sincere.
    Martina

  5. Conoscere chi ci sta di fronte e essenziale sempre. Eppure la cultura italiana di essere “furbi” ci precipita nelle trappole piu’ rozze e banali. Chi guarda le persone con cui viene a contatto con un filo di attenzione per ogni individuo, (anziche considerarlo un oggetto grigio) scorge in molti persone la banalita’ di un’unione insoddisfacente senza peraltro arrivare ad una separazione, ugualmente per i figli, o i fornitori (dai venditori di case a quelli di polizze o automobili) e tralasciamo la politica. In US la cultura sociale e’ all’opposto, dalle parrocchie con le loro feste, ai clubs, ai riti del vicinato e tra colleghi (dagli operai ai partner di studi professionali), ugualmente per gli alunni di college, universita’ e corsi post universitari. Ogni network ha lo scopo di aiutare a generare e verificare nuovi contatti. E la stampa si prende cura di passare ai raggi X ogni candidato per qualsiasi carica pubblica pubblicando la lista delle sponsorizzazioni, degli amici imbarazzanti e delle amichette clandestine facendo cosi una bella scrematura. Da dove vogliamo cominciare? siamo fortunati il terreno e’ vergine!

  6. caro Marco! in Italia abbiamo la privacy!
    siamo più furbi altrimenti più “scemi”
    credo che la “pancia”, l'”intuito” ci aiutino ancora molto a smascherare …
    a volte basta poco, pochissimo per riscontrare il vero io di chi ci sta di fronte … ed anche per noi è la stessa cosa
    è fondamentale percepire il vero io e come diceva Andreotti ….. però ci si azzecca

  7. @Marco:Purtroppo i network italiani sono basati sulla “furbizia” dei singoli, gioco forza anche quando qualcuno viene “smascherato” non viene epurato per paura di perdere un vantaggio. Se adottiamo lo stesso principio tra fornitori e clienti ci troviamo a non avere il coraggio di epurare Clienti poco o per nulla profittevoli per l’Azienda o a lavorare con fornitori storici non più adeguati. @Olivieri:per lo stesso motivo si preferisce una comunicazione “maschera” tipica del ne paese, concordo con te che che guardare l’interlocutore come una persona porterebbe a immediati vantaggi reciproci, ma bisogna anche avere poi il coraggio del giudizio, già questa sarebbe “innovazione” per il ns Paese, non a caso le migliori trattative si concludono a cena, dopo estenuanti incontri in luoghi asettici.

  8. La prima regola che ho imparato nel kayak è: finchè vai più veloce della corrente controlli la tua direzione, in caso contrario puoi solo farti trascinare.
    E nel dealing con chi abbiamo di fronte è la stessa cosa: ecco perchè se riusciamo a conoscere e capire di lui più di quanto lui riesca a conoscere e capire di noi, possiamo controllare la direzione in modo positivo (proattivo).

  9. @Ivano:
    bel post. Il parallelismo col kayak come espresso da te mi piace moltissimo.
    Ai tempi ero sportivo anch’io: rugby, calcio , basket di squadra e fitness, corsa, ping-pong ciclismo e maratona singolo, con qualche puntata di tennis.
    Ma non so nuotare e sono stato lontano dai tutti gli sport acquatici. Entra in gioco un terzo elemento che ha le sue dinamiche. Ogni corso d’acqua è diverso e loi stesso corso d’acqua in momenti diversi può aver risentito delle condizioni atmosferiche, essere più o meno asciutto, più o meno “gonfio” e col disgelo essere più o meno “effervescente”.
    Bello, bello, bello.
    Grazie per il tuo contributo.
    Con Affetto
    Graziano

  10. Ciao ad Oliviero, Marco , Franco e Dario,
    Potete definire in che ambito, lavorativo, affettivo o di amicizia, volete conoscere il vero io della persona e per quali finalità?
    Forse vi riferite ai comportamenti tenuti dai singole nelle diverse situazioni.
    In ambito lavorativo e’ la nostra capacità negoziale e di visione strategica a portarci vicino agli obbiettivi che ragionevolmente ci siamo dati.
    In ambito affettivo e’ qualcosa di diverso.
    Mi farebbe immenso piacere sentire Olivero il perche’ della sua domanda?
    Quale e’ la sua opinione.
    Notte a tutti.
    Come dice il mio amico musicista Jap che si e’ dato alla cucina :
    Osugo Suona. Matane.

  11. conoscere il vero io ritengo sia importante in tutte le situazioni, per comprendere la persona con la quale stiamo interagendo, anche in situazioni affettive e di amicizia. Se non riusciamo a percepire il vero io e cosa muove il nostro interlocutore difficilmente possiamo essere veri amici o contraccambiare il nostro affetto.
    Possiamo aiutare l’amico solo se lo comprendiamo e riusciamo a penetrare il vero stato d’animo che lo porta a muoversi in un certo modo. Altrimenti possiamo travisare e non far emergere il vero problema (quando c’è un problema, ma l’amicizia si manifesta proprio nel caso di bisogno)
    Diversamente non ci interessa nulla o poco dell’interlocutore e non cerchiamo di condividere.

  12. Suggerisco che spesso é utile conoscere il proprio “io”, visto che lo utilizzeremo per entrare in contatto con noi stessi e con l’altro. La prima comunicazione é quella con noi stessi e dalla sua integritá dipenderá la nostra capacitá di distinguere.

  13. A Massimiliano, Marco
    per rendere la discussione piu’ interessate potete fare qualche esempio di cosa intendete?
    Penso che Oliviero voglia stimolare al dibattito e per me sarebbe utile se potessi trarre qualche buon suggerimento.
    Nel mio precedente intervento ho cercato di definire meglio il mio pensiero.
    La domanda e’ troppo complessa e vasta. Non e’ meglio dire in che ambito ?
    Come direbbe Benigni , Freud godrebbe come un maiale al ns. dibattito.
    Ciao a tutti.
    CFB

  14. Ciao a tutti
    devo chiedere scusa per essermi accorto di questa discussione solo adesso.
    Conoscere il vero io di chi abbiamo di fronte e’ fondamentale in una attivita’ relazionale come quella della vendita .
    Tanto e’ vero che in tutte le teorie questa ricerca e’ comune e la necessita’ e’ capirlo prima possibile . Talune si sviluppano per scoprire il proprio io di chi abbiamo di fronte dalla sua postura , tal’altre da come stringe la mano ecc.. ma tutte ci aiutano a scoprire l’io delle persone che ci stanno di fronte ,
    Solo questo fatto ci fa comprendere l’importanza dell’affermazione di Oliviero
    buona domenica a tutti
    Salvatore

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