Aprirsi al cambiamento

Uno dei problemi più significativi, correlati al successo di un’organizzazione, è il rischio che i manager di quell’organizzazione inizino a comportarsi come dei burocrati, non più come dei pensatori dotati di creatività”.
Possiamo affermare di essere aperti al cambiamento e disponibili a considerare nuovi modi di fare le cose, così come richiede l’attuale e mutevole contesto economico?
Affrontiamo questo argomento per punti, non per proporre un ricettario, ma semplicemente per favorirne una semplice analisi.
1. Quale delle seguenti posizioni riflette più da vicino la nostra?
Evitiamo il cambiamento, non vedendo o riconoscendo l’esigenza di metterlo in atto.
–  Opponiamo spesso resistenza al cambiamento e difendiamo lo status quo.
–  Tendiamo a cooperare, aderendo ai cambiamenti giustificati, seppure con riluttanza.
–  Siamo conosciuti come persone che anticipano e  intravedono il bisogno di un cambiamento.
Siamo un vero leader del cambiamento, in grado di crearlo, metterlo in atto e promuoverlo.
2. Identifichiamo il cambiamento che ci crea maggiori difficoltà?
Prendiamo in considerazione il cambiamento che sul lavoro, o nella nostra vita familiare e sociale, ci crea un maggiore senso di resistenza interiore, e perché?
3. Ci assicuriamo di comprendere bene cosa comporta il cambiamento in questione?
Siamo sicuri di conoscere esattamente cosa comporta il cambiamento in questione? Di quali informazioni abbiamo ancora bisogno per coglierne il suo aspetto razionale, le implicazioni che ci riguardano personalmente e quelle che riguardano invece l’azienda?
4. Cosa temiamo di perdere?
Le persone oppongono resistenza al cambiamento quando che questo, come risultato, produrrà delle perdite per loro. Le cose che più tipicamente si ha paura di perdere sono il controllo, la sicurezza, il prestigio, l’auto-stima, l’amor proprio, i privilegi, la posizione, le relazioni interpersonali, la libertà, la comodità, la prevedibilità, il benessere e il denaro.
5. Quante, di queste temute perdite, possono essere immaginarie o esagerate?
Che livello di probabilità abbiamo stabilito? Ci è mai capitato prima di reagire in modo esagerato?
6. Quali sono le possibili conseguenze del non effettuare il cambiamento?
Dopo aver identificato i vantaggi potenziali che il cambiamento può portare, proviamo a pensare quali svantaggi comporterebbe il non effettuare il cambiamento in questione. Siamo disposti a pagare un prezzo molto alto per opporvi resistenza?
7. Non compromettiamo i nostri valori.
Dopo aver completato questa analisi dovremmo essere in grado di cooperare con il cambiamento che si è reso necessario. Se è così, comunque, assicuriamoci che tale cooperazione non agisca a scapito dei nostri valori fondamentali e delle cose in cui crediamo.
Tutti noi tendiamo a dare un supporto più entusiasta a idee e cambiamenti nei quali ci sentiamo attivi partecipi e siamo contrari al sentirci il cambiamento imposto senza che sia richiesta una nostra attiva partecipazione.
Al giorno d’oggi il cambiamento è la sola costante all’interno di ogni contesto aziendale, per questo il saperlo gestire è divenuta una capacità fondamentale

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