Creare impressioni favorevoli

Il discorso di creare impressioni è forse un po’ trito e ritrito, ma non per questo meno importante.
D’altronde quanti di noi restano colpiti da una prima impressione, dalla quale traggono subito un’idea, positiva o meno, del proprio interlocutore, della situazione, della proposta, ecc.
Colui che sa relazionarsi lo sa bene, ed è per questo che cerca di porre in essere azioni e comportamenti adeguati a controparti e contesti.
Il manager è persona che vive di relazioni con molte persone, sia nel professionale, che nel privato; è probabile che non potrà ricordarsi di tutte, e loro potrebbero benissimo ricordarsi, o non ricordarsi, di lui.
Nel dubbio sarebbe sempre bene presentarsi con nome e cognome.
Può sembrare un punto banale o secondario, ma questo piccolo dettaglio illustra chiaramente cosa vuol dire dare  la giusta  impressione, evitando spiacevoli imbarazzi.
“There’s no a second time to give a first good impression” è un detto anglosassone che esprime chiaramente l’importanza del creare impressioni favorevoli e che parte dal presupposto che ogni incontro, anche il millesimo con lo stesso interlocutore, è sempre una piccola prima volta.
Sono le piccole cose, che spesso, nel bene e nel male, producono negli altri un’impressione più duratura; se vogliamo essere percepiti bene, se vogliamo sentirci ed essere considerati persone giuste nel posto giusto dobbiamo prestare attenzione a come ci comunichiamo anche nelle cose più semplici, dall’abbigliamento alla telefonata, da come salutiamo allo stile di una lettera.
Michelangelo soleva affermare che sono i dettagli a fare una capolavoro e i gesuiti affermano che il diavolo è nei dettagli.
Molto semplicemente sono i dettagli che mettiamo in campo,  e come lo facciamo, che potranno impressionare favorevolmente o meno gli altri.
Che si tratti di assumere un collaboratore che vorremmo strappare alla concorrenza, di conquistare un nuovo cliente, di convincere il Consiglio d’Amministrazione, o di promuovere una campagna istituzionale, noi dobbiamo, prima di tutto, avere la capacità di impressionare favorevolmente gli altri perché ci riconoscano autorevoli, affidabili, accessibili.
Creare impressioni favorevoli è un’arte sottile, che può essere esercitata solo se ci ricordiamo, in ogni momento, chi siamo e come siamo, evitando di recitare una parte che non ci si addice e che, prima o poi, ci metterebbe di fronte a ingestibili imbarazzi.
Creare una buona impressione può voler dire, semplicemente, trattare la gente per come vuole essere trattata, creando un’idea complessiva e duratura di competenza, efficienza, maturità e giusta energia.
Abbiamo già parlato più volte dell’importanza del saper ascoltare e, a differenza di quanto si possa pensare, la maggior parte dei nostri interlocutori hanno di noi un’immagine di competenza ed efficienza, non tanto per quello che sappiamo dire o fare, ma nella misura in cui si sentono ascoltati e capiti attraverso le nostre risposte ed azioni.
In un mondo dove tutti vogliono esprimere opinioni e giudizi, l’arte di ascoltare, è forse la cosa più difficile da mettere in pratica, perché si tratta di un silenzio maturoche ascolta e riconosce, rispettando, chi parla.
Dobbiamo perciò essere consapevoli che possiamo essere il miglior amico, o il peggior nemico, di noi stessi e che, quotidianamente, abbiamo un’infinità di sottili occasioni per creare una buona impressione, ma ne abbiamo anche di ben più grossolane per crearne una cattiva.

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