Il meglio per me stesso

ASCOLTO-www.pr3.it-www.corsodivendita.com-oliviero-castellaniSe vogliamo essere per gli altri il miglior amico, compagno, genitore, capo, collega, ecc. dobbiamo prima essere la persona migliore per noi.
Quando avremo ottenuto il meglio per noi, ovvero saremo in grado di darci il meglio di noi stessi, allora potremo essere il meglio per gli altri.
Potrebbe sembrare un po’ egoista, ma affinché io possa essere il meglio per gli altri, devo prima essere il meglio per me stesso.

25 pensieri su “Il meglio per me stesso”

  1. Concordo totalmente! Ma la domanda è: COME/COSA ci rende migliori “per noi stessi”? La mia risposta-del tutto personale- è ESSERE SODDISFATTI…in tutto. Fare scelte che ci rendano soddisfatti e che tra loro si compensino. D’altronde un contadino fa il sacrificio di svegliarsi all’alba,spacciarsi la schiena nei campi ma quando siede a tavola, sorseggiando un bicchiere del suo vino, può dire:QUESTO L’HO FATTO IO!

  2. Gli slogan propongono idee semplici e sintetiche. Non sempre sono letti e capiti nel modo giusto. Nel caso specifico, occorre chiarire cosa è “il meglio per noi”. Certamente non è il potere, l’avere, il possesso. Se riferito all’essere, alla cultura, alla preparazione, al saper leggere i segni dei tempi in cui si vive, certamente la cosa funziona ed è meritoria. Per chi crede, anche con una attenzione alla trascendenza. La cultura, ancora troppo diffusa, però continua a guardare l’avere come miraggio, disattenta all’essere. E i risultati si vedono, ogni giorno la stampa ce ne offre un florilegio

  3. Scusate gli errori di battitura che diventano..orrori! CMQ, il post di Michela centra l’argomento principe: le scelte che ognuno deve fare nella vita e che costano fatica,se si vuole fare quel che si è scelto nel migliore dei modi! Cero che portano soddisfazione e questo,in effetti,potrebbe essere quel che è meglio per noi! Attenzione…anche qui subentra la lotta con chi vorrebbe impedire le libere scelte altrui!! Allora ,che si fa? Mai lasiare il campo di battaglia,spt quello del diritto di fare autonomamente le proprie scelte!!

  4. Gli slogan propongono idee semplici e sintetiche. Non sempre però sono letti e capiti nel modo giusto. Nel caso specifico, occorre chiarire cosa è “il meglio per noi”. Certamente non è il potere, l’avere, il possesso. Se riferito all’essere, alla cultura, alla preparazione, al saper leggere i segni dei tempi in cui si vive, certamente la cosa funziona ed è meritoria. Per chi crede, aggiungerei anche con una attenzione alla trascendenza. La cultura, ancora troppo diffusa, però continua a guardare l’avere come miraggio, disattenta all’essere. E i risultati si vedono, ogni giorno la stampa ce ne offre un florilegio triste ma abbondante

  5. l’aspetto personale e psicologico e’ diventato un tema oramai centrale per l’uomo e la societa’

    lo trovo un aspetto molto positivo:
    per migliorare la societa’ e la nostra civilta’ il primo passo e’ migliorare noi

  6. Il primo livello di amore, per il prossimo, comporta la gratuità e il servizio, e non tanto la ricerca del proprio bene. Il tutto senza omettere ogni dimensione della persona e in più consentendo e valorizzando, nell’altro, la reciprocità, che è elemento basilare per raggiungere la fraternità sociale.

  7. Buona sera sono daccordo , bisogna essere delle persone integre ed oneste per potere interagire con gli altri, bisogna conoscersi ed amarsi per far si che gli altri facciano lo stesso con noi

  8. siamo tutti responsabili di tutti…ed è bello esserlo! facendo bene si riescono a fare più cose e a pensare in modo più chiaro, essere positivi e fare invece di lamentarsi è la chiave per aprire la porta ad una vita piena e piacevole!

  9. Pienamente d’accordo, l’interazione con gli altri si sviluppa con successo e armonia quando “ottenuto il meglio per noi” siamo in grado di donare gratuitamente.

  10. Il problema è sempre di cultura: cos intendiamo per “ottenre il meglio di noi”, oppure chiedendoci “il meglio di noi per il bene di chi<2. Se è per il bene comune è ottimo se è per un bene da decidere e da desìtrnare è un male

  11. Veramente ritengo sia una regola di vita.
    Lavorare su noi stessi per poter dare il meglio di noi stessi.
    E’ a mio umile avviso “LA REGOLA AUREA” per eccellenza e di consapevolezza. Cosa gli altri pensino di noi non è importante. Ovviamente se l’autoanalisi è “ego”centrica e priva di una visione positiva il risultato sarà disastroso. Nel caso saremo così pieni di noi stessi/e da non reputare importanti le persone e le loro idee, nell’altro solo il tempo sarà giudice dei nostri sforzi.

  12. Riprendo il commento di Pier e ripropongo la domanda: il MEGLIO per NOI per il BENE di CHI?
    Per quanta fiducia illimitata che si voglia riporre nella persona in senso lato, non scorre attimo senza constatare un mondo pieno di opportunisti che operano nella sola logica del meglio esclusivo per loro stessi.
    Pensando così di essere i migliori, i più intelligenti o magari i più furbi (le due qualità non sono correlate) scorre la nostra Storia. Persino Hitler si sentiva il migliore nel dare il meglio di sè, con un seguito che gli ha permesso di considerarsi tale. Anche i terroristi si sentono i migliori nel dare il meglio di loro, nel nome della causa danno anche la propria vita! purchè serva a stroncare quella degli altri….Scusate la crudezza, ma anche questa è realtà.
    Il tema è valido ed è centrale e grazie a Oliviero per averlo proposto come spunto di riflessione.
    Alla fine di ogni giornata comunque ognuno traccia il suo bilancio. A fusi orari diversi ma in contemporanea tutto il mondo lo fa.
    E tutti in cuor nostro speriamo ( o no?) che il nuovo giorno ci porti a incontrare qualcuno che magari non sia il migliore, ma che ci stimoli a esserlo, che soprattutto non ci crei problemi rispetto ai tanti da cui districarsi ma che ci aiuti invece a risolverli.

  13. E la qualità della cultura di base di ogniu persona che fa la differenza. Una persona che abbia una cltura tecnica sopraffina ma che sia carente sulla reciprocità, sulla sensibilità sociale, che non ami profondamente la vita e il prossimo, in molti casi che trascuri la trascendenza, spesso propone soluzioni egocentriche

  14. Concordo con il principio che solo che diventa realmente se stesso, possa fornire un contributo elevato anche agli altri. Il tema non è’ dare un contributo alle persone che ci circondano, questo e’ quasi normale in ogni relazione, personale e professionale.
    Il punto e’ che per poter dare un contributo “evolutivo” agli altri, bisogna saper essere. Per “essere” bisogna elevare il proprio livello di consapevolezza ed esprimere in modo non competitivo tutto il proprio potenziale. Solo salendo più in alto degli altri potrai tendergli la mano ed aiutarli a salire un ulteriore gradino nella consapevolezza. La cultura orientale insegna molto su questo. In altre culture si dice che quando moriremo, l’essere supremo, che ognuno chiama in modo diverso, non ci chiederà quanti peccati avremo commesso. Ci chiederà solo se siamo riusciti a diventare noi stessi. In termini pratici, la natura o Dio, secondo il proprio credo, ha dotato ogni essere vivente di un potenziale specifico, per contribuire all’evoluzione, personale e del proprio gruppo di appartenenza. Non importa se sia grande o piccolo o quale materia riguardi. Quello che conta e’ scoprire e valorizzare il
    Proprio potenziale. Se diventi te stesso, sarai appagato per esserti realizzato, ed in conseguenza aver contribuito all’evoluzione del pianeta con il tuo potenziale specifico, evoluzione di un gruppo di persone, o anche solo di un tuo amico o semplicemente di tuo figlio. Non cambia la grandezza dell’impatto, conta solo l’aver espresso il potenziale della propria natura.

  15. Può succedere, anzi succede, che il meglio di se’ (egoisticamente per se’)
    lo si ottenga proprio quando, spassionatamente, si persegua il meglio per gli
    altri.

    Con affetto.

  16. Ciao Oliviero,condivido completamente la tua riflessione e per me il primo passo è sicuramente quello di donare tempo a se stessi, quotidianamente, un tempo nel quale lasciare scaturire riflessioni, considerazioni e visioni che di norma, nella vita quotidiana non emergono.

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