Rinunciare all’autorità

Una provocazione seria o una favola per ingenui?
L’argomento si inserisce nel filone sempre più attuale delle nuove forme di Leadership.
Perché un modello di Leadership capace di rinunciare all’autorità?
Perchè sè l’obiettivo è la costruzione di ambienti organizzativi in cui le persone scelgono, volontariamente, di dare il meglio delle proprie capacità e della propria energia, collaborando con altri all’interno delle organizzazioni, non è con l’autorità che questo, di norma, avviene.
Ma quali sono le caratteristiche di un Leader che anziché agire in modo autoritario, sappia porsi quale facilitatore nel proprio ambiente?
Guida senza imbrigliare in modo totale
Quando le persone non sentono di essere protagoniste nelle decisioni, si scollegano, e non si attivano per rispettare gli impegni.
Accade troppo spesso che le persone rinuncano ad assumersi le proprie responsabilità .
Per questa ragione il leader deve avere una propensione elevata a chiedere agli altri cosa si dovrebbe fare, secondo loro, piuttosto che limitarsi a dire loro cosa devono fare (e magari anche in che modo lo si deve fare).
Comprende la diversità e la valorizza
Idee, prospettive, interessi diversi sono un fatto ineliminabile nelle organizzazioni.
Negarlo o ignorarlo può forse risolvere, per un tempo brevissimo, una certa ansia da controllo, ma non cambia la realtà.
Viceversa lasciar esprimere la diversità produce efficacia organizzativa, motivazione, innovazione, collaborazione e risultati.
Condivide le informazioni importanti
Non è pensabile che le persone lavorino con energia e volontà quando non conoscono, o non comprendono, il senso di quello che fanno. Condividere le informazioni importanti, porta le persone a partecipare in modo intelligente e attivo.
D’altro canto, nelle organizzazioni non esistono segreti; e la mancanza di informazioni spinge le persone a raccontarsi delle storie, (spesso negative), che non hanno fondamento e rovinano il morale.
Si esprime e ascolta
Spiega le proprie intenzioni e condivide il proprio ragionamento per mettere gli altri in condizioni di capire, e ricevere la guida migliore.
Ascolta, ponendo domande che rivelano il suo genuino interesse per il punto di vista degli altri, e lascia anche agli altri la possibilità di sviluppare ragionamenti compiuti.
Affronta gli argomenti Tabù
Sono i temi che non si affrontano per non creare imbarazzo agli altri e a se stessi.
Il Leader facilitatore crea circostanze in cui si possono condividere questioni apparentemente non discutibili, in condizioni di sicurezza, aiutando il gruppo a superare timori e imbarazzi.
Crea connessioni con gli altri e tra gli altri
E’ il contrario di “Divide et Impera”.
Il leader incoraggia interconnessione tra le persone nella quotidianità operativa.
In questo modo favorisce autonomia del gruppo verso la realizzazione dei risultati.
Mentre il gruppo cresce, lui può dedicarsi ad attività con maggiore valore aggiunto, anzichè¨ essere un collo di bottiglia attraverso il quale devono passare tutte le decisioni, anche quelle di poco spessore.
In concreto favorisce incontri e contatti tra le persone.
Nelle riunioni connette gli interventi favorendo comprensione e contributi condivisi da tutti.
Ha competenze sul contenuto e sul processo
Conosce in modo molto competente i termini delle questioni organizzative e strategiche, (contenuto), ma ha uguali capacità per occuparsi di come il gruppo parla di un certo argomento (processo).
Qualcuno domina la conversazione?
Si sta giungendo ad una decisione prematura, prima che le idee siano state adeguatamente espresse?
Il gruppo perde tempo in un dibattito sterile e non va avanti?
Sa riepilogare una serie di elementi in modo da favorire gli altri interventi?
Si concentra sullo sviluppo delle capacità di individui e gruppi
Sa occuparsi delle attività urgenti ed immediate.
Inoltre ha una forte attenzione a favorire lo sviluppo delle persone, come individui, e come gruppo.
Questo aiuta il miglioramento di capacità e autonomia per il futuro.
Si autolimita
Proprio per favorire la crescita di tutti, permette agli altri di fare/decidere.
Leaders che non permettono agli altri di assumersi responsabilità ne spengono rapidamente entusiasmo e capacità .
Include gli altri nel processo decisionale
Per la serie : “pos
so avere pronta la decisione giusta, ma aspetto che anche gli altri ci arrivino”.
Qualche volta è necessario qualche minuto in più per costruire fondamenta solide; ma si recupera poi, largamente, nell’operatività .
Fa una sintesi efficace dei contributi
In questo senso il Leader Facilitatore riassume i contenuti, prende decisioni e conduce il gruppo verso una direzione che le persone sentono fortemente propria.
In conclusione il Leader Facilitatore non è un “buon uomo” che rinuncia alla propria autorità .
Viceversa moltiplica le capacità del proprio gruppo, in modo esponenziale, raccogliendo tutti i contributi di cui dispone.
Quindi la questione è semplicemente: meglio essere
capi “comando e controllo” o leaders facilitatori?

3 pensieri su “Rinunciare all’autorità”

  1. Comando-controllo-autorità, sono tutti concetti che evocano, per la mia esperienza, mancanza di empatia e ascolto profondo nella comunicazione tra le persone.
    Un’evoluzione matura della consapevolezza di sè e del proprio ruolo dovrebbe condurre, credo, all’autorevolezza.
    Questa non può che venire da un’intima coerenza tra i valori in cui ci si riconosce, i progetti in cui questi valori si mettono in campo e le azioni con cui si prova a realizzarli.
    Ho letto a questo proposito un libro intenso e toccante che vi consiglio :”Il piccolo principe mette la cravatta” di Borja Vilaseca.
    Ringrazio di cuore la persona speciale che me lo ha passato.

  2. Veramente interessante, personalmente ho sperimentato capi collaborativi e disposti ad ascoltare e capi autoritari, da ormai 25 anni guido e coordino le reti di vendita con stile collaborativo e di coinvolgimento che trovo alla fine più proficuo anche se in qualche caso ha delle controindicazioni.
    Ad esempio mi sono capitati colleghi “poco svegli” che hanno confuso il coinvolgimento nelle decisioni con una carenza di idee, e la squadra poi tendeva ad emarginarli con risultati diversi in qualche caso purtroppo vi è stata l’espulsione dal gruppo ed in qualche caso fortunatamente c’è stato un recupero ed una presa di coscienza dell’importanza della squadra che, pur avendo un coach, è composta da protagonisti del gioco.
    Bernardo

  3. Perfetto, ha già risposto Annamaria ocme avrei voluto io, il buon leader è un facilitatore ed è soprattutto carismatico per il suo modo di fare, attento, rigoroso ma anche vicino..nè autoritario nè permissivo ma autorevole, ossia coerente e credibile! Quello che si dice insomma del buon genitore, oltre che del buon insegnante, educatore ecc ecc..chiunque coordini e gestisca gruppi di “persone”.

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