Possiamo vivere momenti di conflitto senza distruggere una relazione?

Il litigio non ha limiti; possiamo litigare con un perfetto sconosciuto per un parcheggio, o con una persona cara per pure questioni di principio.OBIEZIONI-www.pr3.it-www.corsodivendita.com-oliviero-castellani
La domanda, potrebbe anche sembrare oziosa o retorica: “E’ possibile vivere momenti di conflitto senza distruggere la qualità di una relazione?”
La risposta che vorremmo sentirci dire è “Certo che si, naturalmente!”.
In realtà nella vita, non sempre ci sono soluzioni al conflitto; a volte solo delle opportunità di accomodamento che portino al minor danno possibile.
Ognuno di noi ha dei confini invisibili, fisici, mentali o emotivi, oltre i quali non tutti possono passare.
Ecco perché è indispensabile imparare a conoscere, e rispettare, noi stessi e gli altri, cercando di essere sempre determinati con i problemi, e morbidi con le persone.

61 pensieri su “Possiamo vivere momenti di conflitto senza distruggere una relazione?”

  1. Oliviero le tue discussioni ed i tuoi spunti di riflessione sono come una pausa di ottimo caffè durante la frenesia della corsa quotidiana, grazie.

  2. Secondo la mia visione il conflitto può sciogliersi solo se le persone riescono a non farsi
    coinvolgere dalla mente…Infatti è il lavorio della mente che, attraverso i giochi dell’ego, alimenta i conflitti anzichè spegnerli ..
    Quando impareremo ad essere meno mentali e più empatici, non ci accontenteremo più delle opportunità di accomodamento ma mireremo a relazioni sane e pienamente soddisfacenti…

  3. emozioni per affrontare le difficoltà o eventi particolari e per sostenere la persona di fronte alle fasi critiche della propria vita.
    La sicurezza e il dubbio. L’armonia e i conflitti. La serenità e i sensi di colpa. La mitezza e la rabbia. La soddisfazione e la frustrazione. Il sentirsi appagati e il vuoto interiore. Il coraggio e la paura. Fanno tutte parte dell’esperienza quotidiana di ogni donna e uomo. Sono il risultato del normale avvicendamento di stati d’animo ed emozioni. A volte però ci si trova in situazioni emotivamente cruciali difficili da affrontare e ci si blocca di fronte a ostacoli apparentemente insormontabili oppure si rincorrono tentativi di soluzione inefficaci o ancora non si riescono ad individuare le risorse necessarie per uscire da un momento di impasse. Questo perché la storia e la personalità di ognuno, insieme alla rete di relazioni in cui è inserito, portano a volte ad un punto di vista rigido dal quale diventa difficile scorgere una via d’uscita e che impedisce di dare un senso o di accettare un evento o una situazione. In questi momenti può essere necessario il confronto con una persona esterna che aiuti a ridare una prospettiva di senso a ciò che si sta vivendo, rivalutando quelle risorse personali che ognuno ha e che in momenti di difficoltà si fatica a ritrovare.

  4. Sicuramente conoscere se stessi e i propri limiti aiuta a rispettare oltre che se stesso anche gli altri. Ma sono necessari anche un saldo equilibrio e una forte capacità di saper ascoltare, per metabolizzare ciò che non comprendiamo o che non ci piace, per non entrare in conflitto con il prossimo. Anche così il conflitto può succedere, ma poi, appena passato un adeguato momento, un animo puro e trasparente è in grado di riprendere il discorso. Bisogna saper coltivare le proprie virtù, specie quelle di cui siamo carenti

  5. Tutto bene quello che è stato scritto, ma mi piacerebbe avere un’opinione sul come rapportarci di fronte all’ingratitudine. Ed anche, la gratitudine va in prescrizione? Personalmente ritengo che l’ingratitudine sia una manifestazione tra le più odiose e difficili da digerire. Con l’ingrato non mi riesce di (ri)stabilire nessun rapporto, se non tramite terzi. Voi che ne pensate?

  6. Buonasera:)

    Il o i conflitti, sono un naturale evolversi di ogni relazione:):) Il problema, sorge nella più o meno capacità di gestione del conflitto e dalla volontà di capirne le cause, spesso nemmeno comprese:)

    Ci sono persone notevolmente portate al conflitto, ed altre meno…fa parte di un’indole caratteriale di ognuno di noi:) resta sempre il problema relazionale che viene fortemente compromesso o addirittura interrotto.

    Per mia esperienza, ho capito che spesso quando l’individuo ha problematiche non affrontate e che vive ancora irrisolte…tende ad essere molto più in conflitto con l’altro e magari a “scaricare” il proprio irrisolto nella relazione (che può essere sia di amicizia che lavorativa o di affetto)

    Io credo che sia sempre necessario comprendere la natura del conflitto e parlarne serenamente…quando è possibile…ma è anche importante non restare schiacciati da personalità manipolatrici che utilizzano il conflitto in malafede:):)

  7. @ Alberto…ho sempre pensato che gli ingrati abbino tanto da capirsi…e personalmente li ritengo infelici:) Perché mai dovrei preoccuparmi della loro ingratitudine?:)…Pazienza…non permetto a loro di cambiarmi la vita o anche solo disturbarmela…e non porto neppure rancore:) Questo il mio pensiero::):)

  8. Un conflitto dovrebbe essere gestito da entrambe le parti limitandosi a discutere in merito all’evento scatenante. Purtroppo troppo spesso si sconfina in attacchi alla persona che possono diventare anche molto pesanti . Non si parla piu’ dell’episodio ma si sconfina nelle critiche sull’ “essere della controparte . . In questi casi si va’ inevitabilmente a toccare nel vivo , a ledere l’amor proprio rischiando di creare una spaccatura profonda in un rapporto,compromettendone non tanto il proseguio quanto la qualita’ dello stesso…

  9. @Patrizia, questo è un mondo in cui l’asimmetria regna sovrana. Chi ha troppo e chi non ha niente. Chi è troppo furbo e chi è troppo ingenuo. Chi è in grado di gestire un momento di rabbia senza perdere la stima dell’altro, chi per una sciocchezza giura vendetta eterna.

    Nessuno, da un punto di vista cognitivo e comportamentale, ha mai educato gli individui a “gestire” la rabbia, che quasi sempre si trasforma in rancore, per poi sfociare anche nell’odio dell’altro, e come tu dici in attacchi personali spesso sproporzionati rispetto allo fatto scatenante.

    L’unico vero messaggio in tal senso è quello evangelico, quel “porgi l’altra guancia” che nella sua enunciazione così semplice ed immediata esprime la totale comprensione delle ragioni dell’altro anche a costo, pur di annullare il conflitto, della rinuncia a far valere le proprie. Un richiamo a quella capacità di comprensione e di quella solidarietà che tutti enunciano e sbandierano, ma che all’atto pratico ben pochi sanno mettere veramente in pratica.

  10. Oliviero, a parer mio la risposta deve essere “sì”.
    Ritengo pazzesco che si consideri normale vivere in continua trincea con la certezza che l’unico obiettivo (o risultato..) finale sia la distruzione di tutti coloro che si pongono di traverso sulla nostra strada.
    E’ vero che ogni volta che ci sediamo al tavolo delle trattative abbiamo in mente esclusivamente il nostro obiettivo e che questo dovrà prevalere sugli altri a fine giornata, ma, ho imparato che l’ascolto e il voler cogliere l’opportunità di accrescere uliteriormente il risultato da portare a casa attraverso una negoziazione costruttiva e pacifica, può essere l’arma vincente.
    Ho fatto, quindi, mio il motto “costruiamo ponti, non barricate”.
    Banale ? Forse, ma mi ha consentito spesso di portare a casa il risultato con diversi “+” e, non ultimo (soprattutto perchè ben predispone per il tavolo successivo) la stima del mio interlocutore.
    …giusto per farci due risate a proposito di questioni stradali, ieri ho tamponato un’auto. Il conducente è sceso infuriato ….Ora è un mio cliente per un corso di reinserimento nel mondo del lavoro…..

  11. Il tema suggerito da Oliviero è di enorme rilevanza e da tempo gruppi di ricercatori e studiosi cerca di dare una certa scientificità al tema per uscire dalle singole opinioni. In particolare segnalo il lavoro di Ugo Morelli e il suo libro “Conflitto” e i numerosi contributi dell’Associazione Polemos, scuola di studi e ricerca sul conflitto http://www.polemos.it. Tutti i paper sono scaricabili.
    Segnalo solo una cosa visto che il tema è enorme.
    La parola conflitto neli linguaggio comune è sinonimo di guerra e quindi qualcosa che è sempre e solo negativo.
    C’è però una possibile etimologia della parola che ci rivela qualcosa di importante. Ricorre in Lucrezio che nel De Rerum Natura usa “cumfligere” come sinonimo di “incontro con l’altro”, incontro generativo. Allora se conflitto è sinonimo di incontro, il tema è: a quali condizioni un conflitto (incontro) evolge in modo positivo ed è generativo, è quando invece evolve in forme antagonistiche e distruttive (guerra)?
    Il problema spesso non è tanto un eccesso di conflitti, ma l’accesso al conflitto. Cioè tendiamo a evitarlo, a ignorarlo , a far finta di niente, perchè il conflitto è sempre considerato “una mala parola”. E perdiamo infinite occasioni di incontri genrativi, per un finto quieto viere che poi esplode in conflitti distruttivi.
    Perchè lo facciamo? Perchè in una riunione è più facile dire che si è d’accordo piuttosto che in disaccordo?
    Queste sono domande a cui le scienze congnitive cominciano a dare risposta, uscendo dalle semplici opinioni personali.

  12. Chiediamoci anche il perchè negli stessi social network è ammesso il commento positivo, con l’apposito tasto “mi piace” o “like”, ma non è mai esistito o è stato da subito abolito il “non mi piace”. Sintomatica incapacità di gestire il conflitto da parte degli esseri umani, anche perchè il rischio qui non sarebbe nemmeno quello di distruggere una singola relazione, ma di assistere ad una vera e propria violentissima deflagrazione. Con conseguente chiusura del social, community o gruppo che dir si voglia (non vorrei sbagliare, ma mi pare che qualche esempio sia già accaduto anche su Linkedin …)

  13. Personalmente credo che la capacità di riportare il “conflitto” (ma io direi meglio il confronto prima che diventi conflitto) nel giusto alveo (quello dell’oggetto del “contendere”) sia un bene prezioso.
    Siamo uomini e (purtroppo) è facile sentirsi attaccati da chi critica in modo “indelicato” ed allo stesso modo “scivolare” piu’ o meno inconsciamente nella critica “ad personam”.

    Per cui , sintetizzando :

    si alla accettazione della diversità senza cercare a tutti i costi di “uniformarla”
    si alla delicatezza della esposizione delle proprie opinioni (badando a non potere essere fraintesi)

    …altro è il Volere Ottenere Ragione (secondo filosofia di tale Arthur Schopenhauer) altro è cercare (onestamente) di comprendere la Verità tramite l’ascolto (vero) dell’altro.

  14. @ Eugenio…sorrido perché immagino “i non mi piace”:):) si scatenerebbe il finimondo:):)

    “Nessuno, da un punto di vista cognitivo e comportamentale, ha mai educato gli individui a “gestire” la rabbia, che quasi sempre si trasforma in rancore, per poi sfociare anche nell’odio dell’altro, e come tu dici in attacchi personali spesso sproporzionati rispetto allo stesso fatto scatenante”

    Questo ciò scritto da lei…E’ vero…la rabbia restando un naturale stato d’animo, dovrebbe avere la capacità di essere gestita…ma se questo fosse possibile per molti non accadrebbe tutto ciò che ci circonda…pensi solo al fenomeno “femminicidio” o il contrario (non dimentichiamo che esistono anche uomini distrutti psicologicamente da donne).

    E’ molto importante (mia opinione) riuscire ad avere anche un distacco emotivo da eventi di conflitto o persone naturalmente portate al conflitto:):) Oggi l’essere umano spesso si fa ingabbiare da inutili paranoie che lo trasportano ad avere una visione distorta della realtà…la quale è poi la causa di tanti conflitti:):)

  15. Buongiorno @Davida, completamente d’accordo con lei, evidentemente l’evoluzione stessa del genere umano richiede la conflittualità alla base del suo stesso processo di sviluppo e non può avvenire morbidamente, o almeno così non si è mai saputo sviluppare. Da questo punto di vista l’impossibilità di mantenere saldi i principi originali fondanti di una relazione, che sono fondamentalmente sempre gli stessi, cioè quelli della fiducia nell’altro, del riconoscersi nel suo modus operandi e nel suo sistema di valori, una volta incrinati, non potranno mai più essere recuperati esattamente come prima. Rimane a mio parere un “processo negoziale” di riavvicinamento che però prevede anche un reset totale del rapporto iniziale.

  16. @davida@eugenio

    peccato pero’…NON MI PIACE potrebbe essere veramente interessante.
    Se il fine non fosse l’autocompiacimento verso le proprie idee,
    ma,viceversa, il comprendere e utilizzare un punto diverso per “aggiustare” le proprie

  17. Caro @Mauro, hai ragione, ognuno di noi deve aver pensato almeno una volta “e come mai non esiste l’opzione NON MI PIACE ?”. A mio parere entriamo qui in una variante del bellissimo tema lanciato da Oliviero: come ridurre le possibilità di conflitto quando si lascia libertà TOTALE agli individui di esprimere le proprie opinioni senza nemmeno il vincolo della propria presenza fisica ?

    Il problema se lo devono essere posti anche gli antesignani dei social, scoprendo ben presto che una parte della natura umana sa essere talmente aggressiva, conflittuale e distruttiva da impedire qualsiasi possibile dialogo. Quindi come compromesso hanno preferito il rischio dell’autocompiacimento e di un diffuso bon ton a qualsiasi altra alternativa.
    Io però, facendo riferimento alla prassi di tante discussioni da me stesso avviate o partecipate, ho sempre avvertito che la stragrande maggioranza delle persone sa utilizzare bene gli spazi offerti dalle comunità virtuali di discussione, senza rinunciare mai ad esprimere la propria opinione, nel rispetto delle opinioni ed esperienze degli altri, mostrandosi in grado di portare avanti una critica costruttiva.

    Il social dovrebbe possedere di suo quei meccanismi di riprovazione che scattano quando qualcuno lo vuole utilizzare solo per attacchi gratuiti e strumentali. Ad esempio, nel nostro caso, è difficile che un sopruso verbale, soprattutto gratuito, riesca a passare indenne gli anticorpi di solidarietà offerta al singolo dagli altri membri del gruppo.

  18. @eugenio
    per quanto riguarda i meccanismi di “autoregolazione” che tu hai citato, occorre molta attenzione : senza entrare nella sociologia spicciola, il rischio è quello di limitare i propri interventi “adattandoli” al clima e all’indirizzo prevalente del forum per paura di “quello che dice la ggente…” di paesana memoria….ed è per l’appunto un meccanismo sociale di regolazione delicato il cui eccesso porta ad un appiattimento su una linea comunemente sentita come…giusta.

  19. @eugenio

    Se si valuta il tipo di “pubblico” occorre necessariamente considerare che LINKEDIN è (dovrebbe) essere frequentato da “professionals”.
    Per cui un certo filtro è lecito aspettarselo.
    Io trovo che sarebbe un interessante esperimento avere a disposizione anche un non mi piace.
    Potremmo dovere sforzarci di andare “oltre” il già visto.Magari dover superare il proprio EGO e andare veramente incontro all”altro”?
    Potrebbe veramente essere interessante.Specie per chi si ripromette di innovare e di superare modus operandi, idee e affini, fritti e lessi.
    Che mostrano tutti i propri limiti al cambiare dei tempi.
    Una logica “inclusiva” al di là, oltre quella “esclusiva” fin qui molto diffusa.
    Al di là del dualismo occidentale che sembra aver prodotto danni con la logica SI-NO , NERO-BIANCO .
    E provare con un sia SI che NO oppure un BIANCO ma anche NERO?

    Ma forse sto uscendo dal tema…

  20. A scuola dell’amore fraterno si resta sempre allievi, se si incontra l’Amore si vive solo d’amore. Quindi anche i momenti difficili nei rapporti tra persone non possono mai trascendere . E’ questione di qualità del rapporto, di stile di vita.

  21. @ P. Z. Zaffiro io credo che oggi molti vivano di pensieri inutili…che portano a inutili paranoie…le quali portano l’essere umano a stagnare in inutili malesseri …e così per tanti diventa tutto inutile…nessun slancio vitale, tanto vittimismo e soprattutto poca praticità d’azione:):)

    E’ questo che osservo intorno, e forse…dico forse…anche la filosofia ha fatto i suoi danni:)

    Qualcosa non va? hai, o ho mal interpretato? se senti/o la necessità ci si adopera…diversamente è anche necessario ricordarsi che la vita è proiettata in avanti.

    Dissento sulla non disponibilità delle persone a non essere disponibili, forse lo sono fino a che non vengono superati alcuni limiti…e chi ha la capacità di gestire i rapporti sa con chi e come confrontarsi:)

    E’ vero che non è sempre semplice, ma neppure un continuo lamentarsi di mancanza di attenzioni potrebbe divenire pesante non trova?:):)

  22. Carissima Davida, sicuramente in giro, in mezzo alla gente tutta, nel mondo, c’è molta confusione, intrisa di egocentrismo e di egoismo, la cultura stessa del provvisorio, della mancanza di coraggio e di voglia di prendere impegni grandi e definitivi, crea molta sofferenza e tristezza. La si vede, la si tocca. Non è colpa solo della crisi diffusa, ma è anche dentro i cuori e le menti che qualcosa si è spento, il senso vero della vita. La responsabilità di questo ha delle origini, fino a che si vuole, possiamo elencarne alcune, ma in fondo la responsabilità è di noi, di tutti, di noi esseri umani. Chi meno e chi più, ma tutti abbiamo accettato questa deriva, abbiamo omesso o dimenticato la sacralità degli obblighi sociali , e di preservare i doni che avevamo ricevuto. Ma ogni crisi è fonte di cultura nuova, e,qualcosa succederà dentro di noi e sarà vita nuova.

  23. Concordo con te Pier: la responsabilità è prima di ognuno di noi. Poi è ovvio che viviamo in un mondo di continue relazioni dove possiamo incontrarci o scontrarci. Il conflitto può essere un momento di distruzione o l’inizio di una nuova tappa/strada/opportunità che porta a migliorare il rapporto. Questo dipende dalla persona che abbiamo davanti. Infatti penso, per esperienza personale, che a volte il ‘non conflitto’ possa essere la cosa peggiore e distruttiva di un rapporto.

  24. @ Pier Z. Saffirio:):)

    Confusione?…io direi anestetizzati:)
    ,
    Personalmente farei una distinzione tra crisi che colpisce l’uomo nella sua identità…e crisi che ha colpito il sistema economico-finanziario, anche se è inevitabile che poi vadano reciprocamente ad influenzarsi:)

    Sa qual è ciò che mi colpisce di più?

    L’essere tutti in grado di riconoscere le mancanze di cui abbiamo tutti contribuito…ma poi nella pratica perseverare negli stessi meccanismi:)

    Qualcosa non mi torna:)

    Buona Domenica:):)

  25. No, @Davida, scusi ma non “tutti”. Questo preoccupante clima di “anestesia generalizzata” non sta certo impedendo a noi di Assoretipmi di reagire, di aver costruito non solo un gruppo come questo da dove da 2 anni ci occupiamo di diffondere h24 cultura di Rete a tutti i livelli, ma anche di aver costituito da 1 anno e mezzo una associazione di 600 persone che sta portando cultura e conoscenza di Reti in tutta Italia, senza chiedere contributi e appoggi politici, ma basandosi solo sulla volontà e sulla tenacia nel non voler mollare mai sia da parte di chi l’ha fondata, sia da parte di chi poi ha deciso di collaborare attivamente alla sua diffusione sul territorio.
    Cerchiamo di non generalizzare, perchè anche questo non è corretto per chi cerca ogni giorno di cambiare concretamente lo status quo.
    “Chi dice che è impossibile, non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo” (tratto dalla nostra discussione “Pensieri che cambiano il mondo”).

  26. Salve Eugenio…:):) certo non tutti anzi:):)

    Il vostro esempio è di vita…e reazione:)

    Lo stesso stiamo realizzando noi in Amministrazione Pubblica in cammino…cercando di non essere assolutamente rassegnati ma di forte stimolo:)

    Denunciare corruzione e indignandoci stiamo con tanta positività portando l’altra faccia della medaglia del nostro paese cercando di capire e comprendere che il vittimismo e il lamentarsi non giustifica la non reazione, ma che al contrario rallenta il paese:)

    Mi scuso se è stato percepito il contrario e ben venga che lei lo abbia fatto notare:)
    Sono questi gli esempi che devono passare per “svegliare”:):)

    Spero di essere stata compresa:):)

  27. Da uno stato di difficoltà estrema, come è stato uscire dalla guerra, distrutti e poveri,, e arrivare agli ani 60′ con una crescente evoluzione economica. Si incomincia ad avere una vita che che ci sembra di essere in America: i figli vanno a scuola alle superiori, i genitori iniziano ad avere la macchina e pensano di comprasi la casa,…. Questa la premessa. La globalizazzazione, la delega agli impegni in modo che io sono più libero di guadagnare, la voglia di fare affari in fretta, il mercato e le sue regole aggressive, la pubblicità che non è più Carosello. Si pupo perdere la testa, pensare di non avere bisogno di nulla, ne di ideali, ne di fede, ne di rispetto. L’abbiamo respirata tutti questa epoca. Alcuni ne sono stati intossicati. Ora è difficile riprendere il cammino e trovare la strada stretta da riprendere, ma molti ne hanno la voglia e si impegnano. Se uniamo le forze E comunichiamo le idee sino a farle nostre, il nuovo avverrà, e sarà migliore di ieri. Il mondo è sempre andato avanti. Fiducia, speranza e affidamento. Non ci hanno rubato la fede

  28. Niente di male ad andare off topic, ci mancherebbe, anzi è giusto che succeda in un gruppo dove si discute di tutto e a ruota libera …..

    Ma io tornerei al tema veramente interessante proposto da Oliviero, che ci tocca sia nella sfera privata, sia in quella professionale.

    E per noi che ci occupiamo di Reti assume una valenza ancora più peculiare, nel sistema relazionale intrarete che anche quando si presenta poco conflittuale, rimane pur sempre un aspetto di una certa complessità.

  29. La rete ha anche questo grande compito, comunicare entusiasmo, positività, e voler riemergere :):)

    “Alcuni ne sono stati intossicati”…molto più di alcuni…troppi, ecco perché si è arrivati alla deriva…ed ecco perché chi in qualche modo ( e qui la fede è la massima rappresentazione della vita stessa) riesce a comunicare che tutto può essere diverso se si guarda con occhi diversi..è una grande risorsa:)

    Il cambiamento avviene proprio con la consapevolezza che siamo NOI a dover cambiare il mondo, e non aspettare che il mondo, bussi alla nostra porta portandoci quel cambiamento, sta qui la differenza:)

    Vede Pier… condividiamo lo stesso pensiero, lei lo manifesta diversamente da me …ma il traguardo e l’obiettivo è il medesimo:):)

  30. Eugenio ..il conflitto è un processo comportamentale naturale, così come anche la sua gestione che resta nel comportamento insito in ognuno di noi:)

    E’ capire come limitarne i danni soprattutto quando esso nasce da incomprensioni o distorsioni della realtà.

    In rete è (mia opinione) necessario essere sempre se stessi, essere coerenti in modo che l’interlocutore impari a conoscerci e non a vedere diverse personalità:)

    Purtroppo la rete spesso è stata utilizzata in questi modi e l’interlocutore resta diffidente e poco incline a percepire fiducia:) Questo a mio avviso è lo scoglio più importante da superare che ha solo bisogno del suo tempo per essere assimilato e da un modo diverso di utilizzarla:)

    Quando poi dalla rete ci si organizza e tutto diviene anche reale e in quella realtà percepiamo che abbiamo di fronte colui/lei…che abbiamo conosciuto ecco che quello che abbiamo desiderato accadesse mostrando il nostro stesso volto accade:) Nel vostro caso gli incontri che organizzate:)

    Affermo questo perché in rete è nata una importante associazione di cui faccio parte…e sono convinta che il suo successo sia nato proprio per l’essere sempre stati coerenti e soprattutto noi stessi..:):) I conflitti in questo modo sono notevolmente ridotti e quelli che si verificano sono nella normalità:):)

    Non dimentichiamo che poi il conflitto spesso è terapeutico:)

  31. Ottimo confronto tra la gestione del conflitto e la gestione della rete … è il punto di incontro tra il tema della discussione e il tema della realtà concreta delle imprese che appartengono ad una Rete, quindi @Davida la ringrazio per aver compiuto questa perfetta ricongiunzione.

    Diciamo solo che, pur essendo il conflitto sicuramente terapeutico, purtroppo nell’affrontare i temi di attività quotidiana (operativa, strategica, ecc) le Reti non fanno psicoterapia di gruppo, nemmeno quando il conflitto raggiunge il “punto di non ritorno”. Per questo nelle Reti, e mi riferisco a quelle regolate dal Contratto di Rete, è già prevista nel Programma di Rete (il fondamentale documento programmatico che sancisce la strategia e i rapporti delle imprese coinvolte) la modalità di uscita di uno dei componenti.

    Questo ci riporta al tema di Oliviero, la consapevolezza cioè che il conflitto, di qualsiasi natura sia, personale o professionale, è talmente difficile da recuperare a livello di rapporti umani, interpersonali e professionali, che si preferisce prevenirlo addirittura regolando ex ante, per non rischiare la “distruzione della relazione” (che in questo caso si presenta addirittura non solo come rapporto bilaterale ma come rapporto multidirezionale) l’eventuale exit strategy anticipata.

  32. Eugenio è impensabile (a mio avviso) avere sempre e comunque persone ben disposte al cambiamento, anzi a volte ci si imbatte in coloro che io definisco “devoti al disturbo”, abilmente manipolatori e distruttivi oltre che per se stessi anche per gli altri e questo in ogni ambito.

    Di certo ci sarà anche l’imprenditore capriccioso, malevolo, che ama metter discordia, invidoso ecc,,,ecc,,,ma questo poi si isola da solo e certamente porta in sé altre problematiche personali che non riesce a scindere dall’attività lavorativa:)
    Questi casi vanno certamente aiutati a prendere consapevolezza, ma poi vanno anche lasciati al loro destino:):)

    Non è un essere cattivi assolutamente no…ma un lasciar lavorare chi vuole lavorare in santa pace:) Non creda che le maniere sempre docili diano risultati, anzi spesso sono deleterie. Essere determinati per l’aiuto sì, ma vi deve essere collaborazione reciproca:)

  33. Ho letto tutta la discussione con molto interesse perchè è qualche anno che lavoro sui conflitti e sulla loro soluzione.
    Credo fermamente che la cultura della soluzione del conflitto sia, prima di tutto, sociale. Secondo me la nostra società non ha più strumenti di soluzione del conflitto che non siano statalizzati.
    Se penso alle situazioni più evidenti penso ai conflitti familiari, a quelli aziendali, al condominio, alla scuola. Mille altri vene sarebbero.
    Mi pare che la nostra società non abbia elaborato sufficienti modalità non traumatiche di porre fine a relazioni e rapporti magari molto strutturate nella fase ordinaria.

    Concordo con Eugenio quando parlando della questione nel contratto di rete pone l’accento sulla necessità di modalità d’uscita precostituite. Secondo me è un modo per educare e prevenire i conflitti deflagranti.

  34. A forza di delegare per non avere impegni (visto che abbiamo da fare per guadagnare) abbiamo dimenticato tutto ciò che la antica cultura contadina aveva vissuto ed elaborato per lo stare insieme. Gente che poteva anche litigare col vicino per un confine incerto o per una bicicletta appoggiata al muro comune, ma, se pioveva raccoglieva il fine del vicino, sapendo che la vita viene prima delle cose. Senza cultura ma con la saggezza che il vivere con fatica insegna. Noi avendo creduto che tutto si compera siamo arrivati al limite. E’ giunto il tempo di cambiare, di incominciare a pensare . Quando Papa Francesco dice che abbiamo dimenticato tre parole: permesso, grazie, scusa, ha presente il rapporto fra le persone, a tutti i livelli.

  35. In questo momento di prolungatissima emergenza per tutti noi e le nostre relazioni, credo che l’approccio razionale a questo quesito sia inutile.
    Ciascuno rimane solo con i propri problemi e reagisce come può e non come vorrebbe.
    E’ più facile annegare durante una tempesta che in una vacanza al mare.

  36. @Gianmassimo mi dispiace di sentire un tale rammarico nelle tue parole. Credo davvero che oggi più che mai non dobbiamo chiuderci nel nostro guscio perchè è in questo modo che vediamo solo nero.
    So bene che molte situazioni si scatenano dalla disperazione, ma proprio perchè questo mi è chiaro, mi sto impegnando, per come sono capace e posso, perchè nessuno si senta solo.
    Magari non posso risolvere i problemi di tutti, ma aiutare a vedere dove sono i problemi e a trovare i modi e le modalità per dare una risposta propositiva penso sia già un passo in più.
    accogliere l’altro, cercare di fre in modo che il dialogo ricominci è una sfida. Io ci sono e l’ho accolta.
    se questo può essere un salvaggente eccolo qua.

  37. Per chi volesse approfondire il tema, vi segnalo il sito http://www.polemos.it scuola di formazione e studi sui conflitti. Nella sezione paper trovate tanti articoli interessnti tutti scaricabili gratuitamente, oltre al manifesto che sintetizza l’approccio epistemolgico, con begli spunti di riflessione.
    In questa discussione gli spunti sono troppi e quindi mi limito a sottlineare due approcci diversi al tema. C’è chi pensa che il conflitto (o contrasto) sia solo una situazione patologica, momentanea e quindi si deve cercare una soluzione.
    Io, invece, come l’associazione polemos di cui faccio parte ritengo che il conflitto (o contrasto)sia costitutivo della relazione. Il lavor oda fare è quello di non neegare il conflitto, che c’è anche se ne abbiamo una paura folle, e creare le condizioni perchè di evolva in forme positive e di crescita, e non in forme distruttive e neganti.
    Nel primo approccio il conflitto è qualocosa da eliminare (soluzione del conflitto), nel secondo aproccio il conflitto è qualcosa con cui fare i contri sempre (gestione ed evoluzione del conflitto).

  38. @ilaria

    Condivido quanto affermi e mi piace citare una aforisma i cui contenuti cerco di applicare quotidianamente :

    “il mondo è uno specchio : sorridi e ti sorriderà.”

    Mauro

  39. @ Ilaria:):)

    Sarei interessata a conoscere la sua opinione sul perchè ( in materia di conflitti di relazione sia personale che in ambiente lavorativo nonchè familiare) nonostante tutte le strutture create di mediazione preposte dalla legge (consultori, servizi sociali, punti di ascolto mediatori familiari, consulenti del lavoro ecc…ecc.) non si sia in parte arginato il fenomeno dilagante di violenza e malessere.

    Anzi, oggi è davvero un fenomeno in forte crescita, che spesso culmina con azioni gravissime. Queste figure sopra citate hanno il compito di attutire tale fenomeno, eppure esso si scatena con maggiore violenza:)

    @ Gianmassimo:):)

    “In questo momento di prolungatissima emergenza per tutti noi e le nostre relazioni, credo che l’approccio razionale a questo quesito sia inutile”

    Queste le parole da lei scritte. Non credo che l’approccio razionale renda inutile questo tema anzi, forse il confronto e la positività che vi si può leggere, aiuta a rafforzare la propria visione in positivo. C’è una sostanziale differenza tra positività e negatività nell’affrontare la medesima situazione:):) Non lo crede anche lei?

  40. @Gentile Davida, la mia esperienza sia come mediatrice che come avvocato che da molti anni si occupa sia di società che di famiglie mi farebbe dire perchè c’è sempre quello che vuole vincere sopra ogni cosa.
    Spesso nel conflitto vengono spese energie che riguardano altro senza rendersene conto.
    Spesso avere ragione è quello che conta, perchè quel conflitto richiama molti conflitti passati nei quali si è perso, o si era troppo piccoli e deboli per vincere.
    Secondo me la fatica è quella del lavoro personale sull’investimento che si fa nel conflitto.
    Penso che il parlare della mediazione abbia aperto dei canali che vanno coltivati. e ciò a tutti i livelli.
    Non è oggettivamente pensabile che un terzo possa sostituirsi alle parti che non parlano. il lavoro è loro ,ma forse farlo insieme ad un terzo li aiuta.

    Poi ci sono le difficoltà oggettive che portano le persone in un angolo. e i tempi non aiutano. I modelli che sono passati, dove vincente è spesso sinonimo di forte , violento, privo di rispetto etc. non aiuta. soprattutto con i giovani.

    C’è da ripensarci come società, come singoli, come individui.
    Io parto da me e cerco di ragionare con chiunque lo voglia fare. il conflitto va attraversato con il rispetto di se stessi e dell’altro. allora posso pensare che la relazione non vada perduta, che le parti possano crescere insieme.

  41. @ La ringrazio Ilaria e concordo in toto sul rivederci come individui in una società:) Personalmente ho rilevato tuttavia spesso, anche responsabilità Istituzionali nell’inasprire il conflitto piuttosto che sedarlo:) E’ un tema talmente delicato che andrebbe trattato davvero con persone davvero motivate a svolgere questo delicato servizio alla società..perché non dimentichiamo che i rapporti tra gli esseri umani sono alla base anche dell’efficienza di uno Stato:):)

  42. @Maria Vittoria, se posso suggerire ci si deve allenare quando si sta bene e non si è sotto attacco. Magari con una piccola pausa di 10 minuti. se creiamo dentro di noi pace e distensione,basta chiudere gli occhi e concentrarci sul respiro, potremo cercare di ricreare quello stato quando la tensione sale.
    In azienda sarebbe bene avere la disponibilità di un consulente esperto che fosse percepito come terzo imparziale al quale potersi rivolgere. Chiarire i termini delle questioni fa miracoli.

    @Davida. Il ripensamento sociale del conflitto, secondo me, parte da noi. Ne parlavo proprio con un collega con il quale condivido questa passione perchè stiamo pensando ad una specie di Counselor giuridico,non solo avvocato, con competenze specifiche.
    Dato che entrambi siamo mediatori il passo è davvero breve verso questa cosa. Non è facile perchè vuol dire ripensare anche un ruolo ormai da troppo tempo istituzionalizzato. Ma si sa i cambiamenti partono da noi.

  43. @Franco, la ringrazio della disponibilità. sarà per me un piacere passare dai suoi luoghi online. Buona serata a Lei

  44. @ Gent.ma Ilaria sono più che convinta che genera conflitti, debba essere “riordinato” partendo da noi. Per quello che ho potuto osservare come cittadino e non, la materia conflittuale è mal gestita sia dalle Istituzioni che spesso anche da privati. Ultimamente mi chiedo come, il fenomeno “femminicidio” possa farci capire che è proprio tutto ciò che ruota prima che non funziona. Chi dovrebbe cercare di attutire i contrasti, spesso paradossalmente li inasprisce. Nelle Istituzioni poi ho notato uno scempio. Non è possibile che oggi con tutte le figure preposte aumenti la violenza…e quando si analizzano bene i casi…spesso è proprio in coloro che dovrebbero mediare e creare punti di incontro che vengono alimentati fenomeni di odio. Ci vogliono persone davvero motivate e che sentono questo lavoro come una missione…Solo chi ama davvero il proprio lavoro riesce a dare il meglio di sé ed oggi c’è un disperato bisogno di persone che abbino queste abilità:):)

  45. Per una buona relazione occorre coltivare l’arte del dialogo. Bisogna iniziare provando “simpatia” per l’altro. L’altro che non è sempre bello, non ci seduce, magari non genera attrazione e curiosità. Magari anche ci contraddice. La simpatia implica empatia, e questa ci stimolerà non uno slancio del cuore, ma la capacità di metterci al suo posto per capirlo dentro.. Simpatia ed empatia sono solo le condizioni di possibilità di un dialogo fecondo, infatti dal dialogo non si esce mai come si era entrati. Così succede, o può succedere, che l’altro si rivela molto vicino a me, più simile a me di quanto pensassi.. Se siamo disponibili ad accogliere l’altro come un ospite interiore, certamente possiamo suscitare la scintilla del dialogo autentico. Allora potrà succedere che, l’altro, faccia emergere l’interiorità che è in noi.

  46. E’ vero Pier Z. Saffirio…soprattutto se si contraddice:):) Spesso l’altro indossa maschere, per non essere penetrato nell’anima e restare così ingabbiato. La paura di scoprirsi è così forte che si preferisce continuare a nascondersi:)

    Questa è l’altra faccia della medaglia da lei descritta…molto molto presente nella società odierna:)

  47. A questo punto, mi sorge nel cuore una domanda cruciale: noi tutti, infedeli nei rapporti, e quindi tristi, quale prezzo dovremo pagare, attraverso violenze o dimenticanze? Non si correrà il rischi, se non cambiamo il modo di vivere, che i pochi, certamente non molti, superstiti che raggiungeranno, finalmente, il traguardo del benessere universale, rimangano con il trauma di avere attraversato questo deserto disperato, in questa assurda corsa verso una felicità sognata da esseri terreni che non sapevano più guardare il cielo ?

  48. Il Battista è sempre attuale con la sua “vox clamans in deserto”.Il clamore attuale è assordante.E’ giusto osservare la relazione duale ma il contesto dove sono inserite quelle sociali ed interpersonali in genere,non sarebbe da valutare? La società è immersa in relazioni violente.Si parla di liti in un parcheggio,è vero possono essere violente e poi ci scappa addirittura il morto.Mi chiedo il perchè,i parcheggi sono costosi,non si trovano,se parcheggi in un posto “insolito” rischi lo sfregio alla macchina.Ricordo il film “Un giorno di ordinaria follia” ed è guerriglia urbana camuffata da insoifferenza relazionale.Domanda ulteriore cui prodest questo stato di cose? L’Uomo avrebbe bisogno di certezze…si accontenta anche di fumo ma non si accontenta della dimenticanza del suo essere.

  49. Non invadente…semmai molto utile. Tanti di noi non indagano mi troppo circa le cose di cui tratti tu. Fare il punto con chi non è del “ramo” è sempre un arricchimento.

    I parcheggi sono pochi è vero mentre i furbi e gli scorretti sempre troppi…

    SE PARCHEGGI PRENDENDO DUE POSTI LA “RIGA” TE LA SEI MERITATA !!! ah ah ah

  50. Sono d’accordo sull’arricchimento che qualsiasi ramo”altro” apporta al tuo di competenza.A volte si può non essere bravi nel parcheggio,altre volte si è furbi e per non urtare macchine vicine ci si allarga,altre volte è più comodo e svelto occupare due posti …risultato? Sfregio.Perchè anzicchè mettere un biglietto indicando l’imperizia,si sfregia? Mettere un biglietto in effetti non produce niente ma potrebbe scaricare la rabbia, si possono chiamare i vigili ,attendere che arrivino,notificare l’abuso,con la richiesta implicita di provvedere! Si è mai visto un comportamento così congruo ai dirritti/doveri? Risposta “ma davvero i vigili vengono subito e fanno ciò che dovrebbero”?E’ vero,spesso e l’ho visto,vi è un’incuria totale …..tanto da indurre un autista di autobus di linea a spstare di peso un’auto,mal parcheggiata, con l’aiuto di passanti!Poi si arriva allo sfregio!!Queste sono le “dimenticanze istituzionali” che l’Uomo non tollera!

  51. Tutte le relazioni possono essere messe a posto, dopo (o magari prima, o durante) un conflitto, restando lucidi nella fase della discussione, cercando di comprendere la ragione per cui ci stiamo scontrando, cercando di accogliere il punto di vista altrui. Il sentimento di “ingratitudine”, invece, dipende dalle aspettative, più o meno chiaramente espresse. Esiste parecchia letteratura sui temi. Riuscire ad applicarne i consigli sul proprio agire, partendo da una buona conoscenza di sé, é già un buon passo. Il coaching, così come l’auto coaching, aiuta molto.

  52. Fare volontariato, magari dove è facile incontrare persone diverse da noi ci può aiutare conoscerci meglio e gestire il conflitto?

  53. Credo che la gestione dei conflitti sia un tema di massima attenzione in questo epriodo. Tutto aiuta, secondo me. Già il solo porre l’attenzione alla questione, Poi riflettere nella propria vita dove sia possibile sciogliere un conflitto e che cosa si possa imparare da questo, fa già si che si lavori praticamente alla costruzione della pace.
    Inoltre non vanno sottovalutati due fattori: la comunicazione e il dialogo.
    La comunicazione è, purtroppo , per sua natura, spesso poco efficiente; si trasmette un messaggio di cui l’altro ne recepisce il 50% e ne comprende davvero il 30%.
    Il dialogo è difficile perchè non si comprende, non ci si ascolta, spesso si fanno vedere come essenziali cose che tali non sono.
    Un terzo può aiutare a vedere ……
    a voi la palla
    buona settimana
    Ilaria

  54. E vero, siamo in una “stagione sociale” nella quale la capacità dell’ascolto è estremamente ridotta. Da ciò deriva anche una difficoltà nelle relazioni interpersonali. Come responsabili della gestione delle risorse umane ci rendiamo conto del lavoro da fare per educare ogni elemento e l’intero gruppo, in ogni azienda. Sicuramente vale l’esempio che viene proposto dai responsabili aziendali, a cascata, verso i sottoposti. Se riconosco dignità posso pretendere equilibrio e rispetto delle regole nel rapporto. Questa tipologia di relazione qualificata, che riconosce dignità ad ogni dipendente (a prescindere dal livello di appartenenza) è la parte più carente nelle aziende. E’ questo livello che va migliorato.

  55. Ho letto molti post “pro” soluzione del conflitto, ma io non sarei così ottimista.

    La gestione di un conflitto interpersonale con l’altro dipende sia dal tipo di relazione, e vi sono tanti tipi di conflitto almeno quanti sono i tipi di relazione, sia dall’entità del conflitto stesso. Chiaramente dobbiamo fare qualche netto distinguo.

    Se la mia relazione si bassa su un rapporto professionale, allora la modalità di gestire il conflitto potrà certamente essere razionalizzata anche in base ad un calcolo negoziale, sempre che l’entità del conflitto sia sotto una determinata soglia e quindi recuperabile.
    Rimane la perdita di fiducia: di solito un primo recupero lascia comunque aperta l’opzione di annullare definitivamente la relazione nel caso di una ulteriore conflittualità.

    Faccio invece molta fatica a vedere razionalità nella gestione di un conflitto se la relazione in questione si basa su rapporti di amicizia o di affetto

    Nei rapporti affettivi e sentimentali (amicizia, amore, …) la soluzione di un conflitto che insorge magari anche per una banale incomprensione non ha nulla di razionale (e se accadesse a mio parere sconfinerebbe fuori dal “sentimento” per rientrare nell’area del “calcolo”)

    Di solito, rimanendo nella sfera dei sentimenti veri e non calcolati, il conflitto si potrebbe risolvere in modalità “incompleta” lasciando aperta una incrinatura che non si risanerà mai più del tutto e lascerà per sempre una traccia (fino ai casi estremi di una metamorfosi patologica che può sfociare anche in rancore o odio), oppure potrebbe risolversi facendo prevalere il solo sentimento ed annullando qualsiasi ricorso alla ragione proprio per non perdere nulla della relazione originale (il che sul piano irrazionale implicherebbe il fallimento di tutto quanto investito nella relazione stessa) e l’istintività del rapporto fiduciario nell’altro.

    Il conflitto esterno genererà quindi anche il conflitto interno, per entrambe le parti, nel decidere se far prevalere la razionalità o il sentimento per la prosecuzione o meno della relazione, correndo anche il rischio che la relazione stessa si trasformi (sia per sè stessi che per la controparte) in qualcosa di diverso da quello che era prima, senza averne mai più la prova definitiva.

  56. @ Alessandra- scusami non ho ben compreso il commento. Potresti esplicitarmelo ancora un pochino? grazie.

    @Eugenio – credo che il cambiamento sia la sola cosa certa. Penso poi che nelle relazioni sentimentali, passato il periodo dell’innamoramento ove vi è una estrema attenzione selettiva positiva, sia necessario maturare la consapevolezza che ci saranno cambiamenti e, a volte, conflitti.

  57. Ho letto molte risposte su questo tema, quasi tutte, se non vere, certamente possibili. Vero è che la gestione del conflitto è personale, di ciascuna delle parti interessate. Questo fatto già aumenta di molto le variabili possibili: molto dipende da me, però anche dall’altro, dagli sguardi che ci scambiamo. C’è un periodo in cui molte cose si affrontano e si risolvono a “muso duro”, per me questo sino alla fine del liceo. Sia che fossero compagni, che professori che preside. Pronto a pagarne le conseguenze. Proprio oggi pomeriggio parlavo al telefono con un amico , per il quale ho una stima certa, ed a una mia espressione che appalesava come non siano molte le persone con le quali è possibile dialogare serenamente, la sua risposta, in sintesi, è stata: “Qualunque tipo di confronto, se vissuto e ascoltato serenamente e senza pregiudizi, ha sempre qualcosa da dire, da condividere, da insegnare”. Ed è proprio vero, in questo aiuta la saggezza degli anni. Il passare degli anni, chi più chi meno, matura una cultura della condivisione, almeno dell’ascolto. ………………….. Anche nei rapporti sentimentali, affettivi ti, professionali. Altrimenti significa che non era un amore dono,ma una emozione, una infatuazione, possesso; così tra professionisti il conflitto senza possibilità di soluzione serena evidenzia che la stima non era sincera, ma frutto di un calcolo, oppure venata di invidia. Nulla di tutto ciò può suonare come condanna di un altro da me. Sicuramente la saggezza maturata con gli anni, oppure frutto di un accurata cultura capace di gestire i personali rapporti, può consentire di superare situazioni anche drammatiche, con la percezione dell’oltre. Su questo fatto, ho personalmente dedicato una lunga e sofferta riflessione (anni fa) arrivando prima a pensare che la soluzione si realizza con il “dimenticare” (e su questo ho persino cercato di evidenziare dei segni perché mi rimanesse impresso il risultato cui ero giunto). Poi ripassando il percorso della meditazione, serenamente, ho dovuto ricredermi. Anche la saggezza massima, perdona, ma ricorda, per una equità e una giustizia che supera le cose del mondo. Ciò che è per-dono, supera persino l’offesa, ma sarà presente nella memoria, per il giudizio finale, quindi successivo. Però non è sufficiente una dialettica per maturare un simile stato d’animo, ma necessità un sincera macerazione interna sviluppata per crescre, per edificare. Per essere.

  58. Dai post complessivi emerge la difficoltà comune a tutti gli attori del conflitto,la non disponibilità di mettersi davvero in gioco.La regola base di ogni relazione,duale o plurima,è la consapevolezza che nessuno può cambiare nessuno se non se stesso! Alla luce di questa regola base della comunicazione diventa impensabile dire: lui/lei/ gli altri non cambiano.Tu cosa fai perchè ciò accada? Hai modificato te stesso perchè l’altro trovi uno stimolo al cambiamento? Niente avviene nè per caso nè per grazia ricevuta.se davvero ti interessa il cambiamento procura di cambiarti…………difficilissimo,è vero ,ma chi lavora con la “relazione” sa come fare ad aiutarti.Sembra banale qiuesto percorso MA …”io faccio tutto da solo…non ho bisogno di strizzacervelli…non mi servono gli psicologi…..figurati se mi possono aiutare…non sono buoni per se stessi”!!!! Queste sono le considerazioni che ho sentito più frequentemente nella mia pratica professionale! Nessuno mette in dubbio che il cambiamento costa fatica ma se ti serve….procura di prenderti cura di te stesso!

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